La cosiddetta “musica con le chitarre”, più o meno di derivazione Post Punk, è tornata in auge da circa una decina d'anni e si sta attualmente discutendo se sia effettivamente ancora sulla cresta dell'onda. Se è ormai acclarato che band come Idles o Fontaines D.C. siano ben avviate verso una dimensione mainstream, con tutti gli annessi e connessi del caso, altrove si nota una fisiologica alternanza tra realtà consolidate ma settoriali (Dry Cleaning, Squid, shame, Murder Capital) e altre dove si percepisce una certa scontatezza nella ripetizione delle formule (Egyptian Blue, Model/Actriz, Gurriers, T.V. Priest, giusto per fare alcuni nomi).
I Deadletter, per quanto mi riguarda, appartengono alla prima categoria: l'esordio su lunga distanza Hysterical Strength, pur senza introdurre chissà quali novità, aveva incantato per una certa vena briosa à la Talking Heads, e per una capacità notevole di scrivere canzoni incisive, dalle melodie catchy e immediate. Existence is Bliss, uscito poche settimane fa, ha eliminato quasi del tutto i riferimenti a David Byrne e soci, ha aggiunto una buona dose di oscurità e ripiegamento interiore, un aggrapparsi di meno alle facili soluzioni melodiche, per favorire ritmi più cadenzati, unitamente ad una maggiore gestione dei crescendo. Ne è uscito un lavoro meno immediato, sicuramente derivativo nelle soluzioni, ma per certi versi più interessante del precedente.
Se aggiungiamo testi ben scritti e ragionati, un cantante dalla personalità dirompente come Zac Lawrence e una resa live perfetta nella migliore tradizione di South London, l'impressione è che i Deadletter abbiano tutte le carte in regola per compiere il tanto famigerato salto di qualità.
Tornano all'Arci Bellezza a distanza di due anni e questa volta fanno registrare il sold out, esattamente come la sera prima a Roma: piccoli segnali, certo, ma altamente significativi.
Ad aprire troviamo i Vikowski, freschi autori dell'ottimo Consistency (qui l'intervista che abbiamo fatto loro in occasione dell'uscita, ndr), e per il sottoscritto si tratta di una bella sorpresa: nel 2017 avevo seguito l'esordio di Vincenzo Coppeta, Beyond the Skyline, quando il monicker traduceva ancora un suo progetto solista ma conteneva già in embrione le suggestioni stilistiche sviluppate ora, e avevo avuto modo di vederlo dal vivo in alcune occasioni, tra cui un'apertura ai Pains of Being Pure at Earth al Magnolia. Nel 2021, invece, avevo scritto del loro esordio, The Long Run, che regalava ballate dagli echi New Wave e atmosfere notturne.
La mezz'ora di set nella quale si sono prodotti al Bellezza è stata molto di più di un semplice preambolo per scaldare il pubblico. Vincenzo ha mollato le tastiere e suona il basso (oltre ovviamente a cantare), è affiancato da Lorenzo Pisanello a batteria e pad, e da Alessandro Panzeri alla chitarra (sì, proprio lui, l'Old Fashioned Lover Boy autore, ai tempi, di tre ottimi dischi di Alternative Folk, che già nel suo ultimo tour, datato mi pare 2019, si era fatto accompagnare da Vincenzo, a testimonianza di un sodalizio musicale decisamente solido).
Il trio si concentra sui brani del nuovo disco (il secondo con questa formazione), una miscela di Cold Wave e Post Punk fatta da ritmiche marziali, linee di chitarra gelide e melodie cupe, in perfetto equilibrio tra Joy Division, Covenant e Depeche Mode. Un tiro notevole e una scrittura efficace e intelligente, che declina in maniera attuale un genere che, per quanto stra sentito, non stanca mai, se portato avanti in questo modo. Recuperate l'album e teneteli d'occhio perché ne vale davvero la pena.
E adesso spazio ai Deadletter che, come l'altra volta stanno stretti sul palco, scegliendo oltretutto di non sfruttare la parte rialzata (se non per la batteria) e di rimanere in cinque uno di fianco all'altro, come a volere aumentare la loro carica propulsiva.
In effetti l'attacco, affidato alle nuove “Purity I” e “To the Brim”, fa capire come in questi due anni ci sia stato un certo upgrade in sede live: se già ci avevano convinti la prima volta, adesso risultano davvero devastanti, trainati dal drumming ossessivo e pulsante di Tommy Wright, dal chiaro impianto motorik, e dal basso fantasioso di George Ullyott, elemento fondamentale attorno a cui ruota la struttura melodica dei brani.
Se la reazione del pubblico ai brani più datati, come “Mere Mortal”, “Deus ex Machina” o “Fit to Work” è senza dubbio entusiastica, le nuove composizioni funzionano altrettanto bene e, anzi, dal vivo acquistano maggiore potenza e dinamicità, seppure sia evidente che occorra tempo perché vengano metabolizzate appieno.
Zac Lawrence, dal canto suo, è un mattatore nato, uno di quei cantanti che sanno fare la differenza all'interno di una formazione. Interpreta i brani con passione ed espressività, ed è anche dotato di una vocalità più “tecnica” rispetto ad altri suoi colleghi; si dimostra prontissimo a coinvolgere il pubblico, incitandolo nei momenti più energici e scendendo spesso in platea per accorciare ancora di più la distanza tra musicisti e spettatori.
Inevitabile che, con questi ingredienti a disposizione, ne scaturisca uno show potentissimo e abrasivo, molto fisico, con pogo indiavolato e moshpit quasi ininterrotti.
Devastanti soprattutto “It Flies” e “(Back to) the Scene of the Crime”, quest'ultima una delle migliori del nuovo disco, mentre nel finale “It Comes Creeping” e “Frosted Glass” mettono in luce il lato più rallentato e meditativo del sestetto.
Bis ancora ad alto ritmo, con la vecchia “Binge” che fa saltare tutti, e una “Cheers!” che è veramente una scarica di adrenalina.
Tutti a casa contenti, con la certezza che ai Dead Letter non manchi poi molto per dare una svolta alla propria carriera: facile che al prossimo giro il Bellezza risulti troppo piccolo...


Photo credits: Laura Floreani
