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REVIEWSLE RECENSIONI
Uncomfortable Truths
Ali Holder
2020  (Self Released)
AMERICANA ROCK SINGER SONGWRITER
7/10
all REVIEWS
24/04/2020
Ali Holder
Uncomfortable Truths
Il secondo disco della songwriter di Austin affronta temi scottanti attraverso ballate elettroacustiche, umbratili, umorali, malinconiche.

Ali Holder è una ragazza texana dallo sguardo diretto e dalla lingua sciolta: non le manda a dire, insomma, soprattutto se sono scomode verità. Uncomfortable Truths non poteva essere, quindi, che un disco coraggioso, sia a livello testuale (le liriche sono un elemento fondamentale di questo lavoro) che dal punto di vista sonoro. La singer songwriter originaria di Austin, infatti, ha sempre posseduto una vena rock blues che ha trovato posto nella sua personale idea di musica, prevalentemente una miscela di country texano e americana elettrica, ma il suo secondo album la porta più lontano da quelle radici, aprendosi a spazi da riempire con chitarre fuzzy, mellotron, archi e arpe.

Un disco, dunque, più avventuroso, curato nei dettagli, meglio prodotto e più meditato del precedente, profondo nell’affrontare argomenti che vanno dalla disuguaglianza di genere alla povertà, dal dolore cronico alle difficoltà del rapporto di coppia, temi, questi, filtrati attraverso la sensibilità femminile e un pizzico di orgoglioso femminismo.

Ne esce, quindi, una scaletta niente affatto accomodante, umorale, umbratile, con pochi momenti musicalmente rilassati, in cui la Holder disimballa le aspettative che le donne hanno nei confronti del matrimonio (la cupa Take Me As I Am o la sarcastica Bad Wife) o affronta il tema della rinascita psicologica dopo una grave malattia (la rasserenata ballata Reborn). In Bruja e Singing Over Bones la songwriter texana incarna addirittura il personaggio de La Loba, una figura mitologica originaria di Pueblo, per esplorare la femminilità e la natura selvaggia, oltre a richiamare l'attenzione sulla difficile situazione delle donne assassinate dai cartelli della droga in Messico.

Uncomfortable Truths, dunque, affronta temi spinosi, e lo fa prevalentemente attraverso la forma della ballata elettroacustica (in cui vengono miscelati con sapienza blues, rock e americana), e arrangiamenti desueti per il genere, oltre che a una bizzarra quanto riuscita incursione rumoristica (la sciabolata noise rock di Speak One).

Dodici canzoni e quaranta minuti di musica ispirata e appassionata, per un talento per noi tutto da scoprire, ma che negli States inizia a ottenere meritati apprezzamenti da parte della stampa specializzata.


TAGS: aliholder | americana | loudd | recensione | review | rock | singersongwriter | unconfortabletruths