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MAKING MOVIESAL CINEMA
05/06/2019
John Frankenheimer
Va' e uccidi
Agli amanti del Cinema recente il titolo Va' e uccidi non dirà molto, ma per tutto il pubblico che non disdegna il thriller contemporaneo, magari con qualche venatura politica di contorno, farà drizzare le antenne in misura maggiore il titolo originale di questo film, The manchurian candidate, del quale il remake del 2004 con Denzel Washington e Meryl Streep mantiene il nome.

Siamo nei primi anni 60, John Frankenheimer mette in scena un film per l'epoca interessante e dal piglio moderno, in questo lo aiuta un genere non troppo definito, quello della fantapolitica, che permette di mischiare le costruzioni colme di suspense del thriller e i complotti politici tanto in auge all'epoca (siamo in piena Guerra Fredda) con le ipotesi più fantasiose, sempre nel rispetto di una presunta aderenza alla realtà di quegli anni. Oltre alle ottime riprese di un regista che in curriculum aveva già diverse buone prove, la sensazione che Va' e uccidi fosse un film in qualche modo proiettato nel futuro la danno alcune sequenze cariche di tensione e che in qualche modo riescono a risultare forti nonostante all'epoca non era uso mostrare scene truci, ettolitri di sangue e abusare del grand guignol al quale oggi siamo abituati (e assuefatti).

Il sergente Raymond Shaw (Laurence Harvey) comanda una piccola truppa durante la guerra di Corea; caduti in un'imboscata a causa del tradimento dell'interprete Chunjin (Henry Silva) gli uomini del Sergente vengono catturati dal nemico. Una volta tornati in America i soldati, almeno quelli ancora in vita, vengono accolti con tutti gli onori del caso e al sergente Shaw viene concessa addirittura una medaglia al valore per aver riportato a casa la sua squadra. Ma qualcosa non torna. Poco alla volta alcuni dei superstiti della squadra iniziano ad avere incubi molto simili tra loro, in particolare il maggiore Bennet Marco (Frank Sinatra) sogna di stare insieme alla sua squadra in una sala riunioni dove alcune signore per bene discutono sulla coltivazione delle ortensie, una sorta di innocente convention controllata però da autorità asiatiche che presto si rivelano forze manipolatrici che, tramite la tecnica dell'ipnosi, faranno compiere al sergente Shaw atti crudeli e drammatici. Le conseguenze di questo condizionamento, da tutti dimenticato, si ripercuoteranno sulle vite dei militari un volta tornati in America, in particolare Shaw sarà l'arma dormiente predestinata a eliminare uno dei candidati alle presidenziali, un complesso intrigo politico nel quale è coinvolta la stessa madre di Shaw (Angela Lansbury) nell'interesse del suo nuovo compagno, il senatore Iselin (James Gregory) che lo stesso Shaw disprezza profondamente.

Il film non è perfetto, gode però di un fascino innegabile dovuto ad alcune scelte del regista e alle interpretazioni, molto diverse tra loro, dei due protagonisti maschili. Laurence Harvey tratteggia un uomo che sembra navigare con il pilota automatico inserito, un relitto fuori dal tempo, probabile conseguenza delle pressioni psicologiche dovute al condizionamento subito, Sinatra è invece un combattente, uno che vuol venire a capo di una situazione che non riesce a comprendere ma che è costretto a farlo in maniera poco lucida, confusa, passando attraverso diversi crolli nervosi. Insieme alla Lansbury i due formano un tris d'assi (anche se dovremmo citare più la regina di quadri) che tiene in piedi il film in maniera egregia, si perde un po' il fuoco sulla gestione di altri personaggi, a partire dal senatore Iselin, eccessivamente idiota, così come si allunga il brodo con dei risvolti sentimentali nella parte centrale del film francamente non necessari. Ottimo il finale, poco consolatorio e parecchio duro.

Il film fu un insuccesso al momento della sua uscita, inviso sia alle forze comuniste ritratte qui in maniera macchiettistica - il Dr. Yen Lo (Khigh Dhiegh), capo del progetto di condizionamento, sembra un Fu-Manchu dei poveri - così come alle destre tacciate di oscure macchinazioni, subì tra l'altro un ritiro dai mercati negli anni successivi alla sua realizzazione a causa dell'assassinio Kennedy, il film in qualche modo, seppur precedente agli avvenimenti di Dallas, ne era funesta e involontaria predizione e urtava la sensibilità di molti, in un Paese che aveva perso uno dei suoi Presidenti più amati. Al netto dei difetti, che come abbiamo detto ci sono, Va' e uccidi rimane un ottimo esempio di quello che in quegli anni poteva essere visto come un fantathriller muscolare, Frankenheimer invece un regista da riscoprire, almeno per le sue opere più riuscite.


TAGS: cinema | Frankenheimer | recensione | review | Themanchuriancandidate