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REVIEWSLE RECENSIONI
15/05/2026
Miss Grit
Under My Umbrella
Tra controllo e abbandono Miss Grit trasforma la sintesi in materia viva, in un ritorno ispirato e stratificato.

Nell’episodio precedente, Miss Grit si destreggiava rassegnata con un cablaggio strutturato in bocca sulla foto in copertina, appropriata iconografia (fin troppo didascalica) per un disco che ci invitava a una riflessione sull’idea di fusione tra componenti biologiche e cibernetiche, un monito a connettersi e a seguirla in quella prima coraggiosa avventura musicale. 

Oggi, in un mondo sempre più alle soglie di un immaginario degno del fondatore della Tyrell Corporation, l’approccio dell’electro-cantautrice (almeno sulla carta) risulta in controtendenza. Meno replicante e più essere vivente, il suo slancio a farsi carico di un riparo metaforico per le nostre anime con un suo altrettanto simbolico parapioggia sembrerebbe frutto di carne, ossa e sentimenti. Ma se il nuovo album di Miss Grit, Under My Umbrella, nasce per liberare la parte più umana del suo progetto, più vicina a Margaret Sohn che al suo grintoso moniker, sotto il profilo stilistico il bilanciamento pende anche a questo giro ancora verso il silicio e altri materiali consoni ai semiconduttori. 

 

Sin dai tempi del suo esordio, Miss Grit si è sempre dimostrata una impavida sperimentatrice musicale a proprio agio sia con la chitarra, sia con i synth, grazie a un estro equidistante tra il fisico e il digitale. Un vero e proprio architetto del suono, capace di modellare convincenti paesaggi avveniristici intorno a stampi forgiati su una trasparente ricerca introspettiva. La prova provata che l’arte visiva a cui tendiamo maggiormente ad associare la musica di matrice elettronica sia la scultura. Sarà la sua portata immersiva e densamente stratificata che, molto più che gli strumenti a corde, i distorsori e i tamburi pestati come meritano, si intensifica trasmettendo maggiore tridimensionalità. 

Il che può sembrare un paradosso. La sintesi sonora è per definizione lineare o, al massimo, superficiale, termine che si presta a facili fraintendimenti. In realtà, quando ci liberiamo dei pregiudizi, è facile rintracciare tra i solchi dei dischi riconducibili a questo genere un valore esperienziale che non ha eguali, soprattutto in uno stile come quello di Miss Grit. Una musica che scaturisce da vibrazioni familiari e immediatamente riconoscibili, onde che si perpetuano fino ad avvolgere il pubblico in un appagante abbraccio a cui risulta impossibile opporre resistenza. A questo si aggiunge il carattere impalpabile del timbro della cantautrice statunitense, evanescente anche negli sforzi più decisi, così fragile e votato al dream pop da dare l’impressione di infrangersi nel giro di qualche beat sulle ritmiche implacabili delle sue composizioni. 

 

Da una parte, il raffinato orientamento al versante oscuro del trip hop di cui è permeato rende Under My Umbrella un’opera ampiamente riuscita. Tracce come “Stranger”, “Won’t Count On You” e la sontuosa “Overflow” colpiscono per il perfetto abbinamento tra la componente vocale e gli arrangiamenti a corredo e ci rimandano - tra loop, ammiccamenti breakbeat e sezioni di archi - ai fasti dei migliori esponenti della musica elettronica a supporto di anime femminili. 

Dall’altra, canzoni come “Tourist Mind”, “Mind Disaster”, “You Will Change” e “It Feels Like” risuonano della consapevolezza e della credibilità della techno e dei suoi derivati. Brani in cui alla melodia non è concesso di lasciarsi travolgere dalla tentazione della velocità ma a cui è affidato il compito di mantenere il controllo completo sul temperamento emotivo. L’effetto voluto (e riuscito) è quello di condurre l’ascoltatore in bilico tra due velocità in contrapposizione, per una tensione che lascia senza fiato. 

Al contrario, in “Where Is My Head” e soprattutto nella splendida “Waste Me”, il disco vira verso atmosfere più indie-rock, a conferma della interoperabilità dell’approccio artistico di Miss Grit. Due tracce da cui traspare la necessità di dare corpo all’energia dei concerti live e alle dinamiche con le persone sotto il palco. Uno degli aspetti fondanti di Under My Umbrella, quello di non trattenere all’eccesso l’immediatezza dell’ispirazione e di non imbrigliare proprio tutto tra le algide griglie di un sequencer.

 

Il ritorno di Miss Grit evidenzia ulteriormente il talento di un’artista la cui urgenza di lasciare il segno attraverso la propria voce non va a scapito della qualità e della genuinità compositiva. Il risultato è un disco in cui si percepisce una forte corrispondenza con la sua autrice, un’opera da vivere come uno specchio fedele di rara autenticità.