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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
10/07/2024
Live Report
Hania Rani, 08/07/2024, Worm Up, Teatro Dal Verme
L’artista polacca torna a Milano a distanza di un anno per presentare il suo ultimo lavoro discografico “Ghosts”. Dimenticati gli stilemi propri del modern classical di inizio carriera, Hania Rani ci introduce in un viaggio onirico e immersivo dove convivono sampling, stratificazioni di synth e strumenti classici (pianoforte e contrabasso) oltre, ovviamente, alla sua voce eterea. La domanda che tuttavia riecheggia nella mente del vostro redattore prende lo spunto da Giacomo Leopardi: il naufragar m’è (veramente) dolce in questo mare…?

Loudd ha avuto modo già in precedenti occasioni di parlare di Hania Rani, in particolare nel 2019, data della pubblicazione del suo primo disco Esja (vedi la recensione qui) stilisticamente riconducibile a quel genere, oramai vago ed indeterminato, qualificato come modern classical, che vede tra i suoi maggiori interpreti alcuni artisti italiani quali, oltre all’oramai celebre Ludovico Einaudi, Fabrizio Paterlini, Bruno Bavota e tanti altri.

Il nostro macinatore di concerti Luca, ha scritto invece del precedente concerto tenuto dall’artista polacca a Milano lo scorso anno presso il District 272 Club (qui il precedente live report).

 

La partecipazione al Worm Up Festival e la venue dove si è svolto il concerto, il Teatro Dal Verme, testimonia come l’hype su questa artista va crescendo nel tempo, così confermando il suo accesso a livelli di notorietà sempre più ampi (anche se non paragonabili, anche sotto il profilo dell’accessibilità economica, ad nomi come Ludovico Einaudi; con un filo di polemica, vogliamo parlare del costo del biglietto dei suoi ultimi spettacoli?).

Poiché buona parte del concerto presentato al Dal Verme è stato già ben recensito da Luca, (anche in detta occasione Hania era accompagnata da Ziemowit Klimek al contrabasso e tastiere) non mi dilungherei oltre; ubi maior minor cessat, quello che direi sarebbe sicuramente un minus rispetto a quello che potete leggere (qui).

 

Permettemi solo di raccogliere alcune spigolature: ovvero come tutto il concerto si sviluppi immersivamente mediante l’utilizzo di una serie di visual proiettati su grandi teli posti alle spalle del palco, che, uniti ad un sapiente utilizzo di una serie di faretti e ad una sottile cortina fumogena, creano una dimensione da un lato onirica, dall’altro appunto immersiva.

Oltre a ciò rilevo che, rispetto alle incisioni su disco, dal vivo emerga, in alcuni punti del flusso sonoro del concerto, un uso del bpm abbastanza accentuato, così che per emergere dal pattern sonoro digitale di fondo, l’utilizzo degli strumenti classici si basa, per quanto attiene i due pianoforti presenti sul palco (uno a coda, l’altro verticale) su un utilizzo percussivo dei tasti, mentre, per quanto attiene il contrabasso, venga valorizzato dall’uso del pizzicato “forte”, alternato all’archetto.

Il concerto, come sopra anticipato, si fonda essenzialmente sulla presentazione dei nuovi pezzi dell’artista, contenuti principalmente nell’album Ghosts, solo in sede di encore Hania Rani dona alla platea un brano del passato.

 

Quello che personalmente trovo un poco faticoso e distraente attiene il continuo movimento dell’artista volto a settare le tante macchine digitali presenti sul set ma, proprio quest'ultima circostanza, mi permette di svolgere una considerazione in merito all’esecuzione del vivo della musica elettronica.

Prendo le mosse da una osservazione di mia moglie, che notava come la maggior parte del concerto si basi su un settaggio predeterminato su cui “galleggiano” le note del pianoforte e i vocals (anche questi molto filtrati ed effettati) dell’artista.

E qui si pone una questione, che mi permetterei di definire di natura filosofica, che mi ponevo durante l'esecuzione del concerto: ma questo folto pubblico (la sala era difatti piena), compreso me stesso, cosa cerca nella partecipazione ad un evento live di questo tipo?

Quale plus possiamo trovare nel partecipare ad un concerto che risulta essere prevalentemente oggetto di un accurato editing di pre-settaggio?

Cosa divide e differenzia l’ascolto della musica (che, per chi conosce Hania Rani, rimane comunque propria a una fruizione personale e non di massa) dal vivo, rispetto a quella che è possibile ascoltare privatamente?

 

Certo, la dimensione live fa emergere una maggiore propensione alla dimensione ritmica e ad un tono sonoro maggiormente impattante rispetto all’ascolto domestico, a ciò si può aggiungere che, come indicato in diverse interviste rilasciate dalla musicista, il fare musica dal vivo valorizza e lascia spazio a momenti improvvisativi o suites che permettono di sperimentare e lavorare sui nuovi pezzi prima della di loro registrazione. Ma, in ultima istanza, questo tipo di musica presenta in sé uno specifico e autonomo impriting live che possa richiamare l’appeal dei grandi concerti rock, o le iridiscenze timbriche della musica classica, ovvero il concetto di jam session jazzistica?

Mi domando difatti se, senza l’utilizzo dei visual (mi viene in mente l’ultimo concerto milanese di Loscil alla rassegna Inner Spaces), la fruizione della musica rimarrebbe la stessa?

O tale domanda risulta rivelare una concezione “passatistica” del genere concerto legata a stilemi del passato oramai definitivamente superati?

Vi lascio con queste domande aperte, formulate da chi oramai può ben dire di avere ascoltato dalla sua adolescenza in poi molta più musica di natura elettronica che propriamente rock, ma, richiamando quanto sopra descritto e parafrasando uno dei nostri massimi poeti (e nulla togliendo al bel concerto cui ho partecipato): il naufragar m’è (veramente) dolce in questo mare?