Until We Are Free, in uscita il 17 aprile 2026 per Four Flies Records, segna il debutto discografico dei fabric: un collettivo nato dall’incontro di musicisti con background diversi e visioni affini, accomunati dal desiderio di fare musica intrecciando ritmiche e groove coinvolgenti a un messaggio diretto, capace di portare l’attenzione sulle contraddizioni della contemporaneità. Il nome del progetto evoca un tessuto vivo, una trama fatta di fili in continuo movimento, di relazioni, scambi e contaminazioni, che non si limita a riflettere la realtà ma sceglie di abitarla.
Il disco fonde funk, soul e afrobeat con un’attitudine urbana e profondamente contemporanea e dà vita a un sound vibrante, capace di far convivere tensione e liberazione, coscienza e desiderio di ballare. Una traiettoria ideale che va da Fela Kuti ai Jungle, passando per ESG, The Comet Is Coming e Sault.
Già nel titolo è racchiuso il cuore pulsante dell’album. Until We Are Free nasce dall’esigenza di urlare quello che non si può più rimandare: diritti, libertà, rispetto, amore, fratellanza, pace. Non una semplice frase, ma una dichiarazione d’intenti. Uno sguardo pieno di speranza che non si sottrae al presente, ma lo attraversa con decisione; una promessa e insieme una resistenza a tutto ciò che comprime e divide. La lotta non può fermarsi, finché ognuno di noi vorrà essere libero.
La libertà evocata dal titolo non è astratta né retorica, è la ricerca di quella libertà collettiva e viscerale ancora incompiuta: «La libertà che cerchiamo non vive solo nelle parole o nelle idee ma anche e soprattutto nei corpi, nel movimento e nella festa come atto politico, rivoltoso e di felicità».
Ballare è rivendicare spazio, è esistere senza chiedere permesso così come la festa, dimensione comunitaria capace di sospendere un tempo quotidiano tiranno e disumano che ci vuole immobili, oggetti omologati e obbedienti. È un orizzonte comune, un punto verso cui tendere insieme, trasformando il movimento in presa di posizione.
Il filo conduttore del lavoro è la convinzione che musica e impegno civile possano convivere senza didascalismi. I testi, tutti in lingua inglese, parlano di diritti, uguaglianza e libertà.
L’album è stato anticipato dai singoli “Taste This Sound”, “Fight!” e “Feel It”, subito trasmessi da radio come FIP e KEXP.
“Taste This Sound” ha segnato la nascita del collettivo. Un groove incisivo e ossessivo imperlato di sonorità afrobeat, synth e chitarre post-punk a ricamare la tessitura armonica. Un invito alla danza e alla vita, impreziosito di bellezza, forza e fierezza grazie alle voci di Utibe e Symo.
“Fight!” è un inno alla Resistenza attiva, un invito a non arrendersi: “Uniti si lotta e uniti si vince”.
“Feel It” è la canzone più dance dell’album, costruita su un tappeto colorato di clap e synth anni Ottanta. Nel bel mezzo un interludio ipnotico e sognante, una sospensione che ci invita ad entrare in uno stato di trance cullati dalle congas, per poi tornare a terra e ricominciare a ballare: “And then I swear I see the sun I think it’s shining down on you”.
Mixato da Tom Campbell (Sault, Little Simz, Adele, Michael Kiwanuka, Jungle) e impreziosito dall’art direction di Raissa Pardini, Until We Are Free è una colonna sonora per tempi complessi: un invito a non restare fermi, a non restare soli, a immaginare, insieme, nuove possibilità di movimento, resistenza e futuro.

TRACKLIST

BIOGRAFIA
I fabric nascono a Roma dall’incontro tra Tiziano Tarli, Alex Dusty, Bob Colella, Utibe Joseph e successivamente Symo, artisti con background ed esperienze diverse, ma accomunati da uno stesso desiderio: fare musica unendo ritmiche e groove coinvolgenti a un messaggio diretto, impegnato, capace di portare l’attenzione sulle contraddizioni della contemporaneità.
Di qui la scelta del sostantivo inglese fabric per il nome della band: non semplicemente un’officina di sperimentazione (come implicherebbero il latino fabrica o il francese fabrique), ma un gruppo concepito come l’intrecciarsi creativo di fili diversi – generi musicali, musicisti fondatori e collaboratori non fissi del ‘collettivo’ – che si inserisce e partecipa nel tessuto sociale.
Lo stile dei fabric fonde funk, soul e afrobeat con un’attitudine urbana e attualissima, dando vita a un sound che è al tempo stesso resistenza sonora e invito al ballo, e che si inscrive in una linea ideale che va da Fela Kuti ai Jungle, passando per The Comet Is Coming, ESG, e i Sault.
Sul palco la missione dei fabric si realizza pienamente. I loro live sono esperienze fisiche ad alto tasso energetico – un mix tra l’intensità del club underground e la potenza militante delle street band – pensate per far ballare e riflettere allo stesso tempo.
«fabric è suono, movimento, impatto. È il bisogno di raccontare storie che spesso vengono soffocate, di trasformare la rabbia in ritmo e la resistenza in danza. La nostra musica è un grido collettivo che parla di diritti, di uguaglianza, di lotta contro ogni forma di oppressione.
Crediamo che la libertà sia poter esistere senza paura, vivere senza catene e sentirsi parte di qualcosa di più grande. Ma la giustizia non riguarda solo le persone: riguarda anche il pianeta che abitiamo. Difendere la Terra significa difendere il futuro, perché non può esserci libertà senza rispetto per ciò che ci circonda.
E poi c’è il ballo. Muoversi è affermare la propria esistenza, ribellarsi agli schemi imposti, conquistare spazio con il corpo e con la musica. Il ritmo non è solo suono, è energia che si propaga, è connessione, è resistenza.
Ogni nostra nota è un atto di sfida, un’esortazione a non restare in silenzio».
FORMAZIONE
Tiziano Tarli: tastiere/chitarre
Alex Dusty: batteria/percussioni
Bob Colella: basso
Utibe Joseph: voce
Symo: voce
