Che Giorgio Poi avesse scelto venue più grandi per questa nuova leg del tour di Schegge, lo sapevamo da tempo. Tutt'altra cosa, invece, ritrovarsi a pochi minuti dall'inizio del concerto milanese in un'Alcatraz pieno in ogni ordine di posti. Seguo il cantautore di Novara sin dai suoi esordi come solista, e nonostante abbia presto fatto il botto nel mondo Urban e It Pop grazie ad alcuni featuring particolarmente indovinati (“Missili” di Frah Quintale e “Camel Blu” di Carl Brave), la sua carriera come autore non è mai andata oltre un apprezzamento di nicchia da parte di un pubblico affezionato ma mai troppo numeroso.
Finalmente però è successo: anni di duro lavoro, di attività live intensa e di concerti sempre di altissimo livello, di dischi sempre ben curati e ricchi di canzoni di spessore, e il nome di Giorgio Poi è uscito dal circuito dei fan, per approdare, sembrerebbe, a quelli del grande pubblico.
Un pubblico giovane, oltretutto, composto evidentemente da gente che lo ha scoperto con gli ultimi lavori, un elemento confermato dal fatto che i pezzi più recenti sono stati quelli più applauditi, mentre quelli dell'esordio Fa niente pare li conoscessero in pochi.
Va bene così, ci mancherebbe. Lo sostengo da sempre, che Giorgio Poi sia il miglior cantautore italiano degli ultimi dieci anni, e vedere finalmente il suo talento riconosciuto da così tante persone non può che rendermi felice.
Schegge è uscito nel maggio scorso e da allora ha rivelato tutto il suo valore: un disco meno facile da assimilare rispetto ai precedenti, ma che sulla lunga distanza ha rivelato tutto il suo potenziale, fatto di canzoni ancora una volta scritte alla perfezione, con atmosfere toccanti e melodie ineccepibili.
Si parte proprio con “Giochi di gambe”, un brano che in sede live rivela tutta la sua forza, esattamente come “Nelle tue piscine”, suonata subito dopo l'incursione nel vecchio repertorio di “Acqua minerale”.
La band è la solita di sempre e anche questo è un dato importante: Matteo Domenichelli (basso), Benjamin Ventura (tastiere) e Francesco Aprili (batteria) non sono solamente tra i migliori musicisti italiani delle ultime generazioni ma formano anche un gruppo affiatato e coeso; più che gli accompagnatori di un cantautore, i nostri formano una vera e propria band, e questo è un fattore essenziale nell'economia del concerto. La straordinaria chimica presente tra di loro dona ai vari brani un tiro ed un'intensità senza pari, e gli arrangiamenti, pur semplici, contengono tutta una serie di accorgimenti non banali che vanno ad impreziosire esecuzioni già al limite della perfezione (il drumming di Aprili, da questo punto di vista, è clamoroso).
La presenza di parti in sequenza è leggermente aumentata, ma è tutto al servizio di brani che, rispetto a quelli di Gommapiuma hanno una componente Pop più marcata, per il resto il live è teso, dinamico e delicato esattamente come ci siamo abituati in questi anni. Straordinaria intensità della performance, canzoni una più bella dell'altra (sinceramente, sfido a trovare un solo pezzo debole in questo repertorio), band in stato di grazia e pubblico caldissimo e partecipe: Giorgio Poi sul palco si rivela ancora una volta una garanzia.
Ciò che invece risulta nuovo, è la lunghezza della scaletta: sarà stato probabilmente dovuto all'importanza della location, ma a questo giro i nostri stanno sul palco quasi due ore, al posto di soliti canonici 75 minuti, suonando la bellezza di 24 brani. Se questo non ha evitato mancanze dolorose (“Napoleone” fosse per me non andrebbe mai tolta, “Ossesso” è un singolo straordinario che per qualche motivo non ha quasi mai suonato, “Doppio nodo” ormai ho perso la speranza di sentirla) la corposa selezione ha accontentato più o meno tutti, proponendo Schegge nella sua interezza, più una buona fetta di ciascuno degli altri tre dischi.
Sempre efficaci “Tubature” e “Niente di strano”, ormai autentici manifesti della poetica dell'ex Vadoinmessico; “Il tuo vestito bianco” è come sempre una meraviglia di cantautorato ammantato di Pop, “Giorni felici” e “Rococo” sono commoventi nella loro disarmata fragilità, “Supermercato”, proposta in una scarna versione acustica, ci riporta al periodo difficile del Covid, quando il desiderio di amare era ugualmente più vivo che mai, nonostante la dimensione di forte precarietà. “Erica cuore ad elica” rimane uno dei suoi pezzi più belli, a maggior ragione in questa nuova veste semi acustica piena di eleganza.
Gradito il ripescaggio di “Non mi piacere viaggiare”, che dopo il tour di Smog non era più stata proposta, mentre “La musica italiana”, nella sua semplicità un po' frivola, continua ad essere una delle più amate dal pubblico (peccato non essere mai riusciti a vederla eseguita assieme a Calcutta). Tra le nuove canzoni, “Tutta la terra finisce in mare” è senza dubbio una delle più emozionanti, ma anche la malinconia sospesa di “Uomini contro insetti”, che chiude il set principale.
La band ritorna sul palco per i bis, accompagnati dal breve strumentale “Schegge” (per la terza volta di fila la title track è affidata ad un breve frammento di divagazione elettronica) e parte immediatamente “Missili”, con tanto di apparizione a sorpresa di Frah Quintale, che fa esplodere l'Alcatraz in un boato di gioia. Singalong obbligato per quello che ancora oggi resta uno dei brani più rappresentativi della scena It Pop (anche se forse, a risentirla oggi, sembra invecchiata un po' male) e che questa sera è senza dubbio uno dei momenti più partecipati dello show.
Si prosegue con “Vinavil”, altro titolo assurto ormai al rango di classico, mentre il finale è tutto per il French Touch di “Les jeux sont faits”, quello che più risente della frequentazione dei Phoenix; cassa dritta e ritornello killer, la stavano aspettando in tanti e chiude il concerto con un tono festoso e liberatorio.
L'ennesimo gran concerto di Giorgio Poi e ormai non è più una sorpresa. Dieci anni dopo la “rivoluzione” che ha cambiato faccia alla scena indipendente italiana, possiamo già fare alcuni conti su quali siano i nomi che hanno avuto la personalità e le capacità per restare. Inevitabile che lui sia uno di questi, e che lo rimarrà ancora per molto.

