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REVIEWSLE RECENSIONI
24/07/2026
Deep Purple
Splat!
La dimostrazione che, per fare ottimo rock, il dato anagrafico non conta. I Deep Purple tornano con un nuovo disco che rende onore al loro leggendario passato.

L’unico appunto che si potrebbe fare a Ian Gillan e soci (ma è un’opinione personalissima) è quello di insistere con titoli di album decisamente non molto attrattivi. Per il resto, che altro vuoi dire a questi vecchietti che con ostinata perseveranza continuano a rilasciare nuovi dischi a cadenza regolare, facendoli seguire, è questo il vero miracolo, da lunghi tour di promozione?

I Deep Purple, a meno di due anni dal precedente =1, sono usciti, puntualissimi, con un nuovo album hard rock che cattura ancora una volta in modo perfetto l'essenza attuale della band. Splat! sprigiona una carica rock autentica, proprio come ai bei vecchi tempi, e, bisogna sottolinearlo immediatamente, grazie a Simon McBride alla chitarra, la band offre una prova di altissimo livello, dimostrando ancora una volta che l'idea secondo cui i gruppi dovrebbero ritirarsi all'apice della loro carriera è una sesquipedale minchiata.

Certo, si potrebbe obiettare che Splat! non regga il confronto con In Rock o Machine Head: si sente che i membri della band non hanno più vent'anni. Eppure, l'ultima cosa che verrebbe in mente ascoltando questo nuovo lavoro è che la maggior parte di loro abbia superato i settantacinque anni.

 

Gillan non ha più l’estensione di una volta (e ci mancherebbe), ma, con il passare del tempo, ha dato al suo cantato uno stile unico, immediatamente riconoscibile come quello di gioventù. Le linee vocali brillanti, questo modo di giocare con la voce e la generosità con cui la impiega, trasmettono l'idea di un artista che, in studio, ha dato tutto, in un surplus di vitalità, che nessuno dovrebbe dare per scontata.

Simon McBride e Don Airey, grazie alla loro interazione dinamica, hanno subito chiarito quanto si divertissero a suonare insieme, ricreando quei "duelli" (resi memorabili da Blackmore e Lord) che sono, ancora una volta, uno degli elementi più attrattivi della scaletta. Se pensavate di aver già sentito tutto, beh, qui hanno alzato ulteriormente l'asticella: la band appare ancora più energica rispetto al già esplosivo predecessore. L'intesa tra Airey e McBride è semplicemente perfetta: non solo sanno bene come creare una combinazione affascinante tra i rispettivi strumenti, ma sembrano aver arricchito la formula aggiungendo, con il loro stile eccentrico e deciso, un tocco di disinvoltura e, a tratti, una buona dose di grinta e classe.

Grazie alla sezione ritmica affiatata di Glover e Paice, la band può contare su un supporto di assoluta solidità. Il sound di Paice e Glover è rimasto immutato nel tempo: vale davvero la pena prestare attenzione alla loro esecuzione sull'album.

Gli assoli di McBride e Airey, poi, spaziano da momenti di splendida sobrietà ed estremo buon gusto fino a passaggi intensi e carichi di energia, per non parlare, poi, dei riff brucianti di Mc Bride, talvolta, addirittura travolgenti.

 

Ciò che la band offre in Splat! è un repertorio rock trascinante: i Purple propongono brani di matrice blues, proprio come negli anni '70, e in altri momenti il gruppo riesce persino ad creare sonorità più pop, inserendo, talvolta, qualche sfumatura prog (come nell’apertura "Arrogant Boy").

In questo album non figurano brani particolarmente lunghi o dilatati, ma una scelta del genere si adatta perfettamente alla natura e alla struttura del disco, in cui, ancor più che in =1, si percepisce la gioia pura della band di suonare insieme e divertirsi.

Brani come "Jessica’s Bra", "The Only Horse In Town", la citata "Arrogant Boy", "Diablo", e altri ancora, dimostrano quanto il sound dei Purple sia ancora orgogliosamente compatto e potente. La direzione musicale intrapresa dalla band con =1 non solo prosegue, ma viene addirittura superata.

Va, inoltre, sottolineato che si tratta dell'ennesimo album prodotto da Bob Ezrin, ed è evidente che la collaborazione tra il navigato mago della consolle e il gruppo funziona con una naturalezza sorprendente: la band mantiene intatta il proprio dinamismo, e la vitalità giocosa che trasmettono è davvero straordinaria.

In definitiva, con Splat!, i Deep Purple confermano ancora una volta che l'età non conta quando si suona con passione e che è possibile restare ai vertici della propria arte, nonostante il mero dato anagrafico suggerirebbe tutt’altro. Se Airey, Gillan, Glover, McBride e Paice hanno ancora l'energia per realizzare altri album, allora che continuino pure a farlo: noi saremo ancora qui ad ascoltarli.