A seguito dell’interessante presentazione del libro intitolato Woody Allen – Film, amori e nevrosi, svoltasi in un museo della città giuliana, cogliamo l'occasione di avvicinarci all’autore e realizzare una breve intervista.
Quando è nata in te la passione per Woody Allen, in che modo l’hai coltivata negli anni?
Non ricordo quale sia stato il primo film di Woody Allen che ho visto, forse Prendi i soldi e scappa. Comunque la scintilla è scattata da adolescente, e, probabilmente, all'inizio è nata e si è alimentata più da alcuni libri che dai film: le tre raccolte di racconti umoristici, la biografia di Eric Lax, e il libro con il testo della commedia teatrale Provaci ancora Sam. Poi negli anni l'ho studiato e seguito. Ho imparato a scrivere cose divertenti studiando come le scriveva lui (e non solo lui). Sì, in effetti Allen mi ha influenzato soprattutto dal punto di vista della scrittura.
Quali sono state le ragioni che ti hanno convinto a scrivere un libro su Allen?
Con l'avvicinarsi del novantesimo compleanno di Allen ho pensato che fosse arrivato il momento adatto per scrivere un libro su di lui. Mi sarei limitato ad un saggio su qualche argomento alleniano, ma l'editore Carlo Amatetti di Sagoma mi ha proposto di fare la biografia, visto che di biografie italiane recenti non ce n'erano Ho accettato subito.
Cosa offre di nuovo la tua disamina rispetto ad altre ricerche sul regista newyorkese?
L'ambizione era quella di scrivere una biografia classica che si potesse leggere come un romanzo (quindi senza anticipare le cose, ma raccontandole una dopo l'altra), integrando nel racconto le schede di tutti i film e di tutte le opere. Non è il libro di un critico. Sono partito da una domanda: com'è successo che un ragazzino ebreo di periferia, timido, basso, con problemi scolastici, chiuso in se stesso, sia diventato un uomo di enorme successo e forse l'uomo più divertente del Novecento? Raccontando la sua vita e le sue opere credo si capisca bene che non c'è stato nulla di scontato: Allen è stato baciato dal talento, ha avuto fortuna, ma se l'è anche guadagnata sul campo, con centinaia di scelte strane e spesso azzeccate. Anche il suo modo di affrontare i problemi è peculiare. Alla fine ne è venuta fuori una storia che ha a che fare, obliquamente, anche con il sogno americano…
Quanto tempo ti è voluto per terminare il libro?
La stesura in sè del libro non ha preso molto tempo, potrei dire alcuni mesi, ma è frutto di una vita di letture, visioni, studi, e passione. Non volevo che fosse il libro di un fan, anche se chiaramente l'ammirazione trapela da ogni pagina. Vorrei precisare anche un’altra cosa. A quasi 50 anni ho potuto guardare la vicenda di Allen con uno sguardo più distaccato, cercando di afferrare sfumature umane e artistiche che a 20 anni mi erano ignote.
E direi che ci sei riuscito bene. Il libro sembrerebbe indicato per chi già conosce l’opera di Allen.
Inevitabilmente è un libro in primis per gli alleniani. Ma la mia ambizione è che possa essere un libro prezioso anche per un giovane appassionato di cinema o di arte in generale, che attraverso il racconto della vicenda umana di Allen si appassioni alla comicità americana di quegli anni, al cinema di Allen, e trovi degli stimoli nuovi e interessanti. Un po' com'è stato per me quando, a sedici anni, leggevo e rileggevo la biografia (autorizzata e troppo agiografica, ma documentatissima) di Eric Lax.
Che opinione si ha dalle nostre parti di Allen come regista ed intellettuale?
Allen in Italia è stato amatissimo, fin dagli anni '70. Umberto Eco spese una famosa prefazione al primo libro di racconti certificando la nascita di un allenismo italiano (un po' snob, elitario, da subito fidelizzatissimo). Negli ultimi anni, per diverse ragioni, dagli scandali alla minore incisività delle opere di Allen stesso, Woody Allen non è più così al centro dell'universo degli spettatori italiani. I giovani non hanno la più pallida idea di chi sia (in attesa che lo riscoprano). Molti lo considerano un residuato bellico ("fa sempre lo stesso film"), per altri è un vecchio sporcaccione (che non ha mai avuto un processo per le accuse di pedofilia, ma questo è un altro paio di maniche). Ma in Italia ha ancora uno zoccolo duro di ammiratori. Mentre negli Stati Uniti i suoi film neanche escono più. La ruota è girata.
Che mi dici invece della ricezione del tuo volume?
Il libro è stato accolto bene, nei limiti della ricezione di questo tipo di pubblicazioni. Non è facile ottenere la giusta illuminazione su questo genere di libri. Personalmente sono molto contento di portarlo in giro e raccontarlo.
Oltre al tuo lavoro, che è ricco di informazioni, quale altro volume, articolo o ricerca consiglieresti per chi volesse approfondire il regista statunitense?
Su Allen si è scritto tantissimo, fino agli anni Novanta almeno. Tutto è stato indagato e studiato, sia in America che in Europa. Consiglierei di leggere la sua autobiografia A proposito di niente, e i primi tre volumi dei libri di racconti. Nel mio libro ho messo una piccola bibliografia essenziale e non esaustiva, ce n'è per tutti i gusti e gli approcci.
Hai mai avuto modo di conoscere Allen di persona?
No, non l'ho conosciuto! Molto meglio così. L'ho solo visto di persona, a pochi passi di distanza, 30 anni fa, a Bologna. Piccolo di statura e non vedeva l'ora di essere altrove.
Come descriveresti in sintesi il personaggio di Woody Allen e le sue opere più rappresentative?
Allen ha modellato un personaggio chiamato "Woody Allen", sin dai tempi delle sue apparizioni come comico. E' un personaggio che ha a che fare il modello dello "sfortunato" della tradizione comica yiddish. C'è stata comicità e cultura ebraica nella scrittura e nell'immaginario alleniano. Da Manhattan in poi quasi tutti i suoi film portano in loro una certa atmosfera da favola morale, in cui la morale però è tutt'altro che consolatoria. Il cinema di Allen in questo senso è un unicum nel panorama americano e non solo: più di 50 anni di film e una parabola che va dalla comicità più pura alla tragedia più spietata. Che dietro gli occhiali del comico di cabaret fosse nascosto un accigliato moralista, un disincantato osservatore della società americana, all'inizio lo pensavano in pochi, forse nessuno.
Woody Allen rimane attuale? Ci sono degli elementi di attualità che hanno un impatto sulla cultura?
Certo, Allen è attuale! E sono certo che tantissimi suoi film saranno ancora apprezzabilissimi quando ci saremo dimenticati da un bel pezzo di Io e Annie (1977), Manhattan (1979), Zelig (1983), Hannah e le sue sorelle (1986) e Harry a pezzi (1997). Solamente che oggi la sua figura non è collegata allo spinotto principale della cultura contemporanea. Ma questo vale anche per altri giganti del cinema e del panorama culturale. Non è un problema solo delle nuove generazioni: è il pubblico adulto ad essersi trasformato, come se avesse scordato quello che c'era prima. Se si entra dentro l'opera di Allen, però, ci sono decine di perle di cui sarebbe un peccato non godere.
Per quanto ti riguarda, hai altri progetti in cantiere? Puoi parlarcene?
Dopo Allen non credo di fare altre biografie a breve, a meno di qualche proposta importante su un regista americano che non c'è più e che qui non nominerò, ma che è l'unico che potrebbe spingermi all'impresa. Sto lavorando ad alcuni progetti di cinema e TV, e a uno spettacolo teatrale su bomba atomica, pacifismo, filosofi ebrei, queste cose qua. Ovviamente spero di portarlo anche a Trieste e altrove nel Belpaese.

