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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
16/05/2026
Live Report
Angel Du$t, 15/05/2026, Q-Hub, Milano
Il concerto degli Angel Du$t dura solo 40 intensissimi minuti, ma è abbastanza per rendersi conto di quanto Justice Tripp sia uno dei frontman più generosi e coinvolgenti della scena contemporanea e quanto la band sia uno dei migliori sommovinenti del panorama hardcore odierno. Il racconto della serata al Q-Hub.

Il Q-HUB di Milano è uno di quei locali che sembrano esistere da sempre, anche quando in realtà hanno aperto da poco più di un anno. Forse perché l’underground, quando funziona davvero, costruisce immediatamente una propria mitologia: una dimensione in cui ciò che accade sembra avere un peso inversamente proporzionale alla dimensione della venue. Per una sera, il locale si è trasformato in una sorta di anticamera del Venezia Hardcore – un “aperitivo” lombardo alla due giorni del CS Rivolta di Marghera, dato che sia gli Speedway sia gli Angel Du$t saliranno sul palco veneziano appena ventiquattr’ore dopo. Eppure, al di là della natura quasi di passaggio della data, l’impressione è stata quella di assistere a qualcosa di più significativo di una semplice tappa infrasettimanale. Anche perché il Q-HUB sembra la venue ideale per questo tipo di concerti: abbastanza grande da contenere il caos, abbastanza raccolta da impedire che si disperda. L’atmosfera è talmente informale che Justice Tripp, frontman degli Angel Du$t, si muove liberamente tra il pubblico durante i set delle altre band, annullando di fatto ogni distanza tra palco e platea – cosa chedopotuttosta al cuore dell’hardcore. 

 

Hellfire Booking Agency ha costruito un bill particolarmente coerente. Prima degli Angel Du$t e degli Speedway si sono esibiti i torinesi Rope, freschi del nuovo For All The Marbles, e gli Aurevoir Sofia di Cinisello Balsamo, ormai ben oltre lo status di promessa locale, anche grazie a un percorso che li ha portati fino allo Sziget Festival. Purtroppo, un impegno lavorativo ci ha costretti ad arrivare quando gli Speedway sono in procinto di iniziare il loro set, ma bastano pochi minuti per capire perché il quintetto svedese sia tra i nomi più interessanti della nuova scena hardcore europea. 

 

Gli Speedway funzionano esattamente come dovrebbe funzionare una giovane band hardcore nel 2026: niente orpelli, solo brani suonati con precisione feroce e un’energia costante, pensata per ridurre al minimo la distanza tra palco e pubblico. Il loro suono unisce la fisicità dell’hardcore classico a una vena melodica più malinconica, figlia di quella scuola post-Title Fight che negli ultimi dieci anni ha ridefinito il lessico emotivo del genere.

Il debutto Life’s Refrain, pubblicato lo scorso anno e prodotto proprio da Ned e Ben Russin dei Title Fight, li ha rapidamente proiettati in tour in tutta Europa, confermando la vitalità della scena. Anche il dettaglio apparentemente marginale che vede un membro della band indossare la maglia del Milan 2019/20 di Ante Rebi? contribuisce a delineare un certo immaginario dell’hardcore contemporaneo, fatto di understatement e identità da working class. 

 

Dopo un rapido cambio palco, alle 22:20 tocca finalmente agli Angel Du$t. Il bassista Zechariah Ghostribe sale sul palco con un cappello da pescatore dell’Inter e viene naturale chiedersi se la band abbia trascorso il pomeriggio a girare per Milano. (Risposta: sì, come racconterà lo stesso Justice dal palco). È un dettaglio minimo ma perfettamente coerente con il gruppo.

Nati nel 2013 come valvola di sfogo di Tripp rispetto alla disciplina dei Trapped Under Ice, gli Angel Du$t hanno progressivamente trasformato la loro apparente incoerenza stilistica in un tratto distintivo. Per anni sono stati letti quasi esclusivamente attraverso le band satellite (Trapped Under Iceappunto; ma anche i Turnstile e gli American Nightmare) come se il pedigree contasse più delle canzoni. Dal vivo, però, questa chiave interpretativa appare ormai insufficiente: gli Angel Du$t non sono più “la band parallela di Justice Tripp”, ma un organismo mutante che utilizza l’hardcore per esprimere in modo più ampio la sfaccettata personalità del suo frontman. 

 

Il nuovo album Cold 2 The Touch, di cui abbiamo scritto qualche mese fa, rappresenta probabilmente la sintesi più compiuta di questo approccio. Dentro convivono riff pesanti, melodie oblique, intuizioni quasi power pop e improvvise accelerazioni hardcoreil tutto supportato da una scrittura che rifiuta ogni etichetta pur mantenendo un’identità fortissima. Una contraddizione solo apparente, che dal vivo si chiarisce ulteriormente. La band (Justice Tripp alla voceJimm Carroll e Steve Marino alle chitarreZechariah Ghostribe al basso Nick Lewis alla batteria) concentra il set sul materiale più recente, ormai centrale nellaffermazione degli Angel Du$t, mentre i brani meno recenti vengono riarrangiati in forma più aggressiva ed essenziale, ricondotti a una matrice hardcore che riassorbe tutte le deviazioni precedenti. 

 

Il set degli Angel Du$t dura quaranta minuti intensissimi, senza pause né cali. Forse persino troppo pochi, perché il concerto lascia soprattutto la sensazione di voler vedere la band in un contesto più ampio, in uno show da headliner vero e proprio con almeno settantacinque minuti a disposizione, dove possa permettersi di suonare un numero maggiore di canzoni.

Justice Tripp, nel frattempo, si conferma uno dei frontman più generosi e coinvolgenti della scena contemporanea: dà tutto, continuamente, con quella particolare intensità che, guardandolo, fa pensare che per lui la musica non sia semplicemente un lavoro ma una modo di stare al mondoEd è forse questo il punto: dopo tredici anni, gli Angel Du$t restano rilevanti proprio perché non hanno mai smesso di mettersi in discussione.

In un panorama hardcore che flirta sempre di più con il pop, il quintetto di Baltimora mantiene una qualità rara: la sensazione di essere ancora in movimento, ancora alla ricerca. Nel frattempo, a fine serata, resta addosso una sorta di elettricità post-concerto. D’altronde, c’era molta attesa attorno alla performance degli Angel Du$tassenti da Milano da ben nove anni e con un nuovo album che ne ha notevolmente aumentato la visibilità. Che dire: promessa mantenuta.