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RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
06/07/2026
Eric Sardinas and Big Motor
Eric Sardinas and Big Motor
Rock blues elettrico e viscerale da un eccezionale virtuoso della slide guitar, Eric Sardinas. Andiamo a riscoprirlo con la magica “Re-Loudd Time Machine”!

«Tanti personaggi hanno contribuito a farmi crescere. A partire da quelli del Delta blues tradizionale, che mi hanno dato ispirazione all’inizio come Charlie Patton e Bukka White. Poi T-Bone Walker, Bo Diddley e Chuck Berry, che sono stati molto innovativi come suono e stile. Non posso dimenticare personaggi quali John Lee Hooker e Elmore James, l’autentico suono elettrico di Chicago. E se ci muoviamo nei Settanta penso anche a chitarristi del calibro di Rory Gallagher e Jimi Hendrix, la loro figura è stata indubbiamente innovativa».

(Estratto da intervista di Michele Manzotti a Eric Sardinas per ilpopolodelblues.com)

 

Chitarra, basso e batteria, con una leggera spruzzata di piano e organo, per molti musicisti costituiscono la perfetta struttura rock. La pensa così pure Eric Sardinas, classe 1970 nato a Fort Lauderdale, Florida, che ormai da anni mantiene questa speciale architettura sonora.

Una formula vincente scelta anche per il disco del 2008 con i suoi Big Motor (Patrick Caccia e Levell Price) e il tastierista fidato Dave Schulz, ove il virtuoso della steel guitar ha messo a punto undici brani tiratissimi, che rivendicano un giusto primato energetico. Eric fa viaggiare a mille il bottleneck sulla sua scatenata Gibson e ne ricava scintille proprio grazie a una base ritmica efficacissima che lo sostiene alla perfezione. Lo schema è un inizio in sordina con la chitarra, spesso arpeggiata, che entra in scena lieve, seguita poi da basso e batteria, che innescano subito rabbia e velocità. A questo punto parte prepotente e precisa la slide, fino ad alternarsi con la voce altrettanto incandescente.

Sono molto belle e riuscite “All I Need”, “Ride”, “Gone to Memphis”, “This Time”, “It’s Nothing New” e “Wonderin’ Blues”, tuttavia anche il resto presente in tracklist si assesta su un livello molto buono, a caratterizzare un lavoro viscerale e genuino, tipico di un personaggio che sa dare il meglio di sé dal vivo, su un palco, dove può dare sfogo a tutta la sua esuberanza creativa.

 

L’album raggiunge alti livelli e gode, nell’insieme, di un’atmosfera gospel, perfetta cornice di un contenuto soul blues. Le inaspettate cover di “Burning Love”, dal repertorio di Elvis Presley, e di “As the Crow Flies”, una perla di Tony Joe White, sono il complemento perfetto di canzoni dai ritmi incalzanti come “Find My Heart” e “Just Like That”, che ricordano i giorni di gloria del rock del Sud, in particolare i Black Oak Arkansas, i Lynyrd Skynyrd e i Molly Hatchet, ma con una chitarra più incisiva e meglio delineata, memore degli insegnamenti del grande maestro Johnny Winter.

Mancino che suona da destro, Sardinas si avventura nel territorio dell’hard rock degli anni Settanta con “Door to Diamonds”, influenzata dai Free e dai Bad Company, eppure gli arrangiamenti sono sufficientemente ampi da includere le sue linee di slide incisive senza risultare esagerati. Il basso e la batteria solidi del suo duo di accompagnamento fanno il loro dovere senza intromettersi, lasciando al chitarrista la libertà di esprimersi.

Una vera forza della natura, che anche nel recente Midnight Junction (2023), concepito dopo una lunga pausa discografica (il precedente era Boomerang, 2014), si conferma una delle figure più elettrizzanti del blues moderno. Non è un caso che ormai da tempo Eric Sardinas sia denominato “The King of the electric resonator guitar”. Un gigante del Dobro che quest’estate tornerà a esibirsi live in Europa e Italia. Imperdibile.