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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
La Prima Estate - Day 3: Richard Ashcroft, The Libertines, The Wombats, The Ramona Flowers, Ewan Sim, 19/06/2026, Lido di Camaiore
Live Report
2026  (GDG Press)
MATTEO NASI OLAF LARSEN II
all SPEAKER'S CORNER
22/06/2026
Live Report
La Prima Estate - Day 3: Richard Ashcroft, The Libertines, The Wombats, The Ramona Flowers, Ewan Sim, 19/06/2026, Lido di Camaiore
Terzo ed ultimo giorno di festival della prima tranche, stavolta totalmente sotto la bandiera della Union Jack, con artisti provenienti da tutti gli angoli dell’isola Albione. Atmosfera gioiosa da pub, leggera e profumata come una bitter appena spillata, un buon modo per riconciliarci dopo la Brexit e convincere i fratelli anglosassoni che assieme si vive meglio, in pace.

A suonare la campanella dell’ultimo giro di birra in questa serata magica è stato il mitico Richard Ashcroft, per la gioia di un parco full come nelle migliori occasioni.

Però, ad aprire la serata è Ewan Sim,  da Manchester, un cantautore emergente della scena britannica  in versione live band per La Prima Estate. Apprezzata dal pubblico la buona voce che funziona tanto sia nei brani più soul e melodici che in quelli più da grande festival e quindi maggiormente movimentati, con punte di rock ben suonato. I testi sono emozionanti e vivono di una tensione stilistica molto contemporanea.

 

Subito dopo tocca a The Ramona Flowers, di cui abbiamo raccontato lo scorso anno, dove non avevano convinto in apertura del live. Tutt’altra musica stavolta: i Ramona hanno eseguito un concerto quasi perfetto, nei loro otto brani complessivi, partendo forte e finendo fortissimo. La voce di Steve Bird potente e centrata nella melodia dall’attacco di "Hopeless Romantic", fino a "That Summer" che chiuderà il loro show.

La sensazione complessiva è che a distanza di un anno i Ramona Flower siano cresciuti come compattezza e ricchezza di suoni per un piacevolissimo set live, perfetto per entrare sempre di più nell’atmosfera della serata. Danzerecci, leggeri con gusto, un tocco che guarda alla tradizione disco funky ‘70 (non a caso il leggendario Nile Rodgers ha firmato assieme alla band il brano "Up All Night"), ma del tutto ri-contestualizzata ai nostri giorni. Bravi.

 

E’ il momento dei secondi nella serie dei “THE”, tre di fila: loro sono i The Wombats, tra Liverpool e Los Angeles il cantante chitarrista Matthew Murphy, il mio connazionale Tord Øverland Knudsen al basso, backing vocals e keyboards, Dan Haggis dalla stessa città di Matt (drums, backing vocals, keyboards). Si sono conosciuti nel 2003  quando erano teenager presso Liverpool Institute for Performing Arts fondato da Paul McCartney, più o meno il mattino successivo ad una sbronza adolescenziale e da lì hanno fatto tanta strada, scalando classifiche, conquistando ascoltatori, aprendo concerti importanti. Sempre una sbronza, ha ispirato il brano "Let's Dance to Joy Division" (che chiuderà il live) vincendo il premio Best Dancefloor Filler della NME Awards, giocando sul contrasto tra il momento felice di ballarla (alticcio il Murphy) su un tavolo di un club e la tristezza del brano originale.

Entrano saltellando visibilmente carichi, Matthew con una camicia con sopra scritto SICILIA, Dan saltellante come un marsupiale e non smetterà mai di farlo durante i dieci brani,  muovendosi con una energia encomiabile. Suonano veramente bene, trascinando il pubblico in un set tra i più seguiti a livello di partecipazione. La matrice artistica è ampiamente segnata da un gusto dance rock, un melange con influenze a volte hip-hop, a volte rock&roll. Insomma sanno parlare a vari appetiti musicali con energia e freschezza tutta Brit. 

 

Seguono i The Libertines, un pezzo di storia della musica, una turbolenza creativa, resistenza umana senza  tanti altri rivali:  un inno all’amore che supera ogni difficoltà, fino a che c’è respiro. Non si ricorda di un rapporto più tormentato tra artisti come tra Pete Doherty e Carl Barat, i duellanti del film di Ridley Scott, assieme dopo trent’anni a sostenersi l’un con l’altro. La intro al loro show è affidata alla Turandot di Giacomo Puccini ("Nessun dorma") un gradito omaggio al nostro stivale, emozionante ed efficace. Saranno  quindici i brani suonati, e vale la pena riportarli per l’importanza che la band ha avuto negli anni:

The Delaney

The Ha Ha Wall

Boys in the band

Shiver

Merry Old England

Death on the Stairs

Baron’s Claw

What a Waster

Night of the Hunter

Music when lights go out

Run Run Run

The good old days

Can’t stand me now

Don’t look back into the sun

Insomma, inni per una gioventù dannata, colti e malinconici, disillusi e alla ricerca di una identità che spesso li ha portato fuori strada con conseguenze complicate. Ma del resto, sono ancora qui, davanti a migliaia di persone che urlano i loro testi, parola per parola: un successo anche letterario. Tutto ciò li mantiene vivi, lunga vita ai The Libertines!

 

Richard Ashcroft chiude questa lunga giornata di Gran Bretagna con un tappeto umano di fronte, compatto e canoro. Tra il pubblico tantissime le maglie degli Oasis, alcune squadre di calcio e calciatori (West Ham United, Gascoigne, Cantona, Maradona, berretto del Torino…) e poi varie t-shirt per dimostrare di essere sentimentalmente legati alla cultura British.

Ashcroft entra sul palco accompagnato dalla sua versione da studio di "Bring on the Lucie (Freda Peeple)" di John Lennon, uno storico brano pacifista. Abbraccia tutti con le lunghe leve stringendo ognuno idealmente. Over size la durata di "Music is power", una ricetta di buona salute mentale e fisica per difendersi dal quotidiano, un mantra salutare scandito per oltre dieci minuti. Non potevano mancare "The Drug’s Don’t Work", "Luky Man" e come bis a chiudere "Bitter Sweet Symphony", non prima di ricomparire on stage con addosso la maglia della nazionale di calcio italiana.

Qualche pausa prima Rich aveva detto: “mi hanno consigliato di non dirlo, ma lo dico lo stesso: mi sembra che sia in corso un mondiale...”. Un chiaro riferimento ironico all’assenza dell’Italia nella competizione. Il soccer è parte integrante della cultura britannica e in particolare di Richard, che da tenerone qual è, prima ha provocato timidamente e poi invece ha omaggiato i fan indossando la maglia azzurra. Un’ora e quindici minuti di show, forse i fan avrebbero voluto qualcosa in più, ma c’è così tanto cuore che alla fine tutti sono contenti.

Una ragazza di qualche anno fa non sta nella pelle a fine concerto, e verso l’uscita ci urla in faccia Scotland! Scotland! Agita una bandiera scozzese con la scritta "The brave": inevitabile intonare assieme a lei "Flower of Scotland", il loro inno ancora unofficial. Sì, succede anche questo, Music is Power.

 

 

Le fotografie de La Prima Estate - Day 3, a cura di Matteo Nasi - @forafewshotsmore

Richard Ashcroft

 

The Libertines

 

The Wombats

 

The Ramona Flowers

 

Ewan Sim

 

Il Pubblico de La Prima Estate - Day 3

 

Photo Gallery di @forafewshotsmore

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