Cerca

Banner 1
logo
Banner 2
MAKING MOVIESAL CINEMA
06/02/2019
Gianni Zanasi
Troppa Grazia
Lucia è una geometra che si occupa di rilevamenti catastali. Una figlia avuta da giovane, un compagno che la tradisce e che decide di lasciare, un lavoro importante di cui farsi carico e una Madonna che le appare all'improvviso.

Sì, proprio quella Madonna, scambiata inizialmente per una profuga, per una poraccia.
E che succede se a una donna dalla vita complicata ma uguale a quella di tante altre, la Madonna appare e le dice di costruire una chiesa lì, dove le è apparsa?
Contro ogni miracolo, contro ogni fede, Lucia si crede pazza, scappa di casa, cerca risposte da uno psichiatra e alla fine decide di affrontarla la Madonna, di farci a botte pure, prendendole.
Non ci sta a crederle né tanto meno a scontrarsi con il grande progetto di un grande centro commerciale nel mezzo della natura incontaminata toscana.
Ma, forse, un insegnamento c'è. E con quella Madonna si può far pace, si possono pure accettare i suoi consigli per parcheggiare.

È un film strano Troppa Grazia, arrivato senza troppi clamori in sala nonostante il premio come Miglior Film Europeo a Cannes.
Sorretto da un umorismo più inglese che italiano, che più che ridere fa sorridere, con una scrittura che si concede momenti altissimi in cui riflettere sul senso della vita, della felicità, della bellezza, e soprattutto con un'Alba Rohrwacher che non trovavo così in parte dai tempi di Hungry Hearts, nonostante i numerosi progetti fatti nel mentre.
Il merito è anche di un regista come Gianni Zanasi, dall'occhio speciale, dalla voce speciale, anche se La felicità è un sistema complesso non mi aveva convinto quasi per niente.
Qui aggiusta il tiro, con l'aria diversa di questo film che si respira da subito, e anche se l'ambientazione è quella estiva e soleggiata che fa a pugni con l'inverno in arrivo, di tutta questa bellezza si gode. Certo, la seconda parte appare un po' più pasticciata del previsto, ci si prende anche troppo tempo e si accelera all'improvviso nel finale, dove Elio Germano -dimenticato per tutta la prima- torna ad essere protagonista.
Infine c'è la musica, una musica che segna sempre il giusto ritmo, e si conclude -proprio come nel film- nel segno della bellezza, con la I Promise dei Radiohead a sottolineare la vera chiesa da venerare, l'unico motivo per cui immolarsi.