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REVIEWSLE RECENSIONI
Ex Marmore
Benvenuti
2026  (AvantSound)
EXPERIMENTAL/AVANT-GARDE POST-PUNK/NEW WAVE ELETTRONICA
7,5/10
all REVIEWS
26/05/2026
Benvenuti
Ex Marmore
Tradurre l’etereo in materia per afferrare il presente: è la rotta di Ex Marmore, il primo disco di BENVENUTI. Tra cinema e documentario sperimentale, l'avanguardia si fa gesto politico e arma sonora per decifrare il nostro tempo.

Otto tracce e quarantuno minuti dilatati, in cui il rigore del latino classico si scontra con il rumore bianco della storia più recente. In uscita per AvantSound, Ex Marmore segna il ritorno del polistrumentista bolognese Davide Benvenuti (in arte BENVENUTI) a un anno di distanza dall'EP Malalingua (2025). Se in quel fulmineo esordio l'autore evocava le drammatiche prigioni personali e i corpi reclusi di Zaki, Regeni e Toma, con questo nuovo lavoro le mura individuali crollano. BENVENUTI evade dal confinamento del singolo per approdare direttamente in piazza, fondendosi con il corpo collettivo della protesta tra sintetizzatori saturi, sirene e i cori pro-Palestina registrati dal vivo nell'autunno del 2025.

L’apertura del disco è affidata ad "A1": sei minuti di field recording, bordoni e organi solenni che immortalano un istante sospeso e preciso: il blocco stradale del 22 settembre 2025 durante la mobilitazione nazionale in solidarietà con la Sumud Flotilla. Qui il suono si fa ambiente e l’ambiente si tramuta in testimonianza diretta. Da questa istantanea sonora prende vita l'intero album, registrato e arrangiato nell'arco di appena due settimane con un'urgenza espressiva quasi fisica. Costruito per accumulazione ossessiva attraverso sessioni improvvisate su Ableton (senza click né batteria) il disco arriva a stratificare fino a settanta tracce. Nell’architettura marcatamente drammaturgica prima ancora che ritmica è la memoria storica a dettare il tempo e l'audio rubato alla realtà a dare struttura al caos.

In questo fitto tessuto sonoro, l'uso del latino classico assume una valenza tanto poetica quanto squisitamente politica. Scegliere la lingua dell'Impero Romano – l'archetipo per eccellenza del colonialismo europeo – non è un vezzo estetico, ma un deliberato paradosso che fa lavorare la contraddizione sociale e antropologica dall'interno: l'autore si appropria dell'idioma dei dominatori del passato per dare voce e amplificare il grido dei dominati di oggi.

 

Lungo la tracklist, "Ut Fama" ("come la fama") evoca la divinità virgiliana della diceria e del racconto, traducendo in suono il propagarsi incontrollabile della rabbia collettiva attraverso un synth che si apre e si satura lentamente, fino a travolgere l'ascoltatore in una progressione inarrestabile. Al contrario, "La Conferenza di Wannsee" edifica un crescendo drammatico su archi compressi, riverberi e campionamenti industriali. Il titolo, richiamando esplicitamente le riflessioni di Hannah Arendt sulla banalità del male e le decisioni del Terzo Reich sul genocidio, traccia una linea retta e raggelante tra l'asettica freddezza della burocrazia politica e la brutalità delle sue conseguenze storiche.

La dimensione bellica si fa intima in “Oppidum” ("la fortezza"), brano scritto dopo un lutto personale che l’autore ha vissuto. Sotto le spoglie di una delicata ninna nanna sintetica, la "piazza armata" del titolo si riscopre attesa privata, rivelando come uno stesso termine possa descrivere tanto la veglia di una sentinella quanto il silenzio di un letto d'ospedale.

Con “Cruore Sumud Flotilla” si svela il cuore allegorico dell'intero lavoro: l'immagine straziante di un bambino che gioca con la democrazia al posto degli occhi, simbolo di un presente che nega il futuro a chi nasce sotto i bombardamenti. Infine, la title track “Ex Marmore” sigilla l'album: un congedo solenne che lascia cristallizzare le tensioni accumulate nella pietra, trasformando la musica in un monumento sonoro che resiste al tempo e si rifiuta di dimenticare.

 

Lo stesso BENVENUTI definisce il proprio lavoro «documentaristico», nel senso di una fotografia di reportage applicata al suono. La gerarchia della composizione coincide con quella del materiale raccolto: si parte dalle registrazioni di piazza, ottenute anche grazie al contributo di Sofia Bertoncini e Francesca Brevini (autrice anche dell’inscalfibile copertina del disco), e su quelle si stratificano improvvisazioni, voce, strumenti.

Le coordinate sonore vanno cercate in un'area sperimentale e cinematografica. Si avvertono i droni di Tim Hecker, la radicalità del Battiato anni Settanta, l'uso declamatorio della voce dei CSI, la catarsi rallentata di Brian Eno, la stessa idea di un Music for Airports mancato, riscritta in chiave più nervosa, come "musica per manifestazioni"», la celestialità di Robert Wyatt, l'immaginario industrial dei Nine Inch Nails. Dove Malalingua era costruito su sax, basso e batteria, in una grammatica riconducibile al post-punk, Ex Marmore opera per sottrazione del corpo ritmico e accumulazione di superfici: synth saturati, sample industriali, riverberi estremizzati.

Ex Marmore come lo stesso BENVENUTI definisce è un "banco di laboratorio", un lavoro impetuoso portato a termine in meno di un mese, in attesa di un disco di canzoni vero e proprio annunciato per ottobre 2026. La franchezza con cui l'opera dichiara la propria natura processuale rappresenta una forza e insieme un margine di rischio. La forza sta nel rifiuto della levigatura e nella volontà di tracciare un punto storico prima che si chiuda.

Scolpendo nel marmo il rumore e la memoria delle piazze, Ex Marmore trasforma la sperimentazione in una lucida scelta politica. Un esordio solido, che rifiuta il disimpegno per costringerci a guardare in faccia il nostro tempo.