Nona traccia dall’omonimo album pubblicato a luglio del 1980, e primo con Midge Ure alla voce al posto di John Foxx, "Vienna" fu scritta dagli Ultravox e prodotta da Conny Plank, un mago tedesco dell'elettronica. La canzone era in parte ispirata a Il Terzo Uomo, un film del 1949 diretto da Carol Reed e interpretato da un parterre di attori straordinari (tra cui la nostra Alida Valli e Orson Welles), che raccontava una intricata storia di spionaggio nella Vienna del dopoguerra, devastata dai bombardamenti e occupata dalle forze alleate.
Il brano ebbe una genesi molto veloce. Il batterista della band, Warren Cann propose ai compagni un pattern di drum machine/pad synth, su cui il gruppo iniziò a lavorare utilizzando un ritornello già composto in precedenza e aggiungendo mano a mano le strofe. La canzone nacque in poche ore e fu perfezionata il giorno successivo, sistemando i punti deboli e rifinendola completamente.
Gli Ultravox consideravano "Vienna" il culmine musicale dell'album, perché era la canzone che meglio rappresentava ciò che stavano cercando di fare, cioè delineare il suono del rock elettronico anni ’80, arricchendolo di una fascino noir e decadente.
Il brano fu scelto come title track e la band aveva intenzione di pubblicarlo come terzo singolo (i primi due erano "Sleepwalk" e "Passing Strangers"), trovandosi però di fronte il netto rifiuto dei manager della casa discografica, la Crysalis, che ritenevano "Vienna" troppo lunga (cinque minuti), troppo strana per una hit da Top 30, troppo deprimente e troppo lenta.
Alla fine, fortunatamente, prevalse la volontà degli Ultravox, e la canzone riuscì a raggiungere la seconda piazza delle classifiche inglesi, seconda sola a "Shaddap You Face" di Joe Dolce, una leggerissima comedy song che sbancò le classifiche di mezzo mondo. Ai tempi, la band, e in particolare Midge Ure, fu molto infastidito nel vedersi surclassato da una canzoncina considerata insulsa, ma ebbe un successivo ristoro quasi trent’anni dopo, nel 2012, quando "Vienna" fu nominata il miglior singolo di sempre ad aver raggiunto il secondo posto in classifica nel Regno Unito, in un sondaggio condotto da BBC Radio 2 e dall'Official Charts Company, vincendo a mani basse contro canzoni del calibro di "Strawberry Fields Forever", "Hound Dog" e "Wonderwall", solo per citarne alcune.
Particolarmente innovativo fu il video che accompagnava la canzone, diretto da Russell Mulcahy, uno dei più grandi registi dei primi anni '80. Il clip fu girato principalmente a Londra, con scene al Gaumont State Theatre e al Searcy's, e in parte, ovviamente, anche a Vienna, dove la band si era recata, insieme alla troupe, per un solo giorno di riprese.
Una curiosità. In una scena memorabile del video, una tarantola (vera) striscia sul volto di un uomo. Quest'anima coraggiosa altri non è che Julien Temple, come Mulcahy un regista di video musicali molto popolare nei primi anni del genere.
Quando la canzone e il relativo video uscirono, molti critici sostennero che evocassero il pittore simbolista austriaco Gustav Klimit e altri membri del movimento della Secessione viennese di inizio Novecento. Furono incoraggiati in questa loro analisi da alcune interviste rilasciate alla stampa da Midge Ure, il quale per darsi un tono, inventava riferimenti culturali a casaccio. Fu lo stesso frontman a confessarlo in seguito a Rolling Stone: "Ho mentito ai giornali sull'argomento all'epoca: i Secessionisti, Gustav Klimt, e chissà cos’altro. Non sapevo nulla di tutto ciò. Ho scritto una canzone su una storia d'amore in vacanza, ma in questo contesto molto oscuro e minaccioso".
Non è un caso, allora, che l’iconico urlo di Ure ("This means nothing to me", ovvero: "questo non significa niente per me"), inserito nel ritornello del brano, fu lanciato dal cantante mentre il resto della band discettava con sussiego su quelli che sarebbero dovuti essere i riferimenti culturali e artistici del disco. Una versione scozzese (Ure è di Glasgow) dell’italico: “parla come magni”.
