Tremate, tremate, gli U2 son tornati! Una volta erano le “streghe” del movimento femminista a intimorire le strade degli anni ’70 col celebre slogan, ora, con molta meno enfasi ideologica, sono gli artisti a scuotere le coscienze appannate dei cittadini del pianeta. Questa seconda sorpresa degli U2, segue la prima di febbraio, Days Of Ash, ed è una pagina diversa, più intima, del nuovo capitolo dei quattro musicisti, riflessiva e meno istintuale. Canzoni nel cassetto della cameretta di Bono & Co. che sembrano uscite proprio nel momento in cui era inevitabile pubblicarle, in un moto eruttivo che deve aver covato un fertile magma sulla spinta dell’indignazione, del sangue versato, e perché no, del fatto che in tanti si fossero chiesti che fine avessero fatto gli U2 in un mondo che assassina bambini come se nulla fosse.
Dov’erano gli U2 di "Sunday bloody Sunday", di "Where the streets have no name", di "The Refugee"? I “testimonial” dell’UNHCR, gli amici di GreenPeace, le cantate con Pavarotti & Friends, evaporati nei sontuosi conti bancari e crogiolati nella fama planetaria? Molti hanno sollevato questo urlo disperato alla ricerca di un segno di vita in mezzo alla falce della morte che colpiva (e tutt’ora colpisce) in stile “Il settimo sigillo” di Bergmaniana memoria. Non era possibile che la band più impegnata del pianeta rimanesse in silenzio troppo a lungo, non a caso i fan hanno atteso 25 anni per veder rieditata la fanzine Propaganda U2, ai nostri giorni disponibile online, dove si trova più spazio per i pensieri e le parole dirette della band, senza intermediari, firmando le pagine con il loro nome.
Ester Lily prende spunto dall’album di Patty Smith, Easter, del 1978, con una copertina ad opera del mitico fotografo del rock Anton Corbijn che rende omaggio all’opera pittorica di Louis de Brocquy “Procession with Lillies”. Un regalo di Pasqua al mondo intero questo EP degli U2, nella speranza di una rinascita e l’inizio di un rinnovamento dell’anima, un rito propiziatorio, una cerimonia alla ricerca di se stessi nel profondo. Tutto ciò mentre la band lavora attualmente in studio per l'album “più irragionevolmente colorato da suonare live” della storia degli U2, dice Bono Vox.
Ci aspettiamo allora che la prossima tournée mondiale di Bono e compagni dia la possibilità di partecipare ai loro riti collettivi a prezzi ragionevoli, magari sacrificando qualcosa sulle elefantiache mega produzioni che fanno salire i costi per tornare all’essenza della musica, del piacere di sentire bene senza necessariamente assistere ad un’opera rock monstre a colpi di giganteschi videowall (vedi la Sphere di Las Vegas) o chissà quali altre trovate di intrattenimento. Se, come scrive Bono su Propaganda U2, “guardiamo al vivido rock&roll come ad un atto di resistenza contro l’orrore in tv” allora lo spirito ecumenico e universale della band dovrebbe imporsi per un accesso il più ampio possibile, per coerenza e fedeltà a quanto leggiamo. Vedremo e osserveremo con scrupolo.
Easter Lily è il carburante “spirituale” di cui si nutre Day of Ash, diremmo con le parole di The Edge espresse nella fanzine: “è più di quanto accade nel nostro mondo interiore, chiedendo in preghiera se abbiamo la forza di affrontare il momento personalmente prima di affrontare la politica”. E’ un passaggio importante perché fonde la spiritualità con l’azione, il sentire all’interno di se stessi per innescare la miccia della protesta: il giorno delle ceneri ha un senso perché c’è la Pasqua. Potrebbe essere confusa, se si rimanesse in superficie, con la stessa dinamica nefasta che si ritrova nei fondamentalismi religiosi che agitano i nostri giorni, invece dalle parole e dai pensieri della band arriva da sempre solo un grande messaggio d’amore e di rispetto dei diritti altrui, ecumenico, solare, ambientale, di totale fratellanza.
Il primo brano è "Song for Hal", una canzone scritta da The Edge agli inizi del pandemia e in seguito alla notizia della perdita dell’amico Hal Willner. Hal, oltre ad essere definito un alchimistica culturale di immenso valore (basta scorrere il suo cv), produttore e musicista, ha collaborato con la band in alcuni progetti. La voce di The Edge, rara da trovare come voce solista, squarcia subito il petto, indirizzando immediatamente l’EP verso un lirismo che mancava da tanto tempo. Un grande brano, il migliore dell’EP, con bellissime parole di speranza anche per chi apparentemente resta solo, una bella luce si diffonde per scacciare le tenebre più oscure. Anche in mezzo ad un milione di brani si riconoscerebbe che "Song for Hal" è una canzone degli U2, tutti gli ingredienti ben miscelati, tanta passione e dritti alle emozioni più sincere.
"In A Life" è invece un pezzo che parla di amicizia e di quanto questa non può essere data per scontata. Una traccia che rende The Edge eccitato di suonarla al più presto dal vivo, considerata dal chitarrista una delle migliori della band in tanti anni. Sottolinea che, anche se può essere considerato da qualcuno fuori moda parlare di amicizia e fede in questi tempi nichilisti, la sfida è proprio questa. Posizionata subito dopo "Song for Hal" celebra la vibrazione sincera che coglie gli stessi musicisti all’unisono con gli ascoltatori, le stesse vibrazioni, una dichiarazione esplicita di onestà sentimentale e perfino intellettuale mette a nudo la band, in connessione diretta con i fan. Parole forti, un giuramento che va cristallizzato nella memoria.
"Scars", cicatrici, una canzone immaginata in un modo da Bono e The Edge e poi invece proposta e trasformata radicalmente da Adam Clayton e Lerry Mullen alla Siouxsie & the Banshees; insomma, back to ‘80 per la gioia delle generazioni ormai canute e non solo. Il tema del brano affronta l’utilità delle cicatrici e degli errori, purché gestiti in consapevolezza. Nel finale una illuminazione biblica di Bono che immagina un Gesù maltrattato dall’autorità religiosa e dallo stato: un connubio pericoloso anche oggi, sottolinea la band.
"Resurrection Song" è una road trip song, dove si incontra un cartello stradale che dice “Lo spettacolo della morte e della resurrezione”. Un pezzo rimasto nel cassetto per ben 10 anni prima di trovare una forma accettabile e condivisa dalla band, con il drumming vivace di Larry e una gioia diffusa di resurrezione che in fondo risuonerebbe bene in ogni parrocchia italiana, con tonache al vento danzanti e chierichetti in coreografia, alla Nanni Moretti tanto per capirci.
"Easter Parade" è il brano forse più importante per la band di Dublino ma probabilmente quello musicalmente più scarico di tensione emotiva (paradossalmente); una processione di Pasqua molto luminosa, ispirata anche ai dipinti di Louis de Brocquy. Una canzone spirituale rimaneggiata nel corso degli anni fino a trovare il suo posto in questo EP, testimonia la forza che ci vuole ad attraversare questo mondo complicato, come indicano gli U2 nel loro esempio di vita.
"COEXIST (I Will Bless The Lord At All Times?)" è un gioiellino firmato in collaborazione con Brian Eno, non un personaggio qualsiasi, che letteralmente afferma in Propaganda U2 a proposito della track: "Osservare la lenta avanzata globale del fascismo è scoraggiante. Stavo leggendo di un altro aberrante episodio — questa volta in Israele — quando Bono mi ha inviato la versione completata di questa canzone. Ha avuto un effetto potente su di me. Ero arrabbiato e turbato dalle notizie che avevo letto, ma commosso da questa canzone di gratitudine che mi ha ricordato che concentrarsi su ciò che sta andando bene è essenziale quanto il suo opposto. I due modi di cambiare il mondo sono (parlando in senso lato): fermare qualcosa di brutto o iniziare qualcosa di buono. La canzone mi ha ricordato che vanno di pari passo. E sebbene non rivolga i miei ringraziamenti al 'Signore', mi sono sentito come se stessi dicendo grazie per questa vita, grazie per l'esistenza".
Tutto sommato quest’ultimo EP degli U2 conferma quanto di buono era stato percepito nel precedente, una ulteriore tappa nel percorso della band verso il nuovo album, aumentando senz’altro l’attesa e le aspettative: “In U2 we trust”, like a “Personal God”, or like a “Personal Jesus”, se preferite.
