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REVIEWSLE RECENSIONI
29/07/2026
Sienna Spiro
Visitor
L'esodio della londinese Sienna Spiro, dieci canzoni di soul pop orchestrale di inarrivabile bellezza, che citano Adele e Amy Winehouse.

Ventun anni da compiere a settembre, nata a Londra da una famiglia di origine ebraica, Sienna Spiro ha frequentato la Francis Holland School, Sloane Square, e l'East London Arts & Music, prima di abbandonare gli studi a 16 anni per dedicarsi a tempo pieno alla sua carriera musicale. Appassionata fin da bambina di artisti del calibro di Etta James e Frank Sinatra, Sienna ha iniziato a comporre musica fin da dieci anni e poi, dopo gli studi, come molti giovani della sua età, ha utilizzato i social per farsi conoscere, diventando in poco tempo un fenomeno virale.

Nel 2024 ha pubblicato "Need Me", singolo di debutto, primo di una serie di canzoni con cui si è fatta conoscere da un pubblico sempre più ampio. Il successo arriva, però, con "Die On This Hill", che fa il botto nelle classifiche sia Inghilterra che negli Stati Uniti, e con "Material Love", vero e proprio tormentone radiofonico, inserito nella colonna sonora del film Il Diavolo veste Prada 2.

Infine, il 3 luglio di quest’anno, ha pubblicato per la Capitol Records il suo album d’esordio, Visitor, un disco che esplora la vulnerabilità dell’amore, con l’amara consapevolezza di quanto siano caduchi i sentimenti e di come, ognuno di noi, è solo un visitatore nella vita della persona che ama.

 

Visitor è un disco mainstream, arrangiato con assoluta eleganza e composto da una scaletta che si muove con rara consapevolezza nel mondo del soul pop orchestrale. Dieci canzoni, per solo trentaquattro minuti di musica, in cui la Spiro veste, col cuore gonfio di riconoscenza, i panni che un tempo indossavano Amy Winehouse e la prima Adele (quella di 21, per intenderci).

Non c’è una sola canzone che non possa essere spesa come singolo, le melodie sono di presa immediata, ma è la voce la freccia più acuminata all’arco della giovane cantautrice: calda, profonda, disinvolta sia sulle note più alte che nei momenti più raccolti, e caratterizzata da un timbro sensuale, speziato alla cannella e al cioccolato, capace di colpire dritto al cuore con passione autentica.

Nella scaletta del disco manca "Material Love", probabilmente il suo brano più noto, visti anche i numerosi passaggi radiofonici. Poco male: ogni canzone di Visitor regge il confronto con il brano più famoso (almeno in Italia) del suo repertorio, a volte superandolo in qualità. E’ il caso della struggente "Die On The Hill", sorella minore di "Someone Like You", una ballata pervasa dalla medesima disperazione emotiva, in cui la Spiro dimostra di saper scrivere liriche tutt’altro che banali: “Mi prenderò questa notte e morirò su questa collina, Lo farò sempre. So di sembrare testarda, impaziente, Ma il libro l'hai scritto tu, io ne ho solo strappato una pagina. Per essere amata, per essere amata e nient'altro.”

 

Il disco si apre con "This Is My House" e ci si immerge subito in quelle sensuali cadenze soul, avvolte in atmosfere morbidamente jazzy che erano tanto care a Amy Winehouse. Amy ritorna anche nella spettacolare "He’s Not My Baby, I’m His", il passo caracollante, i coretti splendidi, e quel suono di chitarra che sembra provenire da un mondo lontano.

Non c’è un solo momento che non meriti di essere ricordato in questo disco che trova le sue vette più alte nelle ballate: la già citata "Die On This Hill", ma anche "Great Expectation", pianoforte e voce che aprono la strada verso un ritornello fantastico, "Pure", in cui la chitarra acustica e la splendida voce della Spiro tratteggiano a colori pastelli i sentimenti e le insicurezze di una giovane donna alle prese con la vita (“A volte, divento insicura, quindi mi metto in vestito per andare in città, Spero che un uomo mi noti, non so, mi rende orgogliosa, Divento gelosa e vedo me stesse negli occhi di mia sorella, Almeno lei riesce a divertirsi, almeno lei riesce a calmarsi”) e "Time, You & Me", tesa e oscura, che figurerebbe magnificamente nella colonna sonora di un film di James Bond.

Chiudono il disco le carezzevoli atmosfere jazzy di "Mono No Aware", lasciando nel cuore un desiderio di ricominciare da capo, di immergersi nuovamente in questo disco che guarda agli anni ’60 e al più sofisticato pop soul, per raccontare con misura e quieta poesia i turbamenti, i dubbi, le aspirazioni e le paure di una ragazza che si affaccia alla vita, all’amore e a quel mondo musicale anelato fin da bambina.

Più Adele che Amy Winehouse (le manca la disperata consapevolezza che nasce dal desiderio di autodistruzione), ma con Sienna Spiro forse è nata un’altra stella della medesima caratura. Se sarà così, lo scopriremo con il prossimo disco. Intanto, dipendesse da me, un piccolo spazio nel firmamento delle grandi voci femminili, inizierei a prepararlo.