“Give them a truth
and they will tell you a lie
Give them a lie
and they will give you the truth”
(“Westwards”)
“Pensare significa oltrepassare”, diceva il filosofo della speranza Ernst Bloch. Sebastian Brown in Windrose offre in musica e parole lo spunto per mettere in discussione le nostre credenze, le nostre certezze. Oltrepassare i propri limiti, dirigere la nave del pensiero il più lontano possibile, approdando in un porto nuovo ove la luce si possa cogliere da dentro, dal profondo dell’animo, con occhi diversi. Un Cammino del Cuore.
L’incipit dimostra subito l’atipicità del progetto: “Westwards” è il singolo del disco, quattordici minuti e quarantuno secondi raccolti anche in un emozionante cortometraggio dall’autore, al secolo Daniele Mattioni, polistrumentista e vocalist romano autodidatta, con una chiara predilezione per le chitarre acustiche ed elettriche, che negli anni ha registrato da solo centinaia di tracce nelle sua casa nel bosco.
«Per mesi ho lavorato alla produzione, districandomi in quella che sembrava una giungla di suoni. E si é rivelato, invece, uno schema perfetto: cinque brani, due lunghissimi, due formato canzone, uno piccolo in centro - il cuore. Un cuore puro, ragazzi. Di quelli che ci salvano. Almeno per la durata di una canzone». (Andrea Liuzza)
L’incontro con il produttore Andrea Liuzza, patron di Beautiful Losers, consente a Sebastian il grande salto. Le sue incisioni frutto di lunghe improvvisazioni notturne, vive e spontanee, che attingono dal blues ancestrale, vengono levigate e poi arricchite con cura dal sapiente maestro veneto. Il lavoro acquisisce una forma definitiva e nello stesso tempo mantiene lo spirito originario.
“I had to take refuge in the woods for a long time
I lived with wolves and hunted humans
They accepted me for who I am
But who am I? I don’t know
Nevermind
(“Eastwards”)
“Chi sono? Non lo so. Non importa”, il viaggio alla ricerca di sé di Mattioni scorre tra derive folk, allucinazioni psichedeliche per arrivare in territori post rock, in mezzo a suggestioni progressive e trame orientali. L’equilibrio sembra raggiunto nella breve “Windrose”, la “rosa dei venti”, il centro del tragitto che regala attimi di quiete (“Listen to this silence in the wind that whispers to the soul”), ma per stabilizzarsi bisogna percorrere tutte le direzioni e lambire i quattro punti cardinali.
Così ci si dirige verso nord con “Northwards”, importante tappa per ricordare quanto il peso dell’esistenza sia gravoso già da bambini (“…but now smile and live your body of pain/Now sleep and dream of the life you have designed for yourself”), sebbene solo con il passare del tempo e con l’esperienza l’essere umano possa riuscire a raggiungere un bilanciamento, capendo qual è il fardello della propria anima.
«Le strade sono tutte uguali: non portano da nessuna parte. Alcune attraversano la boscaglia e vi si addentrano. Posso dire di aver percorso strade molto lunghe nella mia vita, ma non sono mai arrivato da nessuna parte. Questa strada ha un cuore? Se ce l'ha, è la strada giusta; se non ce l'ha, è inutile».
(Estratto da Gli insegnamenti di Don Juan, cap. 5, trad. it., Carlos Castaneda, Rizzoli, 1999)
“Southwards” parte piano, poi picchia duro e si calma ondeggiando soddisfatta. Il brano chiude il tragitto a sud, arrivando a tratteggiare una croce: il Cammino del Cuore, che si conclude tra visioni apocalittiche (“It’s been two hundred thousand years since we created you and you still haven’t evolved? Now we have returned to set things right, they say, as the world fell”) e tensioni mai sopite pronte a emergere. Un finale delirante, sofferto e malinconico: ora l’esplorazione è terminata.
Quattro mete, quattro identità, quattro modi diversi di lasciarsi guidare con un centro perfetto, Windrose, che è anche il titolo dell’album. Un disco intenso, il debutto convincente di Sebastian Brown: un artista che ha scelto di essere se stesso, di scrivere una musica spirituale e visionaria, con un orizzonte indefinito e nessuna certezza di sicuro approdo. Tuttavia, a volte basta una nota per capire dove andare.
