DAY 1
29 maggio 2026, Roma – La Nuvola
La sensazione di sorpresa è immutata a distanza di circa un anno, sotto all'immensa superficie verticale in vetro-metallo de la Nuvola, ci si sente piccoli come, da sempre, l’essere umano si sente piccolo e spiazzato davanti alla facciata di una cattedrale. Un effetto voluto, quello delle chiese, per enfatizzare ancora di più il divino che abita quei luoghi, per chi crede. La cattedrale laica nel quartiere Eur suggerisce sempre qualcosa di grandioso e anche al suo interno è coerente con quanto promette da fuori.
Si rimane sempre di stucco, frequentando il festival fin dall’apertura dei varchi, di come inizi il pomeriggio con pochi ma appassionati fan, per poi osservare, passata la mezzanotte, di quanta folla riempia l’immensa sala nel ventre della struttura. Un costante successo di presenze che consolida il festival tra gli appuntamenti più importanti della penisola e non solo. Coraggiosa la scelta del weekend del 2 giugno, aperta a ricevere pubblico anche da fuori città, approfittando del lungo ponte.
Allo Spring Attitude occorre andare assetati di conoscenza, perché la proposta artistica non vi permetterà di crogiolarvi nelle vostre convinzioni, anzi, farà del tutto per mettervi in gioco. La primavera romana manda un messaggio: non pensare che esista solo un unico mondo, la realtà contempla tanto altro che magari prima non avevi considerato. Basta scorrere la line-up per comprendere che in una delle due serate qualcosa magari non ti dirà nulla o magari ti manderà un feedback non rassicurante. Ed è l’essenza del festival, contaminare, impollinare, fecondare tra stili diversi, culture diverse: è un ristorante etnico fusion dove sperimenterai gusti abbinati come mai ti capita, a fine serata poi tirerai le somme, e qualche sapore rimarrà per sempre stampato sulle tue papille gustative. Altri meno.
Inaugura il Day 1 BIRTHH, toscana di nascita, una grazia tormentata che ha scelto poi New York (Brooklyn) come luogo di vita, città U.S.A. e getta che la fa sentire a volte bene a volte male, ma del resto sarebbe la stessa cosa a Bombei, o su un cargo battente bandiera liberiana. C’est la vie, mon amour! Si presenta in quartetto, due tastiere ai lati, batteria al centro e lei davanti con chitarra e voce.
Non abbiamo le scalette dei brani suonati perché il palco del festival, piuttosto alto, nella buca dei fotografi non consente uno stage shooting e quindi andiamo avanti ad orecchio, per tutti gli artisti della serata. La cantautrice, tra atmosfere alternative-pop e influenze street urban torna volentieri in Italia, canta e scrive in italiano, spesso alla ricerca del vero significato dell’amore, anche se quello che sente dentro se stessa lo ha dichiarato solo in "Truman", grande brano autobiografico. Una bella responsabilità aprire il festival, mantenuta appieno.
LAMANTE entra sul palco potentissima, con una presenza così austera e autorevole da poterla avvicinare a una icona della goticità come Diamanda Galàs, artista greco americana ancora sugli scudi, intensa e misteriosa. "Governatevi", un brano che mette in risalto le notevoli doti canore oltre ad un testo intensissimo. Il live de Lamante si snocciola alternando potenza misteriosa a momenti più “easy” in stile ballad per giocare su contrasti indispensabili per l’animo di tutti. Formazione con violinista e violoncellista fanciulla (molto brava), batteria, tastiere, basso elettrico e chitarra elettrica, mentre Lamante voce e chitarra acustica.
"Come volevi essere", l’apertura del suo precedente album In Memoria Di, un tuffo nella memoria, per far sopravvivere emozioni e istantanee ai piccoli lutti di una vita intensa di vibrazioni sottili, pur essendo giovane. Lei è stata prodotta da Taketo Gohara, tutt’ora ci collabora anche nell’ultimo album Non Dico Addio, e di Taketo ricordiamo lo scorso anno la sua splendida visione del fare musica, raccontata in un incontro con la stampa al margine di un noto festival estivo in Versilia: tanta simpatia, umiltà e molti consigli per giovani artisti. Chiude il concerto con "Non chiamarmi bella", una versione parecchio spinta dal sapore noisy-punk, proprio per lasciare il pubblico sconvolto così come l’aveva scosso in partenza.
TONYPITONY, il re della serata, sulla carta, un fumetto stampato che prende vita in 3D. Sono in tantissimi i fan per lui, e lo sa bene. La sua band, molto virtuosa, sostiene tutto ciò che occorre per uno show che scatena tutti. Nella trincea dei fotografi non c’è più una regola valida, è partito il wrestling più crudo, ma non ci sono solo macchine fotografiche professionali. Nell’era dei social media un buon smartphone è altrettanto utile al curatore della promozione digitale per catturare una diretta streaming e poi postare un attimo dopo un videino di dubbia qualità per una fruizione immediata, per alimentare la bestia del tutto e subito. Vabbé mi fermo qui perché altrimenti sembro (o sono?) il boomer (che sono!).
"Rio de Janeiro", parte alla grande Tony, i testi del pitone stringono sempre più forte e strangolano alla lunga le prede presenti in grande quantità che, ipnotizzate come da Sir Biss di Robin Hood, cadono nelle sue spire senza un minimo di resistenza. Il teatro che sta in basso sale sul palco del teatro in atto sul palco, non ci sono più differenze, è tutto un teatrino. Vivere un live del “Pitonhoney” significa innanzitutto essere disponibili a giocare, prerequisito per non sbroccare o perlomeno per non farsi trascinare nel confronto con i suoi prodromi: sarebbe come irritarsi ad un concerto dei Greta Van Fleet colpevoli di essere stati cresciuti da bravi genitori a pane e Led Zeppelin.
YIN YIN, il tocco etnico del festival che lo scorso anno fu degli Altin Gun, in questa edizione è nelle mani di una band molto interessante da Maastricht: sonorità psichedeliche west coast tra Thailandia e Cina, un miscuglio di funky disco ed elettronica orientale che fa tanto bar in spiaggia a Koh Samui o live underground a Shanghai. Hanno avuto la loro consacrazione al festival di Amburgo Reeperbahn nel 2019 emergendo come una dei migliori live act. Tantissimo groove iper contagioso che ha deliziato la platea martellando con un sound accattivante e danzereccio senza sosta.
La copertina del loro ultimo LP Yatta! raffigura una serie di candelotti (di dinamite?) uniti tra loro in uno scenario solare e marino, una scelta piuttosto enigmatica che esprime bene la lisergìa disco funky dei loro brani. Yatta in giapponese esprime il concetto di aver raggiunto un obiettivo, di avercela fatta: la band sente di aver raggiunto l’obiettivo di un riconoscimento internazionale dopo anni di intenso lavoro, soprattutto nei live. Sono aggrappati alle scale pentatoniche ma si gettano in territori inesplorati e il risultato è una contaminazione molto allegra di generi, perlopiù strumentali, per la gioia di coloro vogliono diversi a ballare con qualcosa di decisamente nuovo ed esotico, e a suo modo erotico.
NU GENEA, tocca ai maestri della dance italiana, tra Berlino e Napoli, passando tra tante collaborazioni soprattutto in Francia, e tanto altro. Non hanno bisogno di particolari presentazioni vista la loro vastissima platea, che riempirà interamente l’immensa sala del festival in un tripudio dance colorato e felice. Freschi dell’uscita dell’ultimo LP People of the moon, 4 anni di lavoro, i Nu Genea perdono per la serata romana il 50% dei Nu G, Massimo Di Lena, per via di un’improvvisa influenza: in tanti anni di carriera non era mai successo, diranno nel corso del live. Questo non impedirà di incendiare una serata che rimarrà memorabile.
La band presenta tre cantanti, tutte di altissimo livello, e tanti musicisti sul palco: chitarre, basso, due percussionisti, sax, Lucio Aquilina sinth e tastiere e suoni. Sarà una festa totale. Null’altro da aggiungere se non il fatto che i Nu Genea consolidano la loro fama di band (duo) in continua trasformazione, una vitalità speciale nei live ricambiata dal grande amore del loro pubblico, vasto e molto appassionato.
Come lo scorso anno il festival, che seguiamo con disciplina dalle prime ore del pomeriggio, ci esaurisce tutte le energie alla fine dei Nu Genea e, visto l’orario da mezzo rave, non riusciamo a seguire OKGIORGIO e i fratelli PARISI. Di entrambi abbiamo la consapevolezza siano due big, ma siamo altrettanto consapevoli che ci sarà da seguire il secondo giorno del festival. Lo Spring Attitude non fa prigionieri, ci vuole un fisico bestiale!
DAY 2
30 maggio 2026 Roma – La Nuvola
GAIA BANFI, apre la seconda giornata, figlia d’arte e cantautrice tra esplorazioni elettroniche e testi intimi in una delicatezza e lirismo che toccano vette alte di ispirazione. Un mondo trasognante, affrontato live in duo con un polistrumentista batterista semi elettronico che suona anche tastiere e Gaia al centro con la sua tastiera, chitarra e voce. Una voce maschile parlata, in inglese, introduce il live intriso di atmosfere malinconiche, specchio di una poetica sensibile e travagliata: non c’è nessuna concessione alla frivolezza, è rigore e coerenza.
Piace molto il live considerando gli applausi sinceri del pubblico, accora immerso nella calura del pomeriggio. Sarebbe stato ideale ascoltarla immersi in un sacco pouf, di quelli morbidi riempiti di pallini di plastica Montedison anni ‘70, super tossici, e affondare in un liquido amniotico sonoro che non necessitava della verticalità bipede. Sarà per la prossima occasione.
ALTEA, segue per certi versi il mood dell’apertura, anche lei figlia d’arte, salentina di origine ma con Napoli nel cuore, suggerisce atmosfere più eteree. Si presentano in trio, un mazzo di fiori di campo annodato con un foulard all’asta del microfono, tanta intensità e storie profonde che vogliono risonare nell’intimo di chi ascolta. Altea canta sussurrando, non cerca necessariamente virtuosismi vocali, decisamente più concentrata a trasferire le emozioni, molteplici, fortissime, floreali, a volte di fiori recisi prima del tempo, amori interrotti.
Penso che Luigi Tenco l’avrebbe adorata come nipote. "Mia" e "Alto il mento" due grandi brani, da ascoltare con grande attenzione. Forse, come scaletta del secondo giorno, non avrei accostato due artiste che, seppur diversamente, convergono su matrici stilistiche simili e questo a mio parere non ha permesso di apprezzare appieno lo show di Altea, che merita senz’altro un ascolto più consapevole.
Con EMMA NOLDE, artista più consolidata delle precedenti e vincitrice già di numerosi premi, seppure molto giovane, si cambia registro stilistico. A parte la formazione della band, con 5 elementi, violoncellista/percussioni, sax e tastiere, bassista/corista/tastierista, batterista, ed Emma voce e chitarra, lo show riprende su toni molto dinamici, se non altro perché la cantautrice ha una energia cinetica ad alta intensità e percorre saltando il palco in lungo e largo.
Emma Nolde è estremamente solare nei testi, c’è sempre un briciolo di speranza, e l’amore ricorre spesso in tante sfumature. “Vince sempre chi ama di più” dice ad un certo punto, e tra una canzone e l’altra si prende tutto il tempo per parlare al suo pubblico, a spiegare, a condividere pensieri, emozioni e provare a decifrarle in modo collettivo. Avverte molto l’ansia di questi tempi, la difficoltà di recepire le news dai notiziari, così duri da comprendere, e ne parla come fosse ad Hyde Park arringando senza arroganza una folle ansiosa di ascoltare. Lascia anche il microfono ad una volontaria presente con lo stand nel festival, per un duetto vocale di rara generosità artistica.
“C’è chi vuole salire alle stelle, e c’è chi come noi preferisce guardarle”, un inno significativo contenuto in “Pianopiano!” un urlo collettivo che ha sfiorato gli astri più lontani, grazie ad un pubblico sempre più numeroso che ha salutato la fine del live con un calore commovente.
MOTTA in edizione speciale ha suonato interamente La Fine Dei Vent’anni, il suo LP d’esordio del 2016 e che lo consacrò all’epoca come artista di grande livello. La sua Roma, città che lo ha adottato, sa bene che questa è una grande occasione. Il live è elettrizzante e suonato con una convinzione pazzesca, grazie anche alla presenza al basso di Roberta Sammarelli (attualmente Sì! Boom! Voilà! Boom Voilà! e “solo” 25 anni di carriera con i Verdena). La bassista ha impreziosito il live con una prestazione granitica e scatenata, contaminando con la sua energia il resto della band e i tanti supporter.
Si è trattato in effetti di un rito collettivo, per chi ha amato quell’album è stato come tornare indietro di 10 anni e riviverlo con la stessa gioia e partecipazione. Giorgio Maria Condemi alle chitarre si incendia all’unisono con Roberta Sammarelli duettando a più riprese, inginocchiandosi, contorcendosi in riff apocalittici di una bellezza da pagina rock indelebile. Cesare Petulicchio alla batteria e Francesco Chimenti al violoncello completano la formazione degli incendiari, gettando benzina sul fuoco per spengere l’incendio.
Motta appena dopo qualche battuta dall’inizio del concerto già è sotto ad abbracciare il pubblico, sparisce 30 secondi e riparte sopra con bacchette e rullante a cantare e marcare ancora di più il tempo. La band non molla la presa, anzi incalza ancora di più, in una vertigine esaltante. Motta ringrazia Riccardo Sinigallia e ringrazia in modo veramente commovente i suoi genitori, che evidentemente hanno sempre sostenuto il figlio in un progetto che magari non era così delineato agli inizi della carriera. Esaurito l’intero set di brani dell’LP il concerto si chiude e parte dalla regia “Perfect Day” di Lou Reed, quasi scappa la lacrimuccia a tutti, in un coro collettivo.
NATHY PELUSO con CLUB GRASA dj set. Ulteriore strambata del festival, la terza nella stessa giornata, una regata velica in un mare di note. Stavolta si è di fronte ad un fenomeno di livello planetario (quasi 5 milioni di ascoltatori mensili su Spotify) tra il sociologico e l’etnografico che non capita tutti i giorni di osservare da vicino: cambiano le mise, ovvero camicie a fiori molto fantasiose e una marea di ventagli agitati in aria e verso il volto, un presagio di ciò che a breve si assisterà.
Lo show parte come un dj set e pian piano si trasforma in una danceria latina, ballata live sul palco con almeno venti ballerini/ballerine, ripresi live da una telecamera e riprodotti su un video wall alle spalle della DJ. L’effetto è quello di un sambodromo che balla senza sosta riempiendo la sala fino all’inverosimile con una serie di coreografie dove il ventaglio diventa una estensione cyborg alla sivigliana, sulle note di remix elettronici a base latino america del noto LP Grasa di Nathy Peluso.
La densità di corpi era tale da non riuscire quasi ad avvicinarsi per vedere meglio, fortuna che c’era lo schermo. Pur non avendo personalmente nel ballo sudamericano spiccate qualità, si è potuta apprezzare la tantissima passione e sensualità che ha marcato l’intero show con evidentissima soddisfazione di tutti, perlopiù giovani se non giovanissimi, accorsi con intrepida passione e fervore autentico.
DOV’E’ LIANA, il trio parigino di dj che tra il serio e l'irriverente, French Touch ed Italo Disco, vuole scalare le classifiche mondiali. Nasce tutto a Palermo dove, pare, incontrano, forse, una certa Liana che poi scompare e non torna più. Loro aprono i concerti di Kate Perry e vengono inviatati da Jovanotti al Jova Summer Party, e quando parlano in italiano ad una folla in delirio che indossa sul capo i tipici fazzoletti delle donne italiane, estinti poi verso gli anni ‘60, tutti gridano in estasi e parte il festone che non t’aspetti.
L’accento è francese ma il cuore è proprio italiano: frequentano da molti anni Palermo e la penisola intera, e nei live nelle principali città europee hanno sotto palco la comunità italiana, che li ama, come del resto Liana, di cui non si hanno più notizie.
Anche questa seconda serata dello Spring Attitude Festival, ha scavato nelle nostre più remote energie, imponendoci una ritirata dignitosa per mangiare qualcosa e cercare di dormire qualche ora. Ne faranno le spese nel live report due artisti molto quotati come MIND ENTERPRISES e YOSUKE YUKIMATSU, di cui avremmo voluto onorare con presenza, racconti e foto. Ma è andata così.
Cosa ci riportiamo a casa da questa quindicesima edizione del Festival: vive un entusiasmo enorme intorno a tutte le espressioni della dance, di tutte le latitudini, in tutte le declinazioni. Il buon rock è vivo quando c’è qualità e originalità. Ci sono ottime nuove leve italiane, a rappresentare un movimento di produzione artistica più vivo che mai, al dì la dei generi. Una bella primavera di speranza, ed ora ci godremo l’estate.
Le fotografie della serata, a cura di Matteo Nasi (@forafewshotsmore)
DAY 1
Birthh





Lamante







Tony Pitony








Yin Yin



Nu Genea








DAY 2
Gaia Banfi


Altea




Emma Nolde









Motta










Nathy Peluso


Dov'è Liana



Per la gallery completa di @forafewshotsmore: https://www.flickr.com/photos/91482916@N06/albums/72177720333983846
