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CONCERTIAPPUNTAMENTI SOTTO PALCO
Live il 21/07, Circolo Magnolia, Milano
Mei Semones
2026 
CONCERTI E FESTIVAL ALTERNATIVE / INDIE JAZZ POP
all CONCERTI
01/06/2026
Mei Semones
Live il 21/07, Circolo Magnolia, Milano
L’universo di Mei Semones è fatto di chitarre leggere, melodie sognanti direttamente dal Giappone e ritmi incalzanti tra indie rock e bossa nova. Con Animaru, il suo debutto, Mei ha catturato il mondo: ora porta la sua magia live al Magnolia il 21 luglio, preview di Jazz:Re:Found.
di La Redazione

Mei Semones

 

Martedì 21 Luglio 2026

Circolo Magnolia - Milano

 

 

«Niente ripensamenti, niente riflessioni eccessive. Il modo in cui voglio vivere la mia vita è fare le cose che sono importanti per me, e penso che tutti dovrebbero vivere così», afferma Mei Semones parlando della sua crescente sicurezza di sé. Affinando continuamente la sua caratteristica fusione di indie rock, bossa nova, jazz e chamber pop in un modo che mette in risalto la sua maestria tecnica alla chitarra, la cantautrice e chitarrista ventiquattrenne di Brooklyn si sta rapidamente affermando come una forza musicale innovativa.

Dall’uscita del suo acclamato EP del 2024, Kabutomushi (una serie di riflessioni sull’amore nelle sue molteplici fasi, riccamente orchestrate) Mei ha intrapreso un’intensa attività di tour negli Stati Uniti, si è conquistata un pubblico fedele e ha scritto e registrato il suo attesissimo album di debutto, Animaru (qui la nostra recensione). Ispirato alla pronuncia della parola “animal” in giapponese, Animaru è l’incarnazione della fiducia sempre più profonda di Mei nei propri istinti: una raccolta di brani musicalmente impressionanti in cui Mei si mostra più audace, più vulnerabile e più sicura di sé che mai.

 

La ritrovata assertività di Mei deriva in parte dalle esperienze vissute nell’ultimo anno, poiché il 2024 è stato un anno di trasformazione per la band di Mei Semones. Hanno condiviso il palco con artisti del calibro di Liana Flores, Elephant Gym e Kara Jackson, tra gli altri, e Mei è passata a dedicarsi alla musica a tempo pieno.

Tra una tournée e l’altra, Mei e la sua band di cinque elementi hanno registrato l’album nell’estate del 2024 presso l’Ashlawn Recording Company, uno studio situato in una fattoria nel Connecticut gestito dal loro amico Charles Dahlke. A queste sessioni ha portato una serie di brani che, non diversamente da Kabutomushi, sono sofisticate dichiarazioni di amore non romantico: amore per la vita (“Dumb Feeling”), amore per la famiglia (“Zarigani”), amore per la musica e per la sua chitarra (“Tora Moyo”). Animaru esemplifica l’incantevole ampiezza della gamma espressiva di Mei come cantautrice e musicista, includendo alcune delle canzoni più impegnative e allo stesso tempo più dirette che Mei abbia mai scritto.

 

Sebbene la sua musica possa intrinsecamente evocare sentimenti di romanticismo e dolcezza, il fulcro dell’album risiede nel sapiente equilibrio tra tensione e distensione creato da Mei e dalla sua band. Spesso, all’interno dei singoli brani, si alternano momenti di chitarra acustica essenziale, impreziosita dalle vocalizzazioni contagiosi di Mei, che in un attimo si trasformano in ondate orchestrali di archi travolgenti e ritmi chitarristici complessi. Il brano di apertura dell’album, “Dumb Feeling”, ne è un esempio lampante: una fusione di bossa nova e samba, arricchita da sensibilità indie rock nei ritornelli, in cui Mei descrive la sua soddisfazione per la vita a New York City. Mei cerca attivamente sfide musicali in tutto Animaru, come in “I can do what I want”, il brano tecnicamente più ambizioso dell’album. 

Eppure riesce comunque a far sembrare un gioco da ragazzi le armoniche di chitarra che si susseguono a cascata e i tempi dispari, mentre la sua voce sussurrata e melodiosa emerge dalle dinamiche energiche del brano. È l’essenza stessa dell’album nel suo insieme: canta di fare le cose a modo suo, secondo le sue regole, nella speranza di ispirare gli altri a compiere lo stesso cambiamento attivo nelle loro vite.

 

I momenti più semplici di Animaru sono accattivanti tanto quanto quelli in cui Mei si scatena alla chitarra o i suoi compagni di band eseguono un arrangiamento intricato. “Donguri”, un’esibizione jazz in duo essenziale tra chitarra acustica e contrabbasso, è la canzone più semplice che Mei abbia mai scritto, animata dal racconto dolce di Mei (per lo più in giapponese) di come immagina sarebbe la vita se fosse un animaletto che vive nel bosco.

Anche la penultima traccia dell’album abbraccia temi legati al termine “animaru” del titolo. Tradotto come “gambero di fiume”, il brano “Zarigani”, luminoso ed effervescente, è un’espressione nostalgica d’amore per la sua sorella gemella, con Mei che canta: “Avremo sempre l’una l’altra / Ti amo come la mia chitarra / Ti amo come nessun altro”. La famiglia è uno degli amori principali della vita di Mei, tanto che sua madre, Seiko Semones, realizza tutte le copertine dei suoi album e dei suoi singoli.

Nonostante Animaru sia una dichiarazione dell’autonomia e della sicurezza di Mei in questa fase della sua vita, sono proprio i vari amori di cui si circonda – la sua famiglia, i suoi amici, la sua band, la sua musica – a darle la forza di fare le cose a modo suo.