“Daniel, when I first saw you
I knew that you had a flame in your heart
And under wild blue skies
Marble movie skies
I found a home in your eyes
And we'd never be apart”
("Daniel")
L’affascinante artista anglo-pakistana Natasha Khan, in arte Bat for Lashes, da sempre interessata alle atmosfere cinematiche e sognanti, per questo secondo lavoro concepito dopo il successo di Fur and Gold (2006) inventa un alter ego femme fatale e distruttivo, Pearl, attraverso cui concretizzare una sorta di dualismo siderale con la più spirituale Natasha. Tale dicotomia viene simbolizzata anche dal titolo del disco e da alcuni brani assolutamente azzeccati per mood e liriche, quali “Two Planets” e “Moon and Moon”.
“Show me moonlight on the sunrise
I've seen so many planets dancing
I've seen too many people hiding
Show me sunset and I won't forget
That I am one of two planets dancing
I am part of two planets dancing”
("Two Planets")
Così come il primo album, anche Two Suns poggia sugli equilibri sviluppati negli intrecci fra ambientazioni onirico-elettroniche e la bella voce cristallina della Kahn, paragonabile a quella di Kate Bush e Bjork, a tratti pure a Sinéad O’Connor, tuttavia capace di propria personalità.
“Glass” rappresenta l’epicità di una certa narrazione, con percussioni battenti e asciutte, arie elettrificate e aura dark, “Moon and Moon” riprende l’ossatura minimale con piano e harmonium di alcune tracce del precedente progetto, mentre “Daniel”, fiore all’occhiello dell’opera, ha un’ammaliante melodia pop ma strizza l’occhio, con apprezzata modernità, alla new wave anni Ottanta nei vocalizzi effettati e nella batteria, esattamente come le sonorità alla Ultravox di “Pearl’s Dream”.
“Peace of Mind” è un inaspettato gospel con tanto di coro e strumenti elettrici a ricordare il banjo, invece in “Two Planets” l’eccentricità ritmico-sonora e vocale rimembra la Bjork di Bachelorette. Un altro highlight lo troviamo in “The Big Sleep”, nel duetto con la voce profonda di Scott Walker in una scarna, ma intensa aria pianistica.
Nel corso del disco, Bat for Lashes crea una mitologia moderna, che fonde narrazioni tradizionali con tematiche contemporanee. Il risultato è spettacolare, grazie a un sound e uno stile ricco e travolgente che abbraccia elementi di rock progressivo, dance e synth-pop per colmare il divario tra le storie epiche del passato e le attuali ansie del nostro presente.
“They say for every higher high
There must be a low, low, low, low, low
And every sun ascending a lonesome moon
Will grow, grow, grow, grow”
("Sleep Alone")
Le restanti tracce “Sleep Alone”, “Siren Song”, “Good Love” e “Travelling Woman” non fanno che confermare l’analisi di una battaglia interiore tra il bene e il male espressa con la poesia delle liriche, sempre in bilico tra speranza e rassegnazione, e la ricerca delle armonie servendosi dell’elettronica (drum programming, string machine e synth di ogni tipo), ma pure di strumenti antichi, rari e vintage (dalla viola al Marxophone e al Phonofiddle), un ennesimo simbolo di contrasto vissuto in un mondo sospeso tra l’immaginario e il reale.
La possibilità di vedere il conflitto interiore anche come via di salvezza caratterizza un’opera dalle mille sfaccettature, che suona particolarmente attuale nonostante sia stata concepita quasi vent’anni fa. Un piccolo grande capolavoro da riscoprire.
