Veniamo accolti da Sarafine nella sala del live, alla fine delle prove romane che seguono lo stancante show della sera prima a Milano. Dopo aver percorso i meandri del locale, tra le tensioni del pre-concerto, rilassamento tra il buffet, make-up e prova costumi, atterriamo nel suo camerino, dopo aver purtroppo sloggiato Le Edera, il corpo di ballo super ispirato di Serafine, motore di tante immagini corporee.
Iniziamo così l’intervista che l’artista calabrese ha concesso in esclusiva a Loudd, in piena intimità e sintonia celebrale.
Per quanto concerne il live che seguirà poco dopo, confermiamo quanto già raccontato qualche mese fa in occasione del precedente concerto romano e aggiungiamo, per quello attuale, una menzione speciale ad un chitarrista prodigioso, Alessandro Malerba, virtuoso epico in un assolo che ha incantato il numeroso pubblico accorso per l'evento.
Olaf Larsen II. Sara Sorrenti, lei è pronta per il colloquio?
Sarafine. Io sono pronta per il colloquio.
Olaf Larsen II. Bene, iniziamo il colloquio. "Malati di gioia" ti ha lanciato in una carriera che è diversa da quella aziendale, da dove eri partita. Quanto sei contenta di aver lasciato quel contesto?
Sarafine. Ah, ma tantissimo, no? Non tornerei mai indietro, onestamente. Però in qualche modo credo che sia stato comunque strumentale a farmi arrivare una certa consapevolezza, a dire "Vabbè, adesso sono legittimata dopo tutti questi anni a dire che quel mondo non mi piace, non mi appartiene e ho voglia di fare altro".
Olaf Larsen II. Quindi felicità massima.
Sarafine. Sì, sì, sono molto contenta. Sono molto contenta.
Olaf Larsen II. Nessun rimpianto sulla vita aziendale?
Sarafine. Assolutamente no. Nessuna. Beh, poi dipende. Io sono sono sostenitrice della ricerca della propria pace interiore. Quindi, voglio dire, chiunque deve trovare il posto in cui si sente realizzato. Per me non era quello, ma ho tanti amici che nelle multinazionali, a lavorare in ufficio, si sentono realizzati e io li stimo tantissimo, quindi semplicemente non era il mio mondo.
Olaf Larsen II. Ti posso comprendere. (risate)
Il corpo, la danza e la musica = SARAFINE , che ne pensi?
Sarafine. Sì, il corpo, la danza e la musica. Diciamo un po' tutto, nel senso che comunque, sai, le mie canzoni sono naturalmente “danzerecce” in alcuni casi, in altre lo sono un po' più... Adesso la nuova canzone che è uscirà a fine mese, e che suoneremo stasera, è un po' più intima, quindi è un pochino più calma dal punto di vista proprio del corpo, del danzereccio, però sì, è un po' una definizione che completa la mia proposta artistica. Sono canzoni che si ballano sicuramente. E poi se c'è chi vuole andare un po' più a fondo, può anche stare lì a riflettere un po' sul racconto.
Matteo Nasi. Questo mi permette di inserirmi, perché l'ho scritto anch'io nella mia recensione su Loudd del live dello scorso anno al Monk: si parte ballando, si finisce pensando; veramente spiazzante, e questo è la cosa forse mi è piaciuta di più del tuo lavoro.
Sarafine. Grazie!
Olaf Larsen II. Il live lo stai strutturando come una performance “a tutto tondo”, completa, in questo ti ispiri a qualche idea che ti piace particolarmente?
Sarafine. Ma allora guarda, in realtà è arrivato tutto in maniera molto spontanea, nel senso che io ho iniziato da sola, sul palco, sempre da sola. Le produzioni le facevo io, gestivo tutto quanto io. Poi ho incontrato i miei musicisti per caso, loro facevano una tipologia di musica che era molto affine alla mia e da lì è nata la nostra collaborazione. Stessa cosa è successa con Le Edera, il corpo di ballo che balla con me sul palco. Loro fecero un video per "La regina della Macarena", mi sono innamorata della loro creatività e da lì è nata questa performance in unione. Quindi è nato tutto in maniera molto spontanea.
Di recente però ho visto un artista al quale mi sono ispirata molto, che mi ha un po' illuminato: è un artista franco algerino che si chiama Riles e sono andata a vederlo a Bruxelles: fa delle performance con dei ballerini. Lui rappa, canta, suona ed è un tipo un'immagine e un profilo artistico che ho preso molto a riferimento ultimamente, perché non mi sono mai immaginata io a ballare sul palco. Eppure, vedendo lui con la sua credibilità, ho pensato che anch’io avrei potuto farlo senza snaturarmi; in questa cosa poi è stato molto fortuito l'incontro con Le Edera, perché loro fanno un tipo di coreografia che non è esclusivamente estetica, è veramente di senso e quindi abbiamo trovato proprio un connubio incredibile, un incastro, no?
Olaf Larsen II. Ma infatti! Da quello che ho visto in video, e che invece questa sera vedrò per la prima volta dal vivo, ho immaginato una certa “belgicità” della cosa, perché comunque ci sono molte compagnie di danza contemporanea in Belgio, come ad esempio la storica Les Ballet C della B (ora lageste.be, ndr) che sono delle compagnie pazzesche, fanno progetti di danza contemporanea ad altissimi livelli e che in Italia vediamo pochissimo. Forse vivendo in Belgio hai avuto magari l'opportunità di incrociarli?
Sarafine. No, no, è più l'aspetto musicale del Belgio che mi ha influenzato molto. Io la questione danza non l'avevo mai considerata, cioè dicevo "Ma io con ballerine sul palco, ma siete matti?". Per me era una roba in cui non mi potevo pensare. Invece, da quando ho conosciuto loro (Le Edera, ndr) sono molto contenta e orgogliosa delle persone con cui lavoro, perché nasce sempre tutto in maniera spontanea. Non ci sono imposizioni di rapporti perché, per come son fatta io, non riuscirei a resistere in un rapporto imposto e legato. Soprattutto mi piace che le persone che lavorano con me si sentano libere e vogliano farlo. E quindi Le Edera sono qui con tutto il loro cuore, veramente, e io posso soltanto ringraziarle. Stessa cosa i musicisti, stessa cosa tutti i miei collaboratori, il management, tutta gente che veramente ci crede; non riuscirei a tenere e a realizzare queste cose imponendo qualcosa agli altri. Quindi è è proprio una magia che è successa e non me l'aspettavo.
Olaf Larsen II. Come dice Franchino.
Sarafine. Esattamente. È successo.
Olaf Larsen II. A proposito di Franchino, ci dici qualcosa?
Sarafine. Eh, che vi dico? Franchino mi ha portato fortuna, m'ha portato moltissima fortuna e in realtà io non avevo un legame di esperienze storiche con Franchino, con la sua musica. È capitato tutto anche lì, molto per caso, nel senso che io ascoltavo le sue serate su YouTube, e quindi avevo ascoltato da poco "Magia" e poi quando poi scrissi "Malati di gioia" mi venne in mente quella roba da dire, ma non avevo un'esperienza, neanche una dottrina sulla vita clubbing degli anni ‘90.
Sono sempre stata un po' bacchettona, devo dire la verità. Non ho mai frequentato discoteche o cose così, ma mi aveva molto commosso la sua purezza nel dire quelle cose, nelle parole, e poi dopo sono mi sono incontrata con tutti quanti i ragazzi di Metempsicosi (Metempsicosi Artisti Indipendenti, collettivo di artisti del clubbing italiano, ndr), ho partecipato al Memorial per Franchino, quindi in qualche modo, anche se non ho avuto la possibilità di conoscerlo, perché purtroppo è andato via, comunque in qualche modo mi sono legata alla sua famiglia intorno; è stato un onore.
Olaf Larsen II. Bellissima storia, insomma. Facevi prima accenno all'uscita di un singolo…
Sarafine. Il 27 marzo uscirà questo singolo che si chiama "Potevamo fare schifo insieme" ed è la mia prima canzone d'amore, da questo periodo in poi; tendenzialmente io racconto sempre solo quello che mi succede e quindi nel disco passato ho raccontato tutti gli anni di frustrazione che ho vissuto, perché è quello che avevo vissuto. Ed era tanto tempo che non mi coinvolgevo emotivamente con un'altra persona: è successo, ed è finita anche. Quindi questa cosa poi mi ha portato a riversare quella sofferenza in una canzone; è una versione che un pochino mi trova ancora acerba credo, nella proposta verso gli altri, perché io sono abituata a essere sempre molto aggressiva e potente sul palco. Qui racconto una cosa molto intima ed è una roba che un po' mi disorienta. Ti dico, l'ho cantata ieri per la prima volta, mi sono sentita un po' disorientata. Oggi speriamo mi senta un pochettino più sicura. Quando io ho iniziato a cantare, ho fatto X Factor, non mi riconoscevo, guardavo quell'immagine e dicevo "Ma sono io?". Cioè, mi ci vuole un po' di tempo per abituarmi a tutte le versioni che sto riscoprendo di me, in una fase molto adulta della mia vita.
Olaf Larsen II. "Caùa", la clip, che hai su YouTube girata in Giappone è molto bella. Ci vuoi raccontare qualche aneddoto di quella esperienza?
Sarafine. La mia andata in Giappone è stata molto bella perché è legata all'Expo del 2025, padiglione Italia, perchè qui ogni settimana era rappresentata una regione e la settimana in cui sono andata io era la settimana della Calabria. Quindi mi sono ritrovata in qualche modo a rappresentare la mia regione. Per me è stato motivo di grandissimo orgoglio e anche di grandissimo stupore, perché non mi aspettavo che i giapponesi potessero rispondere in maniera così calorosa e positiva ad una che arriva e canta in italiano "Caùa" o altre canzoni. Devo dire che è un popolo estremamente rispettoso ed estremamente entusiasta della novità e quindi ho trovato un calore incredibile. Il videoclip che hai trovato sui social l'ha girato Giacomo Triglia. Avevamo detto che avremmo girato un videoclip ma in realtà quella cosa è stata casualissima. Siamo passati lì davanti, c'erano questi qua che facevano dei giri intorno a una pista con luci e musica e Giacomo Triglia fa: “Fermati, lo facciamo qui!”. Abbiamo fatto una take, io che marciavo in maniera un po' maldestra e però abbiamo detto che era forte: “Comunque usiamolo”.
Olaf Larsen II. Sì, sì, è arrivato! Funziona tanto anche per la sua spontaneità.
Sarafine. È stato spontaneissimo e poi abbiamo fatto un po' di riprese con la nostra videocamerina in giro e abbiamo montato un po' il tutto.
Olaf Larsen II. Mr. Trump ha pubblicato dal sito della Casa Bianca un video dei bombardamenti in Iran mettendo sotto la "Macarena". Pensi che se lui avesse sentito la tua Macarena, sarebbe cambiato qualcosa? L'avrebbe messa lo stesso o ci avrebbe ripensato un attimo, il Presidente?
Sarafine. Guarda, entrare nella psicologia di Trump è una cosa che un po' mi inquieta, ma veramente! Nel senso che è una figura che mi turba particolarmente, quindi trovo abbastanza disgustoso quello che esce fuori dalla sua bocca, dai profili social della Casa Bianca. C'è una distopia che mi terrorizza ed è una cosa che mi angoscia molto, quindi onestamente sono proprio disgustata e non vorrei mai averci a che fare con un soggetto del genere. Purtroppo lo subisco come lo subiamo tutti quanti, come lo subiscono e persone in maniera molto più diretta. Spero che finisca il prima possibile la sua presenza.
Olaf Larsen II. Scusami se ho associato la tua Macarena a Trump...
Sarafine. No, no, no, ma ci ho pensato anche io, eh. Mi ha fatto stranissimo! Era una cosa che avevo letto. Il discorso è che comunque siamo in un'epoca nella quale sui social siamo come manipolati in qualche modo, costretti a subire passivamente qualsiasi cosa e a dare lo stesso peso a tutto. Ma non è una colpa che abbiamo noi, è che se sui social ti ritrovi bambini morti e mutilati, scene veramente disastrose, e poi ti ritrovi il tutorial del trucco, e sei abituato a vedere questa scena una dopo l'altra, finisci per dare lo stesso peso e la stessa importanza a entrambe le cose. Il tentativo di Trump, di postare questi aerei con la "Macarena" è quella naturalmente di fare un contenuto che sia scrollabile, spendibile e che distragga dall'orrore che c'è dietro tutte quante queste operazioni. Quindi a me fa schifo, onestamente. Mi fa orrore, mi fa veramente orrore.
Olaf Larsen II. Secondo te la fragilità è una risorsa?
Sarafine. Io sono dell'idea che dipende: per me la comprensione della propria fragilità è una risorsa, nel senso che nel momento in cui tu accetti le tue fragilità, ti dai la possibilità di essere fallimentare e non vivi le cose in maniera performativa. L'essere fallimentare lo vedo proprio come un'opportunità di poter imparare, di poter fare delle cose; noi cresciamo nel mito della perfezione, dell'impossibilità di fare errori e questa cosa ci tiene bloccati. La fragilità, quindi io, in quanto persona estremamente emotiva, magari posso risultare fragile e non potente, no? La verità è che è assolutamente una risorsa, è chiaramente una risorsa, ma soprattutto essere consapevoli delle proprie fragilità e non viverle come un minus è una cosa estremamente potente perché ti mette nel mondo. Eh, ti sporca perché la vita ti deve far sporcare, altrimenti non vivi.
Le fotografie della serata, a cura di Matteo Nasi
Sarafine



















Chiara Cami


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