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REVIEWSLE RECENSIONI
Underneath
Code Orange
2020  (Roadrunner Records)
ELETTRONICA HARDCORE METAL
7,5/10
all REVIEWS
01/04/2020
Code Orange
Underneath
Avete presente quegli incubi apparentemente senza senso? Quelli densi di milioni di stimoli, scenari e storie che Inception a confronto è da principianti? Ecco. Ora mettetelo in musica. Vi presento Underneath. Questi sono i Code Orange.

“(deeperthanbefore)” apre le porte degli inferi. Un incubo represso nella fase REM. Un film horror di quelli che non vi fanno dormire. Quei sussurri che vi fanno correre un brivido freddo lungo la schiena. Il benvenuto nel mondo di Underneath non potrebbe essere più inquietante.

A seguire “Swallowing The Rabbit Whole” non risulta di certo più rassicurante. A partire dal titolo stesso “ingoiare il coniglio intero”. E non che i successivi risultino più rassicuranti.

Ma a livello musicale di cosa stiamo parlando? La risposta è meno semplice di quanto si possa immaginare. Si tratta di una sorta di psicosi sonora, che mescola (talvolta con la stessa grazia melodica dell’acid jazz) hardcore, math rock, metalcore, grunge, screamo, nu metal, rock, elettronica, trash e distorsioni in quella che risulta essere simile ad una melma composta da catrame e sabbie mobili, sotto attacco da parte di un manipolo di esperti hacker, in un mondo oscuro e post-apocalittico, dominato da un nirvana digitale sovrappopolato, sovraesposto e spietato. Paura e ansia allo stato liquido, iniettate in corpo mediante cuffia.

Underneath è il quarto album dei Code Orange, una band di Pittsburgh, Pennsylvania, il quale segue Forever, che nel 2017 aveva scosso le classifiche con il suo mix di hardcore e industrial portandolo alla nomination ai Grammy Awards e a numerosi riconoscimenti da parte della stampa internazionale.

Questa volta, abbandonato lo storico produttore Kurt Ballou (Converge), l’album è stato prodotto da Jami Morgan (batterista e voce dei Code Orange) e Nick Raskulinecz (produttore di Korn, Beartooth e Alice In Chains) con il supporto di Will Yip (Turnstile, Turnover, La Dispute) e Chris Vrenna (Nine Inch Nails) e un mixaggio affidato alla collaborazione tra Yip ed Eric ‘Shade’ Balderose (chitarrista, voce e mente elettronica dei Code Orange).

Underneath è un disco sinuoso e metallico, che risulta quasi affetto dall’elettronica. Un album che in diversi passaggi sembra effettivamente colpito da malfunzionamenti tecnici e irregolarità simili a quelle di un errore di sistema, grazie all’utilizzo del digitale e di glitch sonori che si snodano attraverso ogni canzone, quasi a voler aumentare consapevolmente in senso di irritazione e spaesamento.

Un attimo di respiro dalla corsa disperata verso una luce che non si vede arriva a metà album, con la bellissima e poetica “Sulfur Surrounding”, dove la melodia e le atmosfere oscure trovano un equilibrio magistrale, esaltate dalle voci pulite e da alcuni tocchi di chitarra acustica.

Anche la successiva, “The Easy Way” si rivela una delle migliori dell’album, profondamente elettronica, sporcata di industrial metal e con un tiro che fa tornare a fare headbaging e rimette in forze anche per affrontare le onnipresenti e inquietanti ombre che continuano a popolare l’atmosfera di Underneath.

Per avere un nuovo momento di respiro dall’emicrania sonora che si genera dall’ascolto, bisogna attendere ancora qualche traccia, fino a “Autumn and Carbine”, per poi essere di nuovo gettati nella follia psicotica di “Back Inside The Glass” e tra le braccia subdole ed insinuanti dell’ottima “A Silver”.

Un gioco in cui solo i più coraggiosi e determinati possono resistere, che si snoda tra le 14 tracce e 47 minuti del quarto album di questi folli cinque ragazzi, che riescono con incredibile capacità tecnica e (oserei dire) architettonica a rendere non solo nei testi, ma anche e soprattutto a livello musicale, quel disagio quasi punitivo che l’individuo prova nel vivere in una società dominata dalla duplicità tecnologica. Underneath infatti, nei testi, nella musica e nei titoli delle tracce, nasconde doppi sensi, giocando sulla dualità che presentiamo ogni giorno agli altri, aiutata anche dalla mediazione artificiale dei social network, e a quello che noi siamo. Un gioco vizioso di aspettative, paure, pressioni e ansie che spesso non fa altro che condurci in trappola.

Diabolico, intricato, labirintico, brutale, irrimediabilmente denso di cambi tempo e cambi di stile, profondamente instabile a livello sonoro e psichico, oscuro, fangoso, potente e al tempo stesso catartico. Un equilibrio instabile tra accattivante, affascinante, massacrante e stressante. Amore e odio. Attrazione e repulsione.

E voi, ce l’avete il coraggio di immergervi nell’incubo?


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