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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
13/04/2026
Live Report
Bitchin Bajas + Bono Burattini + A Nice Noise, 12/04/2026, Spazio Teatro 89, Milano
Una serata primaverile dedicata alla musica alternativa: sul palco tre band con uno stile musicale ben definito, a dimostrare ancora una volta che è possibile fare musica differente e non mainstream, occorre solo provare (per credere).

Come premessa di questo live report faccio mio, non solo per ragioni anagrafiche, ma condividendolo in toto, quanto espresso da Federico Guglielmi sulla rubrica “Fratelli d’Italia” del numero di Febbraio di Blow Up, in merito alla situazione musicale della musica alternativa italiana contemporanea (tranquillamente estendibile ovunque), che vede innumerevoli artisti di rilievo e pregio condannati: “a vegetare in underground fatto di LP e CD tirati in poche centinaia di copie e di concerti davanti a decine di spettatori, ma va così da sempre e io non posso che ammirare la tigna con il quale in tantissimi si sbattono a concepire, registrare e pubblicare dischi a percorrere chilometri e chilometri” per suonare la loro musica.

Solo nell’ultimo mese sono andato a sentire She’s Analog e Dalila Kayros ad Opos Milano (che cura una serie di concerti di assoluto livello), i Korine al CIQ, e ieri gli artisti presenti nel live report che state leggendo. Ebbene, in tutti questi casi (ma potrei dirlo per tutti i concerti che frequento) al banchetto del merch – unica possibilità per rimpolpare i magri introiti del magro cachet – troviamo sempre i medesimi musicisti o, al massimo i loro partner o parenti.

Come diceva Pirandello, così è se vi pare; in ogni caso, eccoci qui a raccontare l’ennesima bella serata musicale dedicata ai non molti spettatori presenti (forse perché era domenica, oltre alla circostanza oggettiva che, per fortuna, l’offerta musicale di Milano è sempre molto nutrita e quindi, stante il budget di molti dei frequentatori dell’underground, alcuni “tagli” sono di fatto necessari).

 

Partiamo dalla prima band, gli A Nice Noise, che risultano essere l’incontro tra il trio romano avant-jazz She’s Analog e la cantautrice Adele Altro (Any Other).

Sono stato felice di tale casualità in quanto, da un lato non avevo mai sentito dal vivo Any Other, dall’altro avevo da poco visto all’opera gli She’s Analog (“vincitori” nella categoria Waves/Avant del 2025 di Blow Up con il loro No Longer, No Yet) ad Opos e quindi si è creata l’occasione di poterne scrivere.

Prima del concerto sono riuscito a scambiare due parole con Luca Sguera (piano, tastiere e altro) che mi ha promesso che il set sarebbe stato molto diverso da quello presentato qualche giorno prima, essendo A Nice Noise una collaborazione vera e propria con una sua specificità musicale, differente da quella rispettivamente proposta dal trio romano e da Any Other singolarmente.

Devo riconoscere che quanto affermato corrisponde al vero: soprattutto la presenza di Adele alla voce proietta la musica del gruppo in una dimensione più vicina alla forma canzone, sempre in un’ottica non propriamente tradizionale, ma il risultato è ottimo.

Il set ha visto proporre otto pezzi che confluiranno nell’album che i musicisti stanno registrando e dovrebbe uscire dopo l’estate. Per tale motivo posso indicare solo uno dei titoli presentati, "Down the line": i curiosi potranno ascoltarlo su You Tube.

 

Successivamente salgono sul palco Francesca Bono e Vittoria Burattini, di loro e del precedente album Suono in un tempo trasfigurato potete leggere qui (album) e qui (intervista); e anche in questo caso il presente live report mi permette di parlare del loro nuovo album Ora sono un lago appena uscito per Maple Death Records, alla pari del precedente.

Il duo bolognese ha suonato per la prima volta quasi tutti i brani presenti nell’ultima fatica discografica, ad eccezione di "Tra le labbra", sostituito con "Trick or Chess" della precedente opera (come sottolineato dalle stesse Francesca e Vittoria, con le quali è sempre un piacere scambiare due parole sia prima che dopo il concerto).

Ho avuto modo di ascoltare l'interessante nuovo disco nella logica di una musica che rimane sperimentale ma, allo stesso tempo, accessibile: "Nuda vela" (con gioco delle parti vocali su un fondo quasi dark), "Come un riflesso" (scandito dal drumming di Vittoria) le volute eteree di "Fragili Danze" o la dimensione onirica di "Oltre le Palpebre" sono tutti brani che penso potrebbero (e dovrebbero) trovare una buona accoglienza da parte di un uditorio più ampio, ricettivo di questo tipo di sonorità.

Per chi fosse interessato segnalo che suoneranno alla prossima edizione del Festival Jazz is Dead di Torino nella giornata del 29 maggio in un super tabellone che vede, tra gli altri: Alessandro Cortini, Big|Brave, Emidio Clementi, Lucrecia Dalt, Marta Salogni & Stefano Pilia e i Matmos.

 

Vediamo ora alla principale band della serata. Per chi non li conoscesse, i Bitchin Bajas sono un trio americano di Chicago che nasce nel 2010 come side project di Cooper Crain, poi affiancato da Dan Quinlivan e Rob Frye. Vantano oramai una discografia abbastanza nutrita, che ha visto la pubblicazione sul finire dello scorso anno dell’album Inland See.

L’album è stato eseguito per intero (ma non nella sequenza presente sul vinile), cui si sono aggiunti altri due brani, di cui uno tratto dall’EP Live!Graut?. A tale riguardo, segnalo che questo EP (che viene venduto solo ai concerti della band) risulta essere la prima produzione diretta del gruppo, che ha inciso un tape riversato direttamente su disco.

La musica proposta dal trio è esclusivamente strumentale: una corrente ipnotica che si fonda sulla serialità e la ripetizione, nascendo da un accordo su cui via via si aggiungono stratificazioni musicali; l’obiettivo è quello di creare uno sfondo, un paesaggio sonoro dove addentrarsi, cullarsi e intorno cui muoversi (metaforicamente), fino al decrescendo finale. Un sound a cavallo tra Ambient, Drone, Minimalismo e Psichedelia memore anche di un certo Kraut Rock.

Dal vivo utilizzano una combinazione di sintetizzatori vintage e strumenti acustici come flauto traverso e sax, che permettono di creare una dimensione più “organica” rispetto al solo aspetto elettronico.

Menzione d’onore per il brano conclusivo (posto invece quale prima traccia dell’album), "Skylarking", emblematico del metodo di creazione musicale della band: su un bordone iniziale, tramite un processo additivo minimale, si aggiunge via via ulteriore strumentazione sino all’ingresso del sax che, con uno stile tipico del jazz, disegna volute ornamentali su un tappetto sonoro sempre soffuso e cangiante.

Anche in questo caso - elemento comune della serata - sono riuscito a fare due chiacchere con il disponibilissimo Rob Frye, che si è detto molto entusiasta del tour in Italia, che li ha già visti protagonisti ad Avellino (con una capienza di pubblico ritenuta significativa dallo stesso Rob), Roma (in una chiesa metodista) e nella splendida location della Sala Vanni a Firenze (penso sia veramente difficile per un musicista americano suonare in un antico refettorio monastico con alle pareti l’affresco “Cena di Cristo in casa del Fariseo” dipinto alla metà del 1600 da Giovan Battista Vanni).

Una serata di musiche diverse tra loro ma egualmente affascinanti, con la speranza che in un prossimo futuro, serate così non siano solo per i soliti noti.