Intervistare Stefano Gentile è come fare un biopic non di una persona ma di una intera scena musicale italiana, ritengo infatti Silentes un vero e proprio luogo musicale dove si fondono ambient, elettronica, noise e sperimentazione.
Sin dai tempi di Amplexus chi scrive ha acquistato i suoi dischi, poi dalle ceneri di Amplexus è nata Silentes, e, permanendo nella metaforica creazione, dalle costole di Silente sono nate altre sublabel, 13, Oltrelanebbiailmare, Tapestry.
Le produzioni della etichetta si sono via via rese sempre più capaci di una dimensione estetica dotata di una singolarità unica, quasi a creare una sorta di meta-arte che unisce sound, immagine, contenuti e tant’altro.
Così è divenuto spontaneo, ad un certo punto del percorso di questa rubrica, giungere in quel di Vittorio Veneto, cittadina nel trevigiano dove si trova il nostro Stefano, che si è reso disponibile all’intervista a cui vi lascio.
Buongiorno Stefano e grazie per la disponibilità che concedi a Loudd. Per chi conosce poco il tuo percorso, oramai pluridecennale, di produzioni musicali, ti chiedo di introdurci alla nascita di Silentes, perché tale nome e che cosa ti ha portato a creare una nuova label dopo l’esperienza con Amplexus?
Buongiorno a te e a Loudd e grazie per la vostra disponibilità. L’esperienza Amplexus, nata nel 1994, nel 2003 era giunta ad un bivio. Mi sono trovato a decidere se provare a viverci con Amplexus, ma alla fine ho deciso che non volevo farlo. Amplexus è nata per passione e quello doveva rimanere, altrimenti sarebbe diventata un lavoro e non volevo questo. Solo che era cresciuta così tanto che non riuscivo più a gestirla in maniera adeguata. Ho preferito, a quel punto, staccare la spina e meditare su quello che volevo davvero.
Ero quasi deciso a mollare tutto definitivamente, quando un giorno mi arriva un pacchetto di Rod Modell con alcuni demo e una lettera che mi chiedeva se ero interessato a pubblicare questi suoi lavori. Devo dire che ancora adesso faccio fatica a dimenticare quando bene mi ha fatto ascoltare quei lavori… ho subito pensato che dovevano essere pubblicati. A quel tempo Rod era decisamente sconosciuto. Nel giro di 6 mesi ho messo in piedi Silentes con lo spirito che ho sempre avuto anche per Amplexus. In puro stile DIY, che tradotto a modo mio voleva dire “arrangiati e fai le cose prima per te stesso” e così è stato. I cd furono un successo perché andarono sold out in pochissimo tempo e mi era tornata la voglia di riproporre le mie immagini e la musica che più avevo voglia di ascoltare.
Il nome Silentes nasce dalla voglia di “silenzio anche se a volte è rumoroso”. Il mio sogno era di creare questa label per fare solo quello che volevo come volevo senza tanti proclami. Senza dover inseguire esigenze di mercato. Volevo solo stare in silenzio e fare rumore in un modo mio e realizzare un sogno. Che era solo mio.
Domando sempre ai miei interlocutori quale siano le motivazioni che stanno dietro alla fondazione di una etichetta discografica: pubblicare la musica che si ama e che non trova spazi opportuni; creare un progetto artistico personale o costruire una sorta di comunità di persone che si trovano a vivere una sorta di affinità spirituale che le accomuna?
Silentes è una casa, la mia. Sono le mie immagini e i suoni che mi piacciono. Poi negli anni anche Silentes è cresciuta un po' troppo e la voglia di ridimensionarmi c’è sempre. Ma di contro anche la voglia di fare il miliardo di cose che ho in mente. Sicuramente si è creata una rete di amicizie anche fra artisti che pubblico. Ci deve essere stima reciproca. Molto spesso si diventa amici, altre volte tutto finisce con la sola pubblicazione di un lavoro. Ma importante che si sia trovato il punto di incontro per farlo. Uno scambio di punti di vista e di emozioni.
Ora una domanda forse un poco personale: Stefano Gentile oramai è nel mondo delle produzioni musicali da molto tempo quindi, da un lato volgendosi al passato, mi viene da chiedere: esistono uno o più fili conduttori nel catalogo di Silentes? E volgendosi al futuro: esiste una sorta di strategia di mercato per permettere alla label di sopravvivere, oppure l’istinto e il gusto che ti hanno sostenuto nel tempo rimangono per te la cosa più importante?
Non mi sono mai posto tante domande, ne ho fatto mai troppi programmi. Ho sempre pensato che ogni nuovo lavoro che esce per Silentes potrebbe essere l’ultimo. Non esiste un filo conduttore, esistono i miei desideri di pubblicare dei lavori che mi piacciono. Tutto qua. Tutto molto semplicemente. Delle strategie di mercato me ne è sempre importato poco. Quindi si, vivo Silentes nella costante improvvisazione e precarietà. Da una parte è bellissimo così, dall’altra questo ha creato non pochi problemi gestionali. Ma va bene così. Sono contento di quello che ho fatto, sono contento di quello che riesco ancora a fare e spero di poter essere contento di quello che farò ancora.
Ho molti dischi da te prodotti nella mia collezione: Michael Mantra, Under The Snow, Fabio Orsi, Gigi Masin, Maurizio Bianchi e altri. In un certo senso (penso anche a Rod Modell, di cui ci hai parlato poco fa) Silentes sembra essere intessuta da una rete di relazioni umane, quindi mi domando: al di là dell’aspetto commerciale, quali caratteristiche cerchi in un artista prima di decidere di pubblicarne il lavoro?
Si assolutamente, l’aspetto umano è fondamentale. Ogni tanto ho messo insieme anche progetti che potessero creare degli incontri tra le anime musicali dei vari artisti, mi è sempre piaciuto pensare alla musica come un luogo aperto dove tutti possono mettere e prendere, emozionarsi e incazzarsi. Silentes è un po' così: al di là dei generi musicali, ogni lavoro che pubblico deve lasciarmi dentro qualcosa. Deve essere qualcosa. Per decidere di pubblicare un lavoro devo sentire questo “qualcosa”.
Parliamo un attimo di Oltrelanebbiailmare, una sotto etichetta di Silentes che ha dato luce ad una serie di ristampe di dischi molto significativi della wave italiana degli anni Ottanta; anche qui come non ricordare i dischi di Le Masque ed Egardo Moia Cellerino, A.T.R.O.X, Endless nostalgia, Bi Nostalgia, Baciamibartali, Aidons la Norvege, Wax Heroes, Viridanse. In primo luogo, trovo il titolo bellissimo, chi ne è l’autore e poi, da dove nasce l’idea?
Oltre la nebbia il mare doveva essere il titolo di un lavoro a cui stavo lavorando ma che alla fine si è perso. Uno dei millemila lavori che ho iniziato e abbandonato! Poi, al momento di ristampare Colloquio dei Le Masque ho pensato che fosse il nome perfetto per una label nata ad hoc per potermi regalare la gioia di andare a recuperare delle cose che avevo amato in un passato ormai lontano. A quel punto l’idea di scoprire il mare oltre la nebbia rispecchia appunto la voglia di scoprire quelle cose che mi hanno lasciato un segno quanto ero molto giovane e aver avuto la possibilità di recuperarle è stato bellissimo.
Stefano Gentile si occupa di musica da ormai qualche tempo, come cambia il lavoro di una label indipendente quando deve muoversi (come oramai accade negli ultimi anni) tra fisico, digitale e distribuzione diretta? Quali sono oggi le principali sfide: visibilità, distribuzione, sostenibilità economica o rapporto con il pubblico? Quale sono le tirature medie dei dischi della label? Il legame tra musica e immagine mi sembra centrale in Silentes: come nasce il dialogo tra artwork e suono?
Mmmm… che ti posso rispondere? Chiaro che pubblico dei dischi che devo vendere. Anche se le scelte sono fatte prima di tutto per me stesso senza poi pensare se quello che esce vende o meno; chi mi conosce sa quanti lavori ho pubblicato pur sapendo in partenza che non avrei neanche recuperato le spese, ma ero talmente convinto di farlo che a volte va bene così. Fortunatamente lo posso fare anche perché la maggior parte delle produzioni le spese le coprono abbondantemente.
Nel frattempo dal 2004 i tempi e i modi di fruire della musica sono cambiarti radicalmente. Io faccio fatica a cambiare, ma chiaro che cerco di adeguarmi per poter portare avanti questo “sogno”. Quindi per esempio ho cominciato a fare vinili anche se a casa mi ascolto la musica in cd, mi sono un po' aperto al digitale anche se non credo di aver mai usato il download come acquisizione di un lavoro. Ma rispetto chi lo fa, sono scelte personali.
Ho la fortuna di avere alcuni ottimi contatti per la distribuzione dei miei lavori quindi vado ancora avanti senza preoccuparmi troppo di quello che sarà il futuro.
Generalmente i cd di Silentes sono pubblicati in 200 copie, alcuni in 300, altri in 500 copie. Salvo casi particolari che vendono molto di più, anche 1.500 copie.
Sempre nell’ottica di cui sopra, ci sono dischi del catalogo che consideri svolte importanti, perché hanno aperto una direzione nuova o inaspettata innanzitutto per te?
In un certo senso ti ho risposto all’inizio. Rod Modell mi ha regalato dei suoni che ancora adesso considero tra i più importanti di sempre per me. È un orgoglio poter ancora pubblicare la sua musica. Ma poi anche altre release mi sono rimaste particolarmente dentro. Soprattutto quelle in cui sono riuscito a coinvolgere più musicisti per lo stesso progetto. In particolare mi riferisco al progetto a sad song for A. che credo sia la release più importante per Silentes, lo è sicuramente per me. È un progetto in cui c’è musica, immagini, scrittura; nato da una mia idea, il progetto è stato realizzato però grazie all’incontro con Giulia Dal Vecchio. Lei ha accolto con entusiasmo la mia idea e l’ha fatta sua ed è stato fantastico collaborare insieme e realizzare questa “cosa” che ancora adesso ci sta dando tantissime soddisfazioni. Ecco, a sad song for A. è sicuramente un nuovo inizio per Silentes.
Giulia peraltro è diventata una collaboratrice essenziale per la label e inoltre è la mente dietro il progetto HISEKA, che è un progetto multimediale che abbiamo in comune. Insomma dopo tanti anni in cui ho fatto tutto da solo è bello trovare qualcuno che possa condividere quello che fai e soprattutto portare nuove idee, nuovi progetti e nuova vita.
Una citazione a parte merita anche ST.AN.DA. che è un altro progetto Silentes nato in collaborazione con Antonio di Beton (che è una home-made label che fa tirature limitatissime e curatissime). Insieme abbiamo realizzato delle incredibili “oggetti” di Maurizio Bianchi ma anche tante altre cose
Domanda secca a cui per storia personale tengo moltissimo: Silentes ha curato la ripubblicazione di alcuni dischi di uno dei più importanti e oscuri progetti industrial degli anni Ottanta, ovvero i Cranioclast (che sono titolari di un album con Deison) parlacene un attimo.
Le ristampe in questo caso sono state curate da Deison, che era in contatto con Cranioclast per il suo lavoro in comune. E’ stato tutto semplicissimo in realtà: ho chiesto a Cristiano di provare a chiedergli se si poteva affrontare questo progetto di ristampe. La loro disponibilità è stata disarmante. Loro sono persone deliziose con cui è stato facilissimo capirci e lavorare insieme. Davvero incredibile come tutto è stato perfetto in queste produzioni. La cosa anche divertente è che, a causa di un involontario errore durante la predisposizione dei masters, è nato anche il bonus contenuto nella ristampa di Rats Can Coil. È fantastico lavorare così. Anzi dovrebbe sempre essere così.
Riguardo all’importanza attribuita al progetto Hiseka, riservandoci di approfondire la questione in una prossima intervista, puoi anticipare se questo progetto (che ha già visto la pubblicazione con altri artisti di un quadruplo cd) troverà spazio in futuro e quali altre produzioni Silentes ci aspettano per i mesi prossimi a venire?
Direi che la cosa migliore sia cedere la parola a Giulia perché è una domanda che la coinvolge direttamente.
Ecco Giulia: Hiseka non si ferma. Entro la fine del 2026 pubblicheremo un nuovo cofanetto composto da tre CD, che si concentrerà sull'emozione che rappresenta la forza motrice del precedente lavoro a sad song for A.: l'ansia. Il titolo del progetto sarà Anxiety Sucks, riprendendo quello che nel tempo è diventato uno dei nostri hashtag più rappresentativi.
All'interno del cofanetto troveranno spazio i contributi musicali di 31 artisti italiani, invitati a costruire una propria composizione partendo esclusivamente dai suoni di Hiseka (il battito del cuore e il respiro) reinterpretandoli attraverso la propria sensibilità. A questo si affiancherà il lavoro fotografico di Hiseka e un libretto che raccoglierà la presentazione del progetto e tutte le parole emerse durante gli incontri e le presentazioni di a sad song for A...
L'idea nasce dal desiderio di dare valore allo sguardo dell'altro. Dopo aver raccontato la nostra personale interpretazione dell'ansia, abbiamo sentito l'esigenza di aprire quello stesso linguaggio a prospettive differenti, trasformando il progetto in uno spazio condiviso di ascolto, dialogo e reinterpretazione.
Essendo Hiseka un progetto multimediale, anche la componente audiovisiva continuerà a evolversi. Nei prossimi mesi, attraverso i nostri canali social dedicati, pubblicheremo nuovi contenuti video e altri materiali che accompagneranno questo percorso, invitando il pubblico a seguire da vicino l'evoluzione del progetto.
Parallelamente siamo già al lavoro su una nuova produzione prevista per il 2027, che rappresenterà il secondo capitolo di a sad song for A.. Sarà il naturale proseguimento del viaggio iniziato con il primo cofanetto e, in un certo senso, il momento in cui si proverà a voltare pagina rispetto all'ansia, esplorando ciò che viene dopo.
Per quanto riguarda 13/Silentes, i prossimi mesi saranno ricchi di nuove pubblicazioni e collaborazioni che confermano la volontà dell'etichetta di continuare a esplorare linguaggi diversi, mantenendo quella cura artigianale e quella libertà espressiva che da sempre la contraddistinguono. Chi segue Silentes troverà sicuramente molte sorprese, sia attraverso il ritorno di artisti già noti al pubblico dell'etichetta, sia grazie a nuove realtà che meritano di essere scoperte.
Sarà un piacere tornare a parlare di Hiseka in un'intervista interamente dedicata, perché è un progetto che, per la sua natura e la sua complessità, merita il tempo e lo spazio necessari per essere raccontato fino in fondo.


