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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
03/07/2026
Live Report
Altin Gün, 02/07/2026, Circolo Magnolia, Milano
Prima tappa italiana del nuovo tour degli Altin Gun al Magnolia di Milano. Un appassionante concerto di una band che riesce a coinvolgere anche dal vivo con atmosfere e suoni raffinatissimi.

Qualche giorno fa, mettendo al corrente un amico che mi chiedeva che musica facessero gli Altin Gun mentre ci scambiavamo qualche dettaglio sui rispettivi imminenti appuntamenti live, a fronte del suo eurocentrismo mainstream (che io sappia unicamente dal punto di vista musicale) e consapevole di masticare entrambi solo competenze superficiali di rock psichedelico anatolico, ho tagliato corto - forse banalizzando all’eccesso - sostenendo che sono una specie di Air, ma molto più genuini e cresciuti in Turchia. 

Che poi non è vero, la band è di stanza ad Amsterdam ma, nonostante (almeno dal nome) solo Erdinc Ecevit Yildiz, il cantante e abile suonatore di baglama e synth (nell’accezione e nell’uso di synth che si ha in Medio Oriente, non so se avete presente) abbia tutte le carte in regola, la band al completo ha dimostrato ieri sera, sul palco, di saper maneggiare con dimestichezza tutto il background sonoro che, in modo sorprendentemente filologico, riproduce nei suoi brani. Ed è stata proprio la loro esibizione live l’aspetto che mi ha convinto sul fatto che il paragone con gli Air, decisamente fuori luogo dal punto di vista del genere, è comunque calzante sotto il profilo dell’approccio.

 

Partecipando con entusiasmo agli applausi dell’ultimo bis per suggellare la loro esibizione al Magnolia, mi sono sentito autorizzato a confermare quanto la loro capacità di allestire un’esperienza completa di tuffo nel passato (sulla carta meno somigliante a me rispetto a quanto mi dovrebbero trasmettere, per latitudine, Nicolas Godin e Jean-Benoit Dunckel con la loro strumentazione teletrasportata direttamente dagli anni '70 europei) sia straordinaria. Certo, se le due band sono accomunate dal basso suonato con il plettro e certa elettronica pionieristica e un po’ kraut che noi tutti abbiamo assimilato nella musica pop quando eravamo piccoli, qui le scale e le strutture dei pezzi si sente che provengono da ben altre culture, ma la questione non cambia di molto. E, se devo dirla tutta, mi sento molto più filo-anatolico che fighetto parigino.

E, se ho visto gli Air nel 2001 ai tempi del tour di 10000 Hz Legend, non avevo mai partecipato a un concerto degli Altin Gun e mi spiace di non aver presenziato alle precedenti occasioni, quando calcavano le scene nella formazione comprensiva di Merve Dasdemir, la voce femminile che ha contribuito al successo dei loro primi album e che consentiva una maggiore varietà di timbri espressivi. 

Ma non per questo lo spettacolo è stato meno avvincente, a partire dalla cornice. Uno spazio esterno del Magnolia gremito di pubblico e dall’immancabile flavour di Autan preventivo e altri spray antizanzare, nonostante la serata ne fosse sorprendentemente sgombra. Uno zoccolo duro di fan che ha assediato gli Altin Gun sotto il palco e una fascia di spettatori nelle retrovie forse un po’ troppo distratta, intenta in continui pellegrinaggi andata e ritorno al bar a scapito di chi si trovava lì per la musica. Non sono mancati i soliti guastafeste che approfittavano dei passaggi più intimi e d’atmosfera dell’evento - e del conseguente calo di intensità acustica - per chiacchierare. E, infine, il consueto irrinunciabile sabba di telefoni puntati sui musicisti a peggiorare la visione, per non parlare del banchetto del merchandising con prezzi alle stelle, probabilmente in linea con il target locale.

 

La band è salita sul palco poco dopo le 21 nella formazione che, oltre a Yildiz e al suo inconfondibile strumentario che spazia dai baglama elettrificati ai sintetizzatori, si compone del bassista (fondatore del progetto) Jasper Verhulst al basso, dell’impeccabile batterista Daniel Smienk, di Chris Bruining dietro a una montagna di percussioni e di Thijs Elzinga, con il suo stile inconfondibile di chitarra. 

La setlist ha compreso la quasi completa esecuzione dell’ultimo album Garip, tre brani da On, il disco d’esordio del 2018, due dei quali suonati come bis, un paio di pezzi rispettivamente da Gece e da Ask, solo un brano da Yol, una canzone tratta da Alem (l’album uscito nel 2024 solo in versione digitale e i cui proventi sono stati offerti in beneficenza per le vittime del terremoto che ha colpito la Turchia e la Siria) e il singolo “Bir Sigara Ic Oglan”, non incluso in nessuno degli album. 

Una scaletta ben assortita in cui gli elementi che contraddistinguono il sound degli Altin Gun - tradizione, funky, psichedelia, passaggi introspettivi, cavalcate di batteria e percussioni, soli e riff di baglama, virtuosismi di synth, intrusioni piacevolmente disturbanti ai limiti del noise di chitarra elettrica - si sono alternati con naturalezza. 

Brani come “Neredesin Sen”, la trascinante “Vay Dunya”, “Ervah-i Ezelde” con il suo sette ottavi, impraticabile per gli occidentali come il sottoscritto ma un ritmo come un altro da ballare per gli spettatori turchi presenti, “Leyla”, pezzo inciso con la voce femminile che però, qui in versione maschile, non vede diminuire il suo fascino, fino al mio momento preferito, quella “Bir Nazar Eyledim”, la traccia che chiude Garip, tastiere, basso synth e poco altro, perfetta sintesi di melodie di pop anatolico su base Kraftwerk, suggellano i passaggi migliori. Una serata piacevolmente lunga, d’altronde il repertorio della band consente un’ampia varietà di scelta a cui attingere, e per nulla monocorde.

 

Non avevo mai partecipato a un concerto degli Altin Gun, dicevo prima, e la loro performance ha confermato tutte le mie aspettative. Esecuzioni senza sbavature, sia nei momenti in cui la riproduzione dei brani ha tracciato perfettamente le registrazioni in studio, sia nelle fasi in cui, pur nella fredda eleganza dello standing imposta dal loro stile, i musicisti si sono concessi all’entusiasmo del pubblico. Non sono mancati gli episodi in cui, tra gli spettatori, si è levata in coro la scansione ritmica delle sillabe del loro nome. “Al-tin-gun! Al-tin-gun!” (questa volta con un tempo pari), tante voci all’unisono che li hanno acclamati per il ritorno sul palco. Quasi uno slogan da corteo che con gli Air, tanto per fare un esempio, non funzionerebbe, anche se sono convinto che sarebbe il loro pubblico, per primo, a non spingersi a manifestazioni di tanto calore. 

Quello degli Altin Gun è, invece, uno spettacolo di luci coloratissime, di suoni avvolgenti e di affettuosa risposta dei fan. Un live fitto di didascalie sonore fedeli all’immaginario, paradossalmente esotico e allo stesso tempo quasi dietro l’angolo, di luoghi e di epoche remote, oggi più definito ma fino a ieri unicamente a corredo delle illustrazioni stampate sulle copertine dei loro album, grazie anche alle quali non smetteremo mai di fantasticare sulla loro musica.

(Perdonatemi, i caratteri dell’alfabeto turco, per motivi tecnici, sono stati resi con l’alfabeto italiano o traslitterati).

 

SETLIST

Gonul Dagi
Neredesin Sen
Nigde Baglari
Vay Dunya
Ervah-i Ezelde
Oldurme Beni
Leylim Ley
Bir Sigara Is Oglan 
Leyla
Badi Sabah Olmadan
Susum Nedir
Bir Nazar Eyledim
Zuluf Dokulmus Yuze 
Maska Yollari 
Caney
Yali Yali

BIS

Kirsehir'in Gulleri 
Cicekler Ekiliyor
Supurgesi Yoncadan 

 

Le fotografie della serata, a cura di Emanuele Esposito