Baustelle, Verdena, Teatro degli Orrori, hanno una storia solida e un seguito importante. Ma che succede se dai relativi mazzi non estraiamo la carta dei frontman, bensì una bassista qui, una batterista là e un bassista lì (che poi convertiamo in un chitarrista) e proviamo a mescolare con una recluta irregolare proveniente da X-Factor?
L’irruzione sulla scena dei SI!Boom!Voilà! ha generato reazioni diverse ma sicuramente non è passata inosservata, come dimostra il pubblico vario per età e interessi che si presenta al Largo Venue per la loro tappa romana.
C’è curiosità nel vedere una band che unisce gli sforzi di persone che provengono da percorsi significativi ma diversi tra loro, e voglia di vedere su quali elementi troveranno terreno comune. Quando salgono sul palco con camicioni e bluse bianchi striati da scritte e motivi a strisce nere (a metà tra street art e macchie di Rorschach) l’idea è che il loro indirizzo in comune sia la follia.
Quasi a confermare questa sensazione, l’attacco del set (un intro carico di feedback) sembra essere... il brano finale! Il cantante già noto come N.A.I.P. infatti, saluta il pubblico, ringrazia tutti e presenta la band, proprio come se ci trovassimo al termine della serata. Per fortuna dei presenti, non si deve andare via, ma parte allora quello che è il vero primo brano (o è l’ultimo?) “Vivere così così (non si può più)”, subito doppiato da “Santi numeri”. I due pezzi percorrono sentieri diversi per giungere poi allo stesso punto di arrivo tramite une feroce satira su certi falsi ed effimeri stili di vita diffusi nel Belpaese e la critica all’ambiente musicale (e quindi culturale) nostrano, piatto e di modeste prospettive.
La scaletta dell’omonimo disco viene ripercorsa con energia, mentre la band sfodera affiatamento, con le chitarre di Giulio Ragno Favero e Davide Lasala che si tengono lontane dai virtuosismi ma sono in grado di generare un diorama di suoni ed effetti di sicuro impatto dal vivo. Roberta Sammarelli è appena un passo indietro, ma sul palco appare gigante, tanto il suo basso è centrale nella dinamica dei brani. Giulia Formica è una furia corvina dietro piatti e tamburi, un movimento costante che esalta e coinvolge.
Davanti a loro, nella sua tenuta in calzoncini corti e calzettoni bianchi tirati su, in parte Lucignolo in parte Gavroche, si muove instancabilmente Michelangelo Mercuri. Rimbalza sul palco, saltella, ammicca. La voce è a tratti profonda, a tratti urlo di strada.
“Gogna ragazzo gogna”, “Mentre succhiamo”, “Un pezzo degli Swans”, sul palco va in scena un presente allucinato, stretto tra la post-verità e la ripetività di discorsi e azioni, il tutto tritato dai social.
Mercuri si muove da istrione, punteggiando le presentazioni dei brani con siparietti di frasi fatte, discorsi spezzati, parole che si rimescolano tra loro in un folle grammelot. Dal pubblico non riusciamo a capire se siamo noi che abbiamo perso il discernimento o se piuttosto siamo testimoni della frantumazione di ogni logica intorno a noi.
Nel dubbio, a soccorrerci, arriva un momento di calma apparente. Sul palco appaiono chitarre e bassi tempestati di specchietti stile mirrorball. I faretti si abbassano, ma tre occhi di bue rimangono concentrati su di queste, che di rimando illuminano il pubblico con frammenti di piccole lame di luce. Abbacinati, assistiamo a “Lavori in corso”, riflessione condotta per metafore ed espressioni ripetitive, con quell’attacco che lascia sgomenti: “I lavori in corso se ne fregano dei ricordi / vanno avanti a far casino / ognuno va in profondità a modo suo”.
A interrompere l’atmosfera arriva “Quelli buoni”. Gli strumenti tornano a essere spinti al limite e i cinque danno l’impressione di divertirsi molto. In questo detour dalle loro carriere principali o precedenti, i membri dei SI!Boom!Voilà! trovano la liberazione dalle responsabilità del risultato a tutti i costi, ripescando dal profondo delle loro anime la dimensione ludica che li riconcilia con il loro “lavoro”.
Arriviamo a “Pinocchio”, il primo singolo, con Mercuri che lanciatissimo si arrampica su un podio posto dietro la batteria da dove può esibirsi con pose dinoccolate e grottesche. La sensazione è che dal vivo la band trovi una marcia in più, esaltando la gestualità e l’esuberanza di Mercuri, che invece non possono trovare spazio nello standard della forma-canzone contenuta in un disco.
Con “Voilà!”, che racchiude invettive politiche nemmeno troppo velate e “Saldi di fine tutto”, in cui nella parte centrale assistiamo all’estrazione di una riffa vera (in un caricaturale parallelo con gli eccessi dell’intrattenimento che diventa sbraco totale) riusciamo a cogliere la sfaccettatura più evidente del gruppo, che possiamo fa risalire al teatro-canzone di Giorgio Gaber, passando per nomi più recenti del rock alternativo italiano.
Si chiude in raccoglimento con “Da zero”, il pezzo acustico che ci riporta alle origini di questo progetto, dato che fu il primo a essere composto quando ancora non c’era un vocalist titolare e viene per questo cantato da Roberta Sammarelli.
I saluti finale sono surreali, espressi come saluti di benvenuto e completando in tal modo la gag che voleva il concerto suonato al contrario.
I SI!Boom!Voilà! hanno convinto alla prova sul palco. Caustici e spietati nel loro sguardo sul presente della nostra società, sono capaci all’interno di un potente sound basato su chitarre ed effetti, di esprimersi con una poetica che spazia tra ironia e farsa, cogliendo appieno il bersaglio e riuscendo nella missione che il teatro si dà prima ancora della musica: Castigat ridendo mores.
Le fotografie della serata, a cura di Gianluca d'Alessandria

