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REVIEWSLE RECENSIONI
01/12/2025
Brucherò nei pascoli
Umana
Ci sono le strade facili e pigre e si può pensare che la musica sia tutta quella che passa nelle radio principali o nei reality televisivi. La vita vera però sta da altre parti e l’autenticità la ritroviamo in un progetto sghembo come quello dei Brucherò Nei Pascoli. Musicalmente indefinibili, tornano con Umana, un secondo disco che suona come una triste rivelazione.
di Iputrap

I Brucherò Nei Pascoli sono Davide, Stefano e Niccolò. Scrivono canzoni senza barriere di genere, spaziando dal rap al rock, dal jazz all’elettronica. Nel 2023 firmano con l’etichetta Woodworm e Rolling Stone li segnala come uno dei progetti più interessanti della scena musicale emergente. Palo, il loro primo album, è un mix di stili accomunati da un’attitudine punk e sensibilità creativa, che si riversa anche nella scrittura dei videoclip firmati dalla stessa band. Nel 2024 producono insieme a Crookers l’EP Nolotov, denunciando il tema della gentrificazione. Sono la prima band ad aver collaborato con un automa, Sophia the Robot, per la realizzazione dell’EP Call Me Resurging. Il disco segna per la band il primo passo verso una riflessione sul concetto di “umanità” che li porterà a concepire il loro secondo album ufficiale Umana.

Qui sopra ecco una bella presentazione istituzionale. Poi arrivo io, insieme ai miei ricordi. Ho visto i Brucherò in concerto sui monti bellunesi circa tre anni fa e non ero certo lì per loro, ma si sono presentati come un evento collaterale e quasi inevitabile. I tre ragazzi mi si sono presentati come un’entità artistica assurda per il voler assemblare mille influenze e generi, anche e quasi dissonanti tra loro. In apparenza sciatti e quasi sgradevoli ma decisamente “punk” e veraci nella loro attitudine che era talmente borderline da diventare seriamente “d’autore”. Il gruppo suonava e cantava “male”, aveva le idee confuse ma si percepiva qualcosa di assolutamente speciale in loro. Mi sono pure portato a casa una loro maglietta che ancora amo indossare e la gente si chiede “cosa c’è scritto e chi sono?”.

Qualche anno dopo, me li ritrovo addosso con un disco spiazzante ma con delle idee molto più chiare. Non è una questione di tecnica musicale ma di volontà di comunicare emozioni reali. In un mondo che sta andando sempre più nel baratro, loro decidono di raccontare l’umanità che prova a sopravvivere, in una serie di “istantanee sonore” urgenti e tutte diverse tra loro ma anche totalmente collegate e affini.

 

Post-punk, rap ed elettronica, progressive nel senso più libero del termine e ospiti che arrivano e danno la loro essenza senza fare il solito diligente compitino, ma mettendo a disposizione la propria arte: Lamante in “Tua da far paura” e Edda in “Serafino“, due brani dall’afflato tagliente e crudo; il rapper Glitter Boy in “Glitter” un ibrido di rap, rock ed elettronica e la collaborazione con la cooperativa sociale AllegroModerato, una band di musicisti con fragilità psico-fisiche, che ha collaborato in “Andrea“, che affronta il tema dell’autismo senza raccontare favole edificanti.

Non è certo una questione di fare un track by track, oppure di voler parlare dello spessore tecnico di un lavoro che si mangia e risputa tutta la musica italiana degli ultimi quarant’anni. Tutto viene usato per rendere queste istantanee ancora più veritiere e potenti. I filtri sono abbattuti e rimane solo la nuda realtà, filtrata tra suoni solo in apparenza dissonanti, loop ossessivi ma anche tanta e improvvisa dolcezza che riporta ai cantautori degli anni settanta, all’improvviso risvegliati nel 2025.

Se cercate un ascolto tranquillo e consolatorio non fermatevi qui, ma se siete anime un po' sperdute e alla ricerca di uno specchio dove capire che non siete sole, questo album sarà la vostra ancora di salvezza per oggi e ancora per tanto tempo a venire.

L’arte vera è dolore e confronto. Qualcosa di imperfetto e pulsante, in cui tutti noi siamo elementi attivi e vibranti.

 

 

 

DUE PASSI INSIEME

 

Pazzo, pazzo mi dico

Non ci fai ancora pace

Lotto per tirarmici fuori

Sei da dimenticare

È lei la vice che non mi fa pensare

alle paure di una vita tutta uguale

 

Ci incontreremo di nuovo da vecchi

o ai funerali di Nanni Moretti

“C'è mio figlio a casa che aspetta

mi aspetti per un caffè”

O come i vecchi tempi

non possiamo più fare l'amore

Abbiamo troppi impegni per restare fuori e prender quello che viene

Facciamo due passi insieme

 

“Quindi allora stai bene?”

Bene io sì..no

È bello dove stai adesso no

non ero mai stato prima in questo quartiere

Tira un'aria fina e già che è primavera

che vuoi fare più che cazzeggiare

quel che ho perso della giovinezza mi fa ancora piangere

È meglio se vai

 

Ci incontreremo di nuovo da vecchi

o ai funerali di Nanni Moretti

C'è nostro figlio a scuola che aspetta

in piscina lo porti te?

o come ai vecchi tempi

non possiamo più fare l'amore

Abbiamo troppi impegni

Per restare fuori e prender quello che viene

Facciamo due passi insieme