Il commissario Franck Sharko è alle prese con il caso più difficile della sua carriera: la moglie Suzanne è scomparsa. Una sera non è tornata a casa, e da allora non ha più avuto sue notizie. Sono trascorsi sei mesi. Non un segno di vita, non una richiesta di riscatto. Ogni tentativo di ritrovarla si è rivelato infruttuoso. Dopo un lungo congedo, per Sharko è ora di tornare al lavoro e il suo primo incarico riguarda un omicidio avvenuto in un paesino non lontano da Parigi. In una casa isolata è stato rinvenuto il cadavere di una donna sospeso a mezz'aria con un sistema di corde e ganci, mutilato e ricomposto in una posa innaturale. Con l'aiuto della carismatica psicocriminologa Williams, del genio dell'informatica Serpetti e della vicina di casa Dudù Camelia, un'anziana guyanese con il misterioso dono delle visioni, Sharko cercherà di stanare il machiavellico assassino.
I fan dello scrittore francese conoscono bene la figura del commissario Franck Sharko, già protagonista di svariati romanzi e dell’ottimo 1991, pubblicato da Fazi non più tardi di un anno fa. Attenzione, però: in quel romanzo, Sharko era un giovane poliziotto alle prime armi che si vedeva suo malgrado invischiato in un efferato delitto; in Treno Infernale Per L’angelo Rosso, invece, il nostro eroe è diventato commissario, ed è un detective affermato ed esperto. L’arcano è subito svelato: il libro di cui parliamo è in assoluto il primo romanzo pubblicato da Thilliez ed il primo della saga dedicata a Sharko, mentre 1991 è stato l’ultimo a essere pubblicato in Italia, pur essendo una sorta di prequel di tutto quello che succederà dopo.
Fatto questo preambolo, Treno Infernale Per L’angelo Rosso (un titolo decisamente respingente), se da un lato, mette ben in evidenza le qualità ancora in nuce dello scrittore francese, dall’altro, risente di tutti i difetti di un’opera prima.
Intendiamoci: la trama (con qualche evidente forzatura) è ben costruita, i colpi di scena si sprecano e il protagonista, un uomo tormentato ed emotivamente distrutto dalla scomparsa della moglie Suzanne, è ben delineato sotto il profilo psicologico. Il libro scorre alla grande e, per quanto i più arguti riusciranno a scoprire l’assassino prima che ce lo sveli l’autore, la tensione, l’adrenalina e il ritmo tengono desta l’attenzione fino alle pagine finali.
Tuttavia, l’insistenza sugli aspetti macabri della vicenda, la dovizia di particolari con cui vengono descritti i supplizi a cui sono sottoposte le povere vittime (siamo dalle parti di American Psycho di Bret Easton Ellis) sconfinano spesso nel grandguignolesco, e risultano eccessivi e poco funzionali alla trama, il cui mood è già reso cupissimo dai tormenti del protagonista e dall’abominio del tema trattato (che è quello degli snuff movie).
In futuro, Thilliez farà sicuramente meglio, anche sotto il profilo della prosa che, in queste quasi quattrocento pagine, ogni tanto zoppica, soprattutto nei dialoghi, non tutti all’altezza di un romanzo altrimenti ispirato. Errori di gioventù, ma adeguatamente compensati da una storia che intriga e che scorre veloce verso un finale risaputo ma comunque elettrizzante.

