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REVIEWSLE RECENSIONI
Behind The Eyes
Savana Funk
2026  (No Music, Self, Big Time, Antenna Music Factory)
WORLD MUSIC BLACK/SOUL/R'N'B/FUNK
8/10
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08/04/2026
Savana Funk
Behind The Eyes
Nuovo album per le belve della Savana, trio bolognese dell'intenzionale funkettista, ma non solo, che ha guadagnato in più di dieci anni di carriera molti seguaci e grande rispetto nel panorama italiano. Ora ancora più internazionali, con la produzione artistica e mixaggio di Tommaso Colliva, fortemente voluto dalla band.

Dietro agli occhi, quando ti sforzi di leggere la tua stessa retina, parte lo show caleidoscopico di luci, tratti grafici colorati e impazziti, forme cangianti che non t’aspetti, lampi e saette: sembra si possa leggere ciò che sentiamo in modo più profondo, appunto, Behind The Eyes. Occhi che ormai guardano troppo, bombardati da immagini di ogni tipo, spesso orrori, spesso brutali, altrettanto spesso semplicemente bruttezza.

Ecco, i Savana Funk lanciano un messaggio universale: chiudiamo gli occhi, respiriamo, guardiamo dentro di noi per ritrovare, come in una sorta di meditazione, il nostro intimo orizzonte poetico più autentico. Sì, una fuga nell’onirico per esplorare la parte più recondita del “se”.

 

Di viaggi i Savana se ne intendono, a partire dal nome stesso della band che evoca paesaggi Salgariani: da sempre, i musicisti incontratisi per la prima volta a Bologna nel 2015, hanno pennellato scenari esotici, a partire dal primo album omonimo, surfando su Tindouf, passando per Ghibli, coerentemente con la loro interazionalità di origine, Italia - Marocco – Londra/Italia/Ghana.

In quest’ultima opera per la prima volta ascoltiamo la voce, in tre brani: suoni o meglio parole-suono ad accompagnare melodia e groove, come loro sanno fare, trasportando l’ascolto verso una maggiore interiorità. La voce umana parla di noi, la puoi certamente declinare con un bel sassofono, ma quanto arriva a toccare il cuore una voce umana ispirata? Non credo ci sia qualcosa di più potente, di più diretto. E’ Youssef Ait Bouazza che la incarna, sincera, spontanea come il suo stile da batterista. E dal vivo abbiamo potuto ascoltare anche le sue fughe vocali berbere nel delirio dei brani più eccitati.

Nicola Peruch, solido compagno di viaggio, compone con la band da tempo, e dal suo telaio a tasti bianchi e neri tesse trame sonore che declinano il nuovo corso dei Savana Funk, in alcuni dei brani (#5,#8 e #9). Aldo Betto in questo album trova anche le sonorità più strumentali della chitarra, esaltando una pulizia formale più ragionata, matura. Blake Franchetto, sempre estremamente groove e virtuoso, flirta qualche volta al tocco contrabbassistico, che gli appartiene come formazione accademica.

Grazie alla produzione artistica & mixaggio di Tommaso Colliva, un gigante del suono, (Calibro 35, Muse, Gutter Twins, Damon Albarn, Afterhours, Diodato, Nic Cester, Franz Ferdinand, e tanti altri big monsters) il trio si apre ancora più ad una dimensione internazionale, allargando la platea oltre i confini nazionali. I Savana Funk già da un paio d’anni suonano anche allo Sziget Festival a Budapest, una dimensione diversa rispetto ai club della nostra penisola, dove il contatto con il pubblico è ravvicinato, carnale, come piace a loro. Sul grande palco internazionale però allarghi la notorietà fuori dai confini, e anche se hai un set limitato di brani da eseguire, hai una chance per fatti sentire da migliaia di persone che prima non sapevano nemmeno lontanamente della tua esistenza.

 

Le tracce di Behind The Eyes sono dieci, per circa quarantuno minuti di tanti bei suoni raffinati ed eleganti, sempre sostenuti dalla ritmica impeccabile e distintiva del trio, pur mantenendo la matrice dei Savana; i singoli brani si distinguono tra di loro per la loro identità, variando e rendendo l’ascolto sempre piacevole. L’ascolto in filata e in loop fa scorrere il tempo e i pensieri in modo leggero e non banale, insomma, meglio non mettere una pentola sul fuoco e dargli le spalle, si rischia l’incendio.

Dieci brani che sono stati concepiti anche per essere riprodotti in trio nei live senza perdere lo spirito originario, senza tradire lo spettatore, che dall’ascolto dell’album potrebbe poi ritrovarsi spaesato nel live. Non voglio citare volutamente una band, molto famosa a livello mondiale e legata in qualche modo ai live dei Savana: agli albori del nuovo secolo suonavano in un festival prima dei Muse e sembravano a confronto degli LP in studio una banda di sciamannati sconclusionati. Essere coerenti tra quanto prodotto in studio e poi nei live è, a mio modo di vedere, una questione di rispetto per il proprio pubblico, altrimenti si rischia di scivolare verso la disonestà intellettuale.

 

La copertina dell’album è un’opera pittorica intitolata “Do draghi” (Due Draghi) di un giovane artista cinese, Jingge Dong, che ha scelto l’Italia, in particolare Venezia. L’opera presenta un San Giorgio in lotta con l’animale fantastico la cui lunga coda pare essersi raddoppiata; si tratta di un rimando tra iconografia occidentale e orientale, in cui l’immagine principale nasconde al suo interno altri mondi e altre storie che conducono altrove. Dong ha dichiarato in un’ intervista del 2022 che ha compreso la poesia di Coleridge “The rime of the ancient mariner” grazie agli Iron Maiden, insomma un bel tributo alla musica metal, ispiratrice di tante immagini.

La comunità artistica globale mescola tutto il possibile, ed è un bene che almeno in questo ambito le frontiere non esistano, anzi, infrangerle e stravolgerle è il piacevole lusso che ogni artista (degno di questo nome) esibisce con poetica sfrontatezza ed ostinata determinazione.