Nella era iper tecnologica in cui ognuno di noi è immerso in ogni aspetto e luogo della sua vita, quasi come paradosso (ma non troppo), (ri)emerge (ma forse non se ne è mai andato) un sostrato ancestrale che sembra legare l’essere umano ad una sorta di mistero percepito che sopravvive nell’uomo contemporaneo.
Così come viandanti, siamo alla ricerca di qualcosa di indefinito che ci riconcili con il nostro essere più profondo. Ci siamo così imbattuti in un progetto italiano oramai da qualche tempo sulla “breccia”, che nel suo ultimo album questo viaggio misterico lo ha intrapreso avendo come faro Maris Stella.
Ciao, benvenuti su Loudd! Partiamo con le presentazioni, in primo luogo, chi sono i Tristan da Cunha e quale è la ragione di tale particolare nome scelto per il vostro progetto musicale?
Luca: Tristan da Cunha nasce come duo strumentale nell'estate 2016; suonavamo la nostra musica che chiamavamo "honest post rock" perché era scarna, diretta, introspettiva e potente. Il nome Tristan da Cunha deriva dall’omonima isola situata nel sud dell'oceano Atlantico, l'isola abitata più lontana da tutto e da tutti. Abbiamo scelto quel nome perché per me e Francesco quell'estate 2016 fu un periodo veramente brutto, e per questa ragione decidemmo di chiuderci in sala prove e buttare fuori in musica quello che avevamo dentro. Suonare fu terapia pura. L'isola di Tristan è il posto in cui avremmo voluto essere in quel momento, lontano da tutto e da tutti, isolandoci nel muro di suono che creavamo, dando vita alla nostra Tristan da Cunha.
Maris Stella, di cui parleremo a breve, non è la vostra prima produzione, il precedente disco Hidden Sea era uscito per Dissipatio (vedi intervista qui) e prima vi erano state altre uscite. Inoltre per questo disco il vostro organico da duo è diventato un trio, con l’aggiunta di una viola, è una scelta definitiva o dettata dalla particolarità di questo album?
Nicolò: Spero di passare il periodo di prova! Scherzi a parte, mi è capitato di recente di ripescare le primissime bozze che mi ha mandato Francesco di questo concept che aveva in testa. La richiesta era semplice: pensare e registrare una parte di archi. Tempo qualche giorno e avevamo già imbastito le idee per tutto il lato A del vinile. Questo aneddoto solamente per sottolineare il fatto che è stato un lavoro naturale, tutti i pezzi sono caduti subito al loro posto. La spontaneità con cui è germogliato questo nuovo “suono” dei Tristan sarà una cifra che ci porteremo nel futuro.
Francesco: Come band abbiamo avuto sempre evoluzioni naturali, partendo dal post rock più puro e scarno dei primissimi dischi, passando per l'ambient concreta e proseguendo nel nostro viaggio con Maris Stella. Viaggio che si è concretizzato coinvolgendo anche mio fratello Nicolò; per me è impagabile essere riuscito a trovarmi con lui nella musica, soprattutto in un disco sentito come Maris Stella. Colgo l’occasione per ringraziare di cuore Boring Machines, label che ha meglio di chiunque altro definito e coltivato un certo tipo di suono in Italia - da vent’anni. Ha capito, supportato e concretizzato questo nostro disco e ne siamo onorati.
Chi legge il sottoscritto sa già che uno dei miei “cavalli di battaglia” risulta essere la ricerca di progetti musicali volti a comporre/ridurre/ridefinire la frattura che si è creata tra la musica “classica” e l’ascoltatore moderno, al fine di dare forma d una musica attuale che guardi al passato ma “suoni” contemporanea. Pensate che il vostro lavoro sia un tentativo in tale senso?
Nicolò: Non credo tanto che ci fosse un’intenzionalità in questa direzione. Ancora una volta, penso più che altro che sia stato un risultato che deriva dalla somma di tanti aspetti, in particolare i nostri background artistici personali. Arrivando io personalmente dalla classica, è pressoché naturale che nel mio lavoro si intuiscano citazioni e riferimenti di quel genere: è un po’ il vocabolario che mi sono costruito negli anni. L’unione di questo, insieme all’esperienza di Francesco e Luca negli anni di lavoro insieme, hanno prodotto questo sound peculiare che sicuramente fa eco a tutto un filone di musica che può definirsi “classica rivisitata”.
Maris stella, il vostro ultimo lavoro, richiama nel titolo una delle preghiere mariane più antiche, un canto gregoriano molto suggestivo, semplice ma allo stesso tempo ieratico; quale è la ragione che vi ha spinto a comporre un’opera musicale che trae ispirazione da un patrimonio culturale che risulta essere il portato di una tradizione cui il nostro paese fatica ultimamente a riconoscere di esserne (anche se sempre meno) permeato? Dall’ascolto del disco sembrerebbe emergere la presenza di un sostrato ancestrale che sembra legare l’essere umano ad una sorta di mistero percepito, che sopravvive e forse paradossalmente viene acuito nella nostra epoca ipertecnologica e secolarizzata. Quali sono le ragioni di tale scelta?
Francesco: Mi è capitato di leggere qualcosa a proposito della Maris Stella, uno dei primi titoli dati a Maria, e ne sono rimasto affascinato: la stella che guida il marinaio perso nel mare, speranza divina ma fortemente terrena. Il culto più antico del mondo, perché basato sul ritrovarsi, se ci si perde nel proprio mare interiore.
Anche se non vuole essere un disco cristiano, ma spirituale, il sostrato culturale ha sicuramente inciso nella poetica di Maris Stella, che siano le nenie indistinte che percepisci da piccolo in chiesa, che sia il rosario recitato dalla nonna in casa. Personalmente suono per avere una via di fuga, cercando di tracciare geografie e luoghi immaginari ma, per me, veri.
Ho trovato evocativa anche l’immagine della copertina, un volto di una statua di Maria i cui tratti vengono resi indefiniti, quasi ad evidenziare una sorta di insondabilità del trascendente; come mai avete scelto proprio tale immagine?
Francesco: È un’immagine che ho elaborato subito dopo aver concepito idealmente il disco che sarebbe venuto, avendo solo qualche bozza di brano. È esattamente come dici, l’insondabilità del trascendente; come per certi versi ciò che viene comunicato dallo sguardo delle icone ortodosse, il distacco e il mistero della contemplazione.
Rispetto alle precedenti produzioni, Maris Stella, oltre che alla aggiunta di un componente con il relativo strumento, in che cosa, nella vostra idea, si diversifica da quanto già pubblicato in precedenza?
Luca: Penso che Maris Stella, oltre all’inserimento nel nucleo di Nicolò alla viola, sia semplicemente un altro modo nostro di interpretare in musica il concetto di isolazionismo, che cerchiamo di musicare a nostro modo dal nostro primo disco, Soçobrar. La nostra musica evolve con noi, col tempo e con le nostre influenze non solo per forza musicali. Un altro aspetto di differenza che adoro di questo disco è che sia l'opposto del nostro disco precedente Hidden Sea. Nonostante le differenze fra tutti i nostri album, credo che abbiano un filo conduttore molto evidente, che spero siamo riusciti a far emergere sempre. È il nostro suono ed è familiare quanto il mio letto e il mio cuscino.
Francesco: Mi riaggancio a quanto dice Luca, Hidden Sea è a livello esecutivo un disco diametralmente opposto: sono campioni di batteria rielaborati e chitarra, fondamentalmente dark ambient, elettronica e musica concreta. A livello narrativo è un disco sulla Paura più insondabile, la cui naturale conseguenza è Maris Stella, un disco di mistero e (forse) di insondabile speranza.
Passando al lato più prettamente sonoro, ho trovato interessante l’utilizzo della chitarra, suonata in maniera peculiare: quale strumentazione avete utilizzo per la realizzazione del disco, e ritenete che le sonorità presenti possano essere replicate nella dimensione live?
Francesco: Personalmente cerco di suonare la chitarra non convenzionalmente, ovvero trattandola come se fosse una sezione di archi, per dare più respiro possibile e spazialità. Credo di essere il chitarrista con meno effettistica del mondo, usando solo un riverbero e un delay, ma preferisco concentrarmi sulla ricerca di un suono peculiare e provato in ogni sua sfaccettatura piuttosto che perdermi nell’universo dei pedali. Maris Stella è suonato praticamente in presa diretta, quindi quello che si sente su disco è anche la dimensione live.
Infine, quali sono i progetti futuri di Tristan da Cunha?
Lasciare che le cose fluiscano naturalmente. E suonare.


TRACKLIST
1. Preludio
2. Maris Stella
3. A Tidal Wave Will Push Them to the Light
4. Interludio
5. Womb
6. Interludio II
7. Wound
8. The Veil
9. Continuum
LINK
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https://www.instagram.com/tristan_da_cunha_band
https://tristandacunha1.bandcamp.com
