Avevamo parlato di Luca Cima e del suo progetto Narcadian a marzo, quando lo avevamo intervistato per farci raccontare qualcosa dei due singoli che aveva da poco fatto uscire. Due mesi dopo, come promesso, ecco l’EP di debutto, fuori per la sempre validissima Costello's Records, che tante perle nascoste ci ha regalato nella sua oramai ultra decennale attività.
Luca ha iniziato a suonare la chitarra alle medie, al liceo aveva una band che si chiamava Vertebra e, nel momento in cui si è trovato a cercare un monicker per questa sua nuova avventura, ha pensato per un attimo di rispolverarlo, per poi ripiegare su Narcadian, derivato dalla crasi di due farmaci dai principi attivi molto diversi tra loro.
Il sodalizio con Emanuele Para, bravissimo a dare forma definitiva alle idee feconde abbozzate su Ableton, si è concretizzato in sei canzoni dallo spettro complessivo molto ampio, che abbracciano l’Industrial à la Nine Inch Nails, vera passione di Luca, e lambiscono suggestioni inconsce che evocano la grande stagione del rock alternativo degli anni ‘90, soprattutto quello più contaminato con l'elettronica di Bluvertigo e Subsonica.
C’è grande respiro in questi pezzi, grande personalità e un bagaglio di esperienze che sembra già perfettamente messo a fuoco, sia a livello musicale sia in quello dei testi, che lambiscono spesso la polemica politico-sociale ma sanno anche muoversi in maniera intelligente lungo tematiche introspettive ed esistenziali, trattate con una maturità ben maggiore di quella che si immaginerebbe dando un'occhiata alla sua data di nascita.
“Tutto è inutile”, in apertura, la conoscevamo già e funziona molto bene come biglietto da visita, per come fonde linee vocali molto incisive, che rimandano in parte agli Afterhours, con una base elettronica incalzante e ossessiva, e un testo rabbioso di chiara impostazione politica. “Italia sei”, l'altro brano noto da tempo, è più ipnotica ma si fa più concisa e secca nel ritornello, oltre a vivere di atmosfere leggermente più cupe.
“Dio ti odia” inizia con tastiere dal retrogusto goth per poi sfociare in un ritmo ballabile in stile Prodigy. Il ritornello, in linea con le soluzioni di arrangiamento qui adottate, scarnifica la musica per fare emergere le parole, anche in questo caso di grande impatto e non prive di una certa voluta sgradevolezza (“Centinaia di insetti vogliono/centinaia di insetti mi vogliono/centinaia di insetti mi mangiano/centinaia di insetti mi amano molto più di te”).
“Prendo, consumo, distruggo” è un mid tempo implacabile, la chitarra distorta che incalza e il ritornello che funziona come un mantra, per un altro brano che sembra una condanna dell'attuale ordine neoliberista, con un testo che funziona ancora una volta come un pugno in faccia ad ogni perbenismo (“Pulisco l'anima col vangelo”).
“Non ho più voglia di fare niente” e la conclusiva “Atomi” mostrano invece un’altra faccia della scrittura di Luca: ballate strazianti ma anche dense di angoscia, con un vestito minimale e dove la forza delle melodie non stempera per nulla il disagio che si rivela all'ascolto.
Narcadian è un progetto credibile e, seppur derivativo, molto lontano da quello che siamo soliti ascoltare in Italia in questi ultimi tempi. Dategli una chance anche se non siete amanti del genere perché artisti con questa visione e questa intensità comunicativa non ce ne sono molti.
