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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
17/01/2026
Live Report
Kerala Dust, 16/01/2026, Circolo Magnolia, Milano
I Kerala Dust restano una realtà da scoprire per chi non ha fatto ancora la loro conoscenza e lo testimonia il bel concerto al Magnolia, riempito da un pubblico particolarmente entusiasta. Qui il racconto della serata.

È la prima volta dei Kerala Dust in Italia, per lo meno in veste da headliner (in passato avevano preso parte ad Apolide, mi pare fosse il 2023) e a quanto pare il pubblico ha mostrato di attendere questo momento: il Magnolia è andato sold out già in prevendita e, nonostante l'ormai altissimo numero di stranieri ai concerti milanesi, si tratta comunque di un traguardo inaspettato, per una band che sinceramente non pensavo godesse di così tanto seguito dalle nostre parti.

Edmund Kennedy, Harvey Grant e Lawrence Howard hanno pubblicato An Echo of Love lo scorso agosto: ad un primo ascolto si tratta di un disco piuttosto simile al predecessore, l'ottimo Violet Drive di cui a suo tempo avevo raccontato qui; la verità è che il tutto risulta un po' più sfumato, le influenze Disco che si stemperano a più riprese in quelle suggestioni desertiche e vagamente “waitsiane” (sentire “Beyond the Pale” per credere) che costituivano già un loro marchio di fabbrica ma che a questo giro sono state ulteriormente implementate.

 

Peccato essermi perso gli Statobrado in apertura, considerato che lo stesso Kennedy dal palco ne ha detto un gran bene e ha raccomandato i ritardatari di andarseli a recuperare; da questo punto di vista non è stata un granché vincente la soluzione di dedicare una buona quarantina di minuti ad un cambio palco a luci spente e musica elettronica a palla: va bene la necessità di entrare nel mood, ma si sarebbe potuto anche iniziare un po' più tardi, a questo punto.

 

Dal vivo i Kerala Dust sono in quattro, con l'aggiunta di un batterista che si rivela come al solito importante nell'economia di un progetto come il loro, particolarmente improntato sui beat e sul ritmo.

L'apertura è quella notturna e vagamente ipnotica di “Echoes of Grace”, con Edmund Kennedy al basso ed un focus maggiore sugli elementi analogici, tra cui la chitarra, suonata da un sempre efficace Lawrence Howard. La successiva “The Orb, TX” introduce una dose di Synth in più mentre i suoni si fanno particolarmente secchi e potenti; in generale, tuttavia, appare chiaro che in sede live i londinesi privilegiano un approccio da Dancefloor, con la componente Dance pompata a mille e la sala del Magnolia che si trasforma quasi in un club di  Berlino (città nella quale, assieme a Zurigo, i nostri sono oggi stanziati).

Il risultato è che la forma canzone viene spesso arricchita da estese parti strumentali in cassa dritta, assolutamente piacevoli (emblematico quello che succede durante “Closer” e “I Remember You a Dancer”) ma che hanno come naturale conseguenza quella di mettere in secondo piano tutta quella dimensione Blues e Americana che sin dagli esordi ha rappresentato l'elemento più interessante dell'identità dei nostri.

Presenti anche due pezzi inediti “Oil Drum” e “White Noise” (quest'ultimo ha chiuso il concerto) densi di elementi elettronici e che, per quanto piacevoli, nulla aggiungono a quanto già pubblicato finora. A ben guardare, forse il problema è proprio questo: i Kerala Dust hanno una proposta interessante e per certi versi atipica, dato che è la sintesi di elementi spesso visti come antitetici; tuttavia appaiono spesso ripetitivi, lo schema è più o meno sempre quello e finisce che i brani si assomiglino più o meno tutti. Non è, almeno per il momento, un qualcosa che penalizza troppo, ma è vero che sulla lunga distanza, con l'aumentare dei dischi in studio, potrebbe essere un problema.

 

Per il momento comunque ce li godiamo e la stessa cosa fa il pubblico, entusiasta ed esagitato, soprattutto nella pausa tra il main set e i bis, durante la quale ha richiamato indietro i quattro con grande insistenza.

Applauditi e partecipati soprattutto episodi dell'ultimo album come “Love in the Underground”, “Still There” e “The Bay”, mentre nei bis ha colpito il Western strascicato ed onirico di “Phoebe”, un momento in cui si è tirato il fiato ed il gruppo è tornato per un attimo alla sua dimensione più intima.

Tripudio, infine, quando Edmund ha detto che, essendo venerdì, non era affatto scontato che i presenti avrebbero scelto di passare la serata con loro, e ha ringraziato per questo. Ha poi svelato che quello era il giorno del suo compleanno, e gli applausi a quel punto sono stati ancora più esagerati.

Un bel concerto, per un gruppo che vedevo dal vivo per la prima volta e che mi è sembrato abbia reso molto in questa dimensione, anche se, gusti personali, li preferisco di più nella loro dimensione più cantautorale e downtempo, o quando mettono in campo reminiscenze Kraut.

I Kerala Dust restano comunque una realtà da scoprire, in un panorama musicale sempre più affollato, dove non è mai stato così facile perdersi per strada la roba buona.