Dietro il moniker Kæry Ann si cela l’italianissima Erika Azzini, con la quale abbiamo deciso di fare due chiacchiere in occasione dell’uscita del nuovo album Moonstone.
Come avevo scritto in chiusura del live report di Nero Kane (vedasi qui) in Italia esiste un’area goth che assume diverse sfaccettature, una di queste, direi una sorta di doom psichedelico, è quella di Kæry Ann.
Benvenuta su Loudd! La prima domanda è sempre d’obbligo, vuoi presentarti ai nostri lettori? In particolare: quando si decide di presentarsi al pubblico con un moniker mi corre sempre il pensiero del perché di questa scelta e quali siano le ragioni?
Grazie a te per l’interesse e per l’invito! Sono molto felice di far conoscere meglio il progetto con questa intervista. Cercavo uno pseudonimo artistico che non sentissi troppo distante ed estraneo rispetto al mio vero nome, quindi sono partita proprio da quello e l’ho scomposto. Non è propriamente un anagramma, perché non contiene le stesse lettere, ho inserito anche la legatura æ per dare visivamente un senso di antichità. Mentre il suono di Ann evoca per me un senso di semplicità e grazia, oltre ad avere la stessa lettera iniziale del mio cognome.
Veniamo al tuo ultimo lavoro Moonstone, ho trovato il disco molto interessante e, soprattutto, con caratteristiche diverse rispetto al precedente album di debutto Songs of Grace and Ruin (che peraltro, seppur con un sound differente mi era piaciuto, penso ad esempio a brani come "Desert Song", oppure "Moon Lies"). Mi pare difatti che mentre il lavoro precedente avesse una tonalità più spinta verso uno shoegaze “riflessivo”, verso un sound post punk eighties, nel nuovo album le chitarre “graffiano” molto di più, direi che l’atmosfera sia quasi una sorta di doom psichedelico, condividi questa opinione?
Opinione molto azzeccata che condivido. Dietro a questa differenza ci sono state sia scelte creative che influenze musicali diverse, mie e della band, oltre al fatto che la produzione è stata seguita da studi diversi, guidati da musicisti con un approccio e un’attitudine propri. Il debutto Songs of Grace and Ruin è stato registrato presso Fox Studio da Andrea Volpato (Painted Vein, MØAA), mentre Moonstone è stato realizzato presso Produzioni Rumorose (con componenti di Demikhov). Per queste ragioni si percepisce nel primo lavoro un approccio più delicato e introspettivo, mentre nel secondo più massiccio e abrasivo, pur cercando di mantenere la componente eterea e atmosferica come elemento comune.
Parliamo di alcuni brani: in primis (rimanendo nell’idioma usato per il primo pezzo, ovvero il latino) “Puritatem Tuam Interiorem Serva” cosa ti ha spinto ad usare, appunto, il latino, lingua per definizione legata all’antichità e al sacro, essendo stata per secoli e tuttora la lingua ufficiale della Chiesa Cattolica?
Ho scelto il latino proprio per la sacralità del messaggio che volevo comunicare con il brano, forse il più importante per me all’interno di questo disco. "Puritatem Tuam Interiorem Serva" si traduce in “preserva la tua purezza interiore” ed è un monito a custodire la propria integrità, a restare fedeli a sé stessi e alla propria luce interiore nonostante le quotidiane contaminazioni di un mondo decadente, il tutto da intendere in senso iniziatico più che morale o religioso.
Parliamo di “The Road”: nel flyer promozionale viene indicata quale fonte di ispirazione il libro con lo stesso titolo di Cormac McCarthy. Ritengo che lo scrittore americano sia un grande autore; La Strada, seppur nella sua crudezza, mi è piaciuto molto, nella logica della (una parola oramai sulla bocca di tutti e che non amo particolarmente) resilienza del protagonista nell’accettare il proprio compito per la salvezza del figlio. Cosa ti ha spinto a scrivere questa canzone?
Ho letto La strada di McCarthy durante una vacanza al mare, quindi puoi immaginare il contrasto tra il paesaggio che avevo intorno in quei giorni e il contesto descritto nel libro. Ricordo che la storia mi colpì profondamente, a tratti mi fece male, tanto da provocarmi diversi incubi nelle notti successive. Fu proprio questo impatto emotivo ad ispirare la stesura del brano. Preciso che ci sono parti del testo in comune con "Puritatem Tuam Interiorem Serva" e, sebbene scritte in lingue diverse, direi che "Puritatem" può essere vista come una rielaborazione più sacralizzata di alcuni temi presenti in "The Road".
Il concetto di “portare il fuoco” all’interno della narrazione rappresenta infatti la necessità di preservare la propria umanità e pietà in un mondo svuotato di senso, dove fame e crudeltà prevalgono su qualsiasi valore morale e sulla dignità umana stessa. Lo vedo un po’ come un climax della situazione attuale in cui versa la nostra attuale società, in cui il rischio più grande è proprio quello di spegnere ciò che ci rende umani.
Veniamo al pezzo successivo “Hero and Leander”, per me uno dei vertici dell’album. Vorrei però soffermarmi sul video (inserito anche il calce alla presente intervista); mi sembra molto ispirato a un immaginario gothic, penso ad alcuni produzioni della Hammer, ovvero, con tono maggiormente autoriale, alla rivisitazione di Nosferatu da parte di Herzog, etc. Chi ne è l’autore/regista e quali sono le fonti di ispirazione?
Il video di "Hero and Leander" è stato realizzato dal mio amico Davide Saleri, fotografo e videomaker. In realtà non abbiamo scelto, o almeno non volutamente, particolari riferimenti cinematografici a cui ispirarci, anche se sono molto contenta che tu ci abbia visto l’influenza del Nosferatu di Herzog che adoro. Di fatto ci siamo lasciati guidare dall’istinto e abbiamo dato priorità alla scelta di luoghi e oggetti a me molto cari: una spiaggia sul fiume Chiese, una cava di marmo abbandonata, la soffitta della cascina dove un tempo vivevano i miei nonni. E poi il filatoio, la roncola, lo scrittoio con specchio, oggetti inutilizzati da anni a cui ho voluto dare nuova vita e nuovo senso rendendoli parte del mio immaginario visivo. Credo che sia proprio questa attenzione agli spazi e agli oggetti antichi a conferirgli quella dimensione gotica, al di là di riferimenti cinematografici diretti.
Per chiudere la trilogia, parliamo un attimo di “Mariner’s Song”, in cui trovo molto belle le linee del basso che, unitamente alla batteria, mi ricordano molto le sezioni ritmiche post-punk, l’autrice è Francesca Papi (bassista), vuoi parlarcene un po’?
Il testo e la melodia di "Mariner’s Song" sono stati scritti da Francesca Papi, bassista della band. Io ho contribuito a strutturare la sezione ritmica creando una parte molto essenziale di batteria e ho curato le armonizzazioni e i cori sulle voci. Come per tutti gli altri brani del disco l’arrangiamento è stato poi affinato insieme a Davide Rosa (chitarra) e Fabio Orticoni (batteria).
Colgo l’occasione per fare chiarezza alla domanda che spesso mi viene fatta, se Kæry Ann sia un progetto solista o una band: è nato originariamente per il primo album come progetto personale, poi rafforzandosi nel tempo l’amicizia con Francesca e gli altri, e suonando spesso insieme, ho spontaneamente lasciato spazio e accolto i loro mondi interiori sotto forma di musica, sapendo che questo avrebbe dato al disco un valore e un impatto ancora più importanti. Lavorare con loro mi ha permesso di crescere molto sia come persona che come musicista e il progetto si è evoluto naturalmente nelle sembianze di una band in questo secondo capitolo, pur restando l'identità e l'immaginario di Kæry Ann il fulcro che tiene insieme il tutto.
L’ultima domanda riguarda i prossimi live. Dove e con chi sarai impegnata per la promozione dell’album, in particolare per quanto riguarda il nostro paese, sono programmate alcune date?
Sì, stiamo lavorando alla promozione live curata da Filippo Baraglia dell’agenzia di booking Annibale. Sono previste diverse date sia in Italia che all’estero: dal 5 al 21 febbraio saremo impegnati in un tour europeo, attraversando Ungheria, Austria, Germania, Danimarca, Francia e Svizzera. Per quanto riguarda l’Italia, oltre al release party del 22 gennaio al Carmen Town di Brescia, abbiamo annunciato una data al CIQ di Milano il 21 febbraio. Altre date sono attualmente in fase di definizione e verranno comunicate prossimamente.

