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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
10/07/2026
Live Report
Tre Allegri Ragazzi Morti + Sick Tamburo, 09/07/2026, Circolo Magnolia, Milano
Di anime perse, nostalgie, romanticismi, maschere e unioni cosmiche. Questo è il racconto di una serata di due band amiche (Sick Tamburo e Tre Allegri Ragazzi Morti) e delle loro popolose famiglie, accorse a rendere loro omaggio.

Su un evento targato “Sick Tamburo e Tre Allegri Ragazzi Morti” si creano necessariamente delle aspettative alte, ma chi come noi era al Circolo Magnolia il 9 luglio può sicuramente dire che non le ha avute di certo deluse. Non si è trattato di un semplice esempio di una “vita lontana da ogni clichè” (citando i Tre Allegri Ragazzi Morti ), ma di un autentico spettacolo “lontano da ogni cliché”, proprio quello che nei giorni precedenti alla data Gian Maria Accusani, frontman dei Sick Tamburo, ha descritto sui social non come un mero “doppio concerto”, ma più propriamente come un vero e proprio “concerto-evento pordenonese”.

Il metaforico filo rosso che unisce due dei principali gruppi della scena musicale indipendente italiana non è determinato esclusivamente dalla provenienza geografica comune, ma si è manifestato fin dall’ingresso al Circolo Magnolia in un dato facilmente osservabile fra il pubblico: il “dress code” più diffuso alla serata prevedeva la combinazione della maglietta dei Sick Tamburo e della maschera identificativa dei Tre Allegri Ragazzi Morti.

 

Nonostante l’evidente compenetrazione fra i pubblici “seguaci” dei due gruppi, l’esperienza dei rispettivi live è stata decisamente diversa. Si può in qualche modo affermare che incarnino due spiriti affini, ma non del tutto sovrapponibili fra loro. Nei Sick Tamburo è indubbiamente rintracciabile un’urgenza espressiva, che spinge a urlare a squarciagola “ho perso i sogni” (citando l’omonima canzone contenuta in Dementia) e che fa percepire, nitidamente e con pienezza, quanto la musica sia un veicolo di emozioni che altrimenti giacerebbero senza un adeguato ascolto e sfogo. Il rock così tagliente e frenetico dei Sick Tamburo trova allora riscontro in modo speculare nelle sonorità “cartoonesche” dei Tre Allegri Ragazzi Morti, che si accordano alla perfezione al mondo di maschere e fumetti che ne accompagna la loro esperienza musicale fin dagli esordi.

Il loro accostamento sembra che getti sulle "cose della vita" uno sguardo complementare: chi può affermare di non aver mai sperimentato nella sua giovinezza, o in generale nella sua vita, la combinazione del guardare alle cose sia struggendosi e manifestando rabbia (proprio come nello spettacolo offerto dai Sick Tamburo), sia ridendone e adottando un approccio più canzonatorio (come tipico dell’esperienza musicale dei TARM)? Viene spontaneo il parallelismo con “Sei il mio demone” dei Sick Tamburo (brano comparso anche nella scaletta della serata, dall’album Un giorno nuovo), specialmente pensando al passaggio di ritornello “Sei il mio angelo e ti voglio / Sei il mio demone e ti voglio”, perché suggerisce quanto sia ambivalente il rapporto che possiamo instaurare persino con le emozioni che ci accompagnano e che, nella serata del concerto, in un evento sold out particolarmente partecipato, sono state sfogate nella loro interezza.

In sintesi, tutti i presenti al concerto possono affermare di aver pogato forsennatamente ma anche di aver ballato in maniera sinuosa e rilassata, di aver gridato con tutto il fiato lasciato dalla temperatura “tropicale” del luglio milanese ma anche cantato appassionatamente.

 

Forse però c’è un altro elemento che all’apparenza mette in correlazione le performance dei gruppi della serata: una sostanziale assenza di volti, opportunamente coperti, dapprima con i Sick Tamburo, i cui passamontagna sono ormai diventati la cifra stilistica dell’estetica propria del gruppo, e poi con i Tre Allegri Ragazzi Morti, che sono perlopiù indistinguibili nella declinazione come persone senza maschera e personaggi con la maschera.

Come è possibile che un concerto completamente privo di persone riconoscibili, sia così traboccante di personalità e identità? Come abbiamo fatto a sentirci così profondamente uniti in una dimensione personale, se stavamo portando letteralmente delle maschere? Eppure è così, e decisivo è stato il ruolo della musica, delle parole che veicolavano determinati messaggi e delle sonorità che li arricchivano ancora di più.

 

Sebbene gli spazi dei gruppi durante la serata siano stati separati (dapprima i Sick Tamburo, a partire dalle 20.45, e successivamente i Tre Allegri Ragazzi Morti attorno alle 22), l’esperienza è stata fortemente contaminata, proprio come se non si avesse a che fare con professionisti del tutto impermeabili fra di loro, ma più che altro con amici di vecchia data ritrovatisi nello stesso contesto. Infatti, durante “Il fiore per te” dei Sick Tamburo (penultimo brano della scaletta), è comparso sul palcoscenico Davide Toffolo, cantante e chitarrista dei Tre Allegri, che ha prestato la sua voce in affiancamento a quella di Gian Maria; durante il live dei TARM, invece, i ruoli si sono scambiati ed è stato quest’ultimo (sprovvisto di passamontagna, stavolta) a prendere posizione accanto ai “ragazzi morti”, che hanno eseguito assieme a lui “Betty tossica”. Per chi conosce Accusani fin dagli esordi nel mondo della musica negli anni ’90, cioè da quando militava nel gruppo dei Prozac+, si è trattato di un piccolo “revival” e – perché no – di un omaggio alla “Boom Girl” Elisabetta Imelio, che ha partecipato attivamente della fondazione del gruppo stesso dei Sick Tamburo. Dopotutto è proprio così che sarebbe il caso di agire nei confronti del passato, no? Integrandolo nel presente e rendendolo un’occasione preziosa per generare bellezza condivisa da centinaia di persone.

È fondamentalmente quanto è stato fatto dai Tre Allegri Ragazzi Morti nell’arco di tutto il loro concerto: hanno ripercorso da vicino le tappe fondamentali della loro carriera ormai poco più che trentennale e, al momento di eseguire “Mai come voi” (dall’album Mostri e Normali), Davide Toffolo stesso ha specificato che è proprio da lì che sono partiti, dalla volontà di distinguersi nettamente dalle esperienze musicali (e forse non solo) a loro contemporanee, apportando delle novità significative al panorama artistico italiano di allora.

 

Se i TARM hanno compiuto trent’anni da appena due anni, possiamo affermare che, in sostanza, non sono altro che dei “Millennials” (proprio come una bella percentuale del pubblico che li segue con entusiasmo, a partire da me). E come si approccia abitualmente un millennial alla vita? In modo nostalgico (come dimostra il fatto che abbiano suonato prevalentemente brani precedenti al 2016, a ritroso a partire da Inumani), romantico, ma, allo stesso tempo, non del tutto “immune” al deperimento fisico (parlo, con ogni probabilità, della scarsa resistenza delle mie caviglie, specialmente durante un pogo che mi ha coinvolto in modo non del tutto “consensuale” e, parimenti, della capigliatura ormai leggermente “ritirata” del caro “Eltofo”).

Eppure, dal punto di vista del godimento del concerto, non ho sentito una differenza sostanziale tra la fan adolescente che ancora si annida in me e la fan attuale, anagraficamente adulta. Credo che questo dipenda ampiamente dal fatto che le canzoni dei Tre Allegri Ragazzi Morti siano estranee a qualsivoglia processo di invecchiamento. Non ci appaiono distanti solo perché abbiamo superato il limite massimo (o almeno così si dice) dell’età adolescenziale, giovanile. Riescono a rappresentarci ancora efficacemente, come se parlassero a una, anzi, a diverse generazioni di ascoltatori, da coloro che si affacciano or ora alla propria “Signorina Primavolta” (immancabile pezzo ancora in scaletta) a coloro che se la sono appena lasciata alle spalle e, infine, a coloro che l’hanno ampiamente superata da tempo.

Dalla bambina appoggiata alle spalle dei genitori in prima fila all’uomo ultracinquantenne al ventesimo concerto dei TARM non c’era soluzione di continuità, ma una semplice condivisione a tappeto di un orizzonte di valori molto nitido, espressosi apertamente al momento dell’esecuzione di “In questa grande città (La prima cumbia)” - impossibile da non fare vista l’ospitalità milanese - che si è rapidamente trasformata nell’esecuzione di “Bella ciao”, a cui il pubblico ha reagito con prontezza e partecipazione.

Quelle dei Sick Tamburo e dei Tre Allegri Ragazzi Morti non sono “solo canzonette” (parafrasando Edoardo Bennato), ma vere e proprie affermazioni di pensiero e di spirito molto precisi. Anche alla fine di entrambi i concerti, i gruppi hanno dimostrato per l’ennesima volta qualcosa di fortemente affine tra di loro: hanno dichiarato che noi, il pubblico, siamo il solo motivo per il quale calcano ancora i palcoscenici. E allora viene spontaneo pensare alla canzone dei Sick Tamburo “Menomale che ci sei tu”, che al concerto è stata accompagnata da un coro particolarmente sentito: menomale che ci siete voi, ambasciatori di musica di qualità e di parole che colpiscono direttamente al cuore; menomale che ci siamo noi, che manteniamo viva la vostra voglia di regalarci concerti paragonabili a quello che si è appena svolto.

 

Per concludere degnamente un live report come questo ci sono, infine, due modalità principali, le medesime dimostrate dai Tre Allegri Ragazzi Morti nella serata di concerto: quella meno “ortodossa” consiste (come sanno coloro che hanno partecipato ad almeno un loro evento) nel dirsi apertamente “vaffan***o”; quella più tenera (ma non necessariamente più di cuore), invece, è il classico “bacini & rock’n’roll”, che Davide Toffolo pronuncia con dolcezza a conclusione di ogni concerto. Perché mandarsi serenamente “a quel paese” dovrebbe essere una manifestazione di devozione al gruppo e di apprezzamento della sua musica? Perché, come ricordava lo stesso Toffolo, è solo sentendosi dire una parola del genere che si mantengono i piedi per terra. Così dicendo, non ha fatto altro che rafforzare la sensazione, capillare durante tutta la serata, di essere a contatto con qualcuno quasi di famiglia, di così vicino, insomma, da potersi permettere di suggerirgli una destinazione un po’ volgare, senza per questo intaccare il rapporto instaurato e, anzi, rinnovandolo ancora una volta (nella sede dei bis a fine concerto, che, per l’appunto, si verificano solo dopo un forte richiamo sul palco, come quello di un’imprecazione a gran voce).

Forse, prima di avere l’apertura e la confidenza necessarie per pronunciare un “vaffa” senza conseguenze legali, è il caso di limitarsi alla condivisione di un inno, di un “mantra” che i più datati “ragazzi morti” hanno consolidato ad alta voce alla fine del concerto, che il più delle volte prevede l’esecuzione di una canzone in Mi, che però è in “La” o, più precisamente, in “La…tatuata bella” (come Toffolo ci tiene a ricordare praticamente tutte le volte): “E non avrò paura, e non avrò paura/Padrona mia è la luna ed altro io non ho”. La Luna, infatti, sebbene fosse nascosta o, più propriamente, in linea con una delle canzoni della scaletta (“La faccia della Luna”), “bruna” (ricordo che “non è che non ci sia, ma è come fosse andata via”), ha supervisionato dall’alto tutto il concerto, conclusosi con il braccio alzato di una nutrita comunità di “anime perse” (ebbene sì, anche “Alle anime perse” compariva in scaletta) verso di lei e con lo sguardo dritto sui loro compagni d’adolescenza, con i quali ne hanno affrontato la guerra con cui, si sa, essa coincide (come suggerisce “Ogni adolescenza”).

 

 

Le fotografie della serata, a cura di Emanuele Esposito

Tre Allegri Ragazzi Morti

 

Sick Tamburo