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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
18/04/2026
Live Report
Tortoise, 17/04/2026, Santeria Toscana 31, Milano
I Tortoise, gruppo che ha ridefinito le coordinate della musica sperimentale, fondendo Jazz e Post Rock, Funk, Kraut ed elettronica, è tornato in Italia passando anche da Milano. Musica senza barriere o etichette, con al centro la libertà della composizione, portata avanti da musicisti eccezionali e dotati di una straordinaria intesa reciproca.

La storia del sodalizio tra i Tortoise e la International Anthem è stata un po' la notizia musicale del 2025, per lo meno nell'ambito del cosiddetto underground. Del resto gli ingredienti c'erano tutti: una band storica che torna a nove anni di distanza dal disco precedente, facendolo uscire con quella che, proprio in quei nove anni di silenzio (è nata nel 2016, proprio a ridosso di The Catastrophist) è divenuta una delle etichette più importanti in ambito di Jazz contemporaneo, avanguardia e Post-qualsiasi cosa, dando casa a nomi incredibili come Rob Mazurek, Makaya McCraven, Irreversible Entanglements, Jaimie Branch, Ben LaMar Gay, Alabaster DePlume e un sacco di altri che nominare tutti porterebbe via l'intero spazio disponibile.

Aggiungiamo che band e label provengono entrambi da Chicago, che uno dei fondatori, Scott McNiece, è un fan della prima ora del quintetto, che quasi tutti i suoi membri hanno, all'interno di collaborazioni e progetti paralleli, pubblicato almeno un disco con lei, e possiamo dire che il passo fosse poco meno che obbligato, nonostante un sodalizio lungo e importante con la Thrill Jockey che andava avanti dal 1993 (ma da quel punto di vista, ci hanno tenuto a precisare che nulla è definitivo e che potrebbero sempre ritornare).

 

Touch, alla fine, si è rivelato un ottimo lavoro; non scontato se si pensa che parliamo di gente ultra sessantenne che pubblica roba da più di trent'anni, ma allo stesso tempo è un dato che non sorprende, visto che hanno sempre dilazionato le uscite, in modo tale da essere certi di offrire ogni volta il prodotto migliore possibile.

E poi sono i Tortoise. Un gruppo che ha ridefinito le coordinate stesse della musica sperimentale, andando oltre qualunque etichetta di genere, fondendo il Jazz con il Post Rock, facendo interagire Funk e Kraut, ed utilizzando l'elettronica in modo intelligente e razionale.

Quest'ultimo lavoro è forse più diretto e lineare, presenta pezzi nel complesso più concisi, e come sempre è un profluvio di soluzioni differenti, accomunate da un tiro e da una dinamica senza pari.

Bello dunque rivederli dalle nostre parti, dove mancavano da dieci anni esatti: dopo la data di gennaio a Perugia, impraticabile per motivi logistici, eccoci a Milano, in un Santeria completamente sold out (e ci mancherebbe), per il primo di due concerti che aspettavamo da tanto, troppo tempo (il secondo è in programma la sera successiva a Bologna).

 

Bastano pochi minuti per rendersi conto che, nonostante la lunga assenza, niente è cambiato: “Night Gang” mette subito le cose in chiaro tra potenza percussiva, Synth ipnotici e avvolgenti, chitarre liquide. Il brano è un manifesto dei nuovi Tortoise ma si incastra a meraviglia con le successive, più datate, “Monica” e “In Sarah, Mencken, Christ and Beethoven There Were Women and Men”, più riflessive e pregne di influenze Jazz.

C'è stato un cambio inaspettato di formazione, con Jeff Parker (sembrerebbe solo per questo tour) assente e rimpiazzato da James Elkington, ma per il resto nulla è cambiato. Doug McCombs, John McEntire, John Herndon e Dan Bitney costituiscono un insieme affiatato, che gestiscono le esecuzioni con sicurezza, sempre attenti alle dinamiche e alle sfumature.

Il set è dinamico e profondamente vario: ci sono i momenti in cui salgono in cattedra batteria e percussioni, con McEntire e Bitney a tenere alto il ritmo e a gestire la traccia, altri in cui il pezzo si sviluppa per mezzo di piccole cellule di suono, riempite poco a poco dalle chitarre, con le tastiere a colorare il minimalismo della melodia, altri ancora dove è l'elettronica a prendere per mano gli strumenti e a condurli verso territori indefiniti.

Musica senza barriere o etichette, con al centro la libertà della composizione, portata avanti da musicisti eccezionali e dotati di una straordinaria intesa reciproca.

 

Scaletta variegata, che pesca a piene mani da Touch (“Promenade a Deux”, “Axial Seamount” e “Vexations” i pezzi più acclamati) ma non disdegna le cose più vecchie, meno immediate, maggiormente elaborate e riflessive ma ugualmente emozionanti (oltre ai classici “Ten-Day Interval “ e “I Set my Face to the Hillside”, entrambi dal capolavoro TNT, accolti dal boato di entusiasmo del pubblico, esecuzioni affascinati anche quelle di “Gigantes” e “Crest”).

Due bis, evidentemente già previsti ma ugualmente richiesti a gran voce dai presenti, che hanno seguito tutto il set con grande concentrazione, nonostante l'affollamento del locale e la temperatura non certo invernale (e aggiungiamo pure che si sono visti pochissimi telefonini. Forse c'è ancora qualche speranza). Il primo èPrepare your Coffin”, dal terzultimo album Beacons of Ancestorship, il secondo, “Dot/Eyes”, pesca un po' più indietro e chiude un'esibizione superlativa, che certifica ancora una volta la statura enorme di una band come i Tortoise.