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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
24/07/2026
Live Report
Lorde + Joan Thiele, 23/07/2026, Unaltrofestival, Parco Della Musica, Milano
Lorde, una delle più grandi Pop Star contemporanee, con in apertura Joan Thiele, forse la miglior Pop Star italiana. Questa la serata che è andata in scena al Parco della Musica di Milano e questo il racconto di com'è andata.

Tredici anni dopo aver sconvolto il mondo del Pop con Pure Heroine, Lorde non è più semplicemente una giovane promessa. Ella Marjia Yelich-O'Connor compirà 30 anni il prossimo novembre, un'età in cui la giovinezza è scomparsa da tempo e, per forza di cose, si stilano bilanci, a maggior ragione dopo aver venduto milioni di copie ed essere stata lodata e supportata pubblicamente da colleghi leggermente già affermati come Bruce Springsteen e David Bowie.

Solar Power non ha rappresentato esattamente un successo commerciale (nonostante sia stato disco d'argento in Gran Bretagna e d'oro in Nuova Zelanda), soprattutto perché i modelli di confronto erano piuttosto irraggiungibili. Sarà stato per questo che ha preso la drastica decisione di cambiare completamente la squadra di scrittura e produzione, lasciando a casa Jack Antonoff (con lei sin dagli inizi) e avvalendosi dei servigi di un trio composto da Jim E-Stack (con cui ha scritto i nuovi brani), Buddy Ross e Dan Nigro (quest'ultimo ha dato una bella sterzata alla carriera di Olivia Rodrigo)?

È una teoria plausibile, anche se ad un certo punto è anche fisiologico che si tentino nuove strade. Virgin, in qualunque modo lo si voglia guardare, ha comunque il sapore di un ritorno alle origini: l’electro Pop dall'immediata carica melodica di queste nuove canzoni suona come una marcata volontà di allontanamento dalle sonorità soffuse e dal sapore vagamente Seventies del lavoro precedente, per andare piuttosto ad abbracciare la brillantezza e l’anthem da classifica che avevano reso Pure Heroine e Melodrama degli autentici capolavori.

Il passato, si sa, non può essere riportato indietro, una verità che dovrebbe valere a maggior ragione per un'epoca come la nostra, così fastidiosamente intrisa di nostalgia. Detto questo, Virgin è un gran bel disco, ha una scrittura fresca e vivace, e contiene un numero sufficiente di pezzi ispirati, tanto da farci dire che l’autrice, per quanto non sia più la next big thing di dieci anni fa, rimane comunque una delle più grandi Pop Star contemporanee.

 

È il Parco della Musica che la accoglie in questa leg estiva del tour, dopo la data bolognese dello scorso autunno che, per ragioni di forza maggiore, non sono riuscito a seguire. Una location, quella di Novegro, che ospita anche alcuni degli appuntamenti di Unaltrofestival, l'ormai affermata rassegna concertistica milanese che negli anni ci ha portato nomi di grandissimo livello, alcuni dei quali per la prima volta in Italia. Questa sera siamo ancora sul palco più piccolo e i miei precedenti commenti sulla validità della location rimangono identici: grande ma non dispersiva, ottima acustica e buona visibilità da ogni posizione, tanto che il biglietto per il pit qui rimane un extra piuttosto superfluo.

L'affluenza è ottima, ci sono tantissimi giovani, a dimostrazione che si tratta di un'artista che non vive solo dei fan della prima ora, e l'atmosfera è decisamente frizzante già dall'inizio. Nello scegliere l'apertura, l'organizzazione non poteva fare scelta migliore: Joan Thiele è infatti una delle migliori rappresentanti del nostro Pop. Ha dovuto attraversare una lunghissima fase di gavetta, ma più o meno a partire dal featuring su OBE di Mace, e proseguendo con il buon feedback della sua partecipazione a Sanremo nel 2025, ha cominciato a raccogliere quanto di buono ha seminato negli anni. Joanita, attualmente ancora il suo ultimo lavoro in studio, ha rappresentato un upgrade notevole rispetto alle cose precedenti, e personalmente ho un ottimo ricordo dell'ultima volta che l'avevo vista dal vivo, nella scorsa edizione del Mi Ami, dove aveva portato avanti un set davvero solido e coinvolgente.

Questa sera non gioca in casa e la sfida è molto più difficile: si esibisce quando ancora è chiaro, i suoni non sono proprio ottimali e sembrerebbe che, perlomeno dove mi trovo io, la partecipazione del pubblico non sia altissima. Nonostante tutto, siamo di fronte ad un'artista che sa perfettamente come si tiene un palco, c'è una band eccezionale a supportarla e le canzoni in repertorio sono in tutto e per tutto competitive. Con questi elementi, la prestazione sfoderata non può che essere superlativa, un concentrato di Neo Soul, Urban, Electro Pop e Black Music, con ritmi alti ma anche diversi momenti in cui si prediligono down tempo e sonorità più ricercate.

"La forma liquida" apre in sordina, anticipando un set che ruoterà soprattutto attorno all'ultimo album, anche se la più datata "Puta" si dimostra sempre di grande impatto in sede live. Coinvolgenti "Bacio sulla fronte”, “Acqua Blu” e "Senza fiato",  veramente emozionante la cover di Piero Umiliani "Tramonto", resa davvero con grande personalità. Non può mancare la sanremese "Eco", mentre si chiude alla grande con "Cruz", tra beat da dancefloor e qualche virtuosismo strumentale (il lavoro della band, da questo punto di vista, è stato davvero notevole). In un paese dove gli artisti di nuova generazione sembrano vedere il discorso live piuttosto come un firma copie allargato, Joan Thiele è invece una che suona sul serio, offrendo al pubblico una prospettiva sulla propria musica molto diversa dalle versioni in studio. In questo momento la miglior Pop Star italiana; probabilmente anche con distacco.

 

Il momento di Lorde arriva alle 21.30 spaccate: si presenta da sola, si mette dietro la postazione dei Synth che sarà poi occupata dai suoi musicisti, e canta un paio di strofe di quella che a tutti gli effetti sembra una canzone nuova. Basi pesanti e linee vocali nervose, sembra una delle cose più prodotte che abbia mai fatto e così a caldo sembra piacere al pubblico, anche se per i presenti il concerto comincia davvero solo con una breve versione di “Royals”, il brano che l'ha lanciata definitivamente nello showbiz, e che viene cantato in un’esplosione di voci rumorosissima.

Abbandonata la grandeur da musical del precedente tour, l'allestimento è ora freddo e minimale: c’è una fontanella d'acqua sul lato sinistro, degli schermi mobili che vengono usati per mutare configurazione all'ambiente e sui quali Lorde ogni tanto si esibisce. Tre soli musicisti, che si muovono soprattutto su Synth ed Elettronica, anche se pad e chitarra sono spesso presenti, e due ballerini, che si esibiscono in coreografie irregolari e decostruite, anche difficilmente visibili, complice un set luci che sembrava voler nascondere, piuttosto che mostrare. Qua e là si vedevano dei tizi muniti di telecamera che si aggiravano sul palco a filmare (alcune di queste inquadrature venivano saltuariamente mandate sullo schermo principale posto sullo sfondo) e l'impressione generale era quella di una confusione un po' nonsense che comunque, una volta entrati nel vivo del concerto, è apparso piacevole e funzionale al concept proposto.

Evidente la scelta di tornare a un mood più Dance, in continuità con gli spettacoli dei primi due dischi, che erano belli ma dove sembrava sempre mancasse un po' qualcosa.

Ella Marjia si muove sempre benissimo, canta e balla con energia e ha il carisma che si addice al suo status di Pop Star (anche se il confronto con gente come Rosalia e Dua Lipa non si pone neppure), lo show è dinamico e anche se non si capisce bene cosa sia dal vivo e cosa no (sicuramente c'erano troppe voci in base, va bene che il genere è quello e che sono soluzioni obbligate ma mi sembra si sia esagerato) il livello delle canzoni e la performance offerta garantisce coinvolgimento e tiene sempre molto alta la tensione.

 

E poi comunque diciamolo: il pubblico era giovane, apparentemente votato al Pop da classifica, erano tutti lì per ammirare la loro beniamina, cosa credete che importasse loro chi altri c'era sul palco e chi suonasse cosa (oltre che la postazione musicale, relegata sul lato destro, è rimasta quasi sempre al buio). E poi tutti questi telefoni, costantemente alzati come se in caso contrario non si potesse davvero avere la certezza di esserci davvero. A conti fatti, nonostante la segua dagli inizi (ho addirittura visto il tour di Pure Heroine a Melbourne, nell'estate del 2014) probabilmente adesso sono io ad essere fuori posto.

La scaletta è costruita sui brani più up tempo e ballabili, ci sono pochissimi momenti di pausa o riflessione (tra questi, il più intenso è senza dubbio quello dell'esecuzione di “Liability” piano elettrico e voce) e i brani del nuovo disco si alternano in maniera piuttosto naturale con quelli dei primi due. Da Solar Power, se si eccettua una cullante “Oceanic Feeling”, presentata verso la fine come “una canzone che parla del posto in cui si è cresciuti, per me è Auckland, in Nuova Zelanda”, non c’è nulla, e anche questo è significativo, direi che ci riporta dritti alle considerazioni che facevamo all’inizio.

I pezzi di Virgin dal vivo funzionano molto bene (belli soprattutto “Favourite Daughter”, “Shapeshifter” e “Current Affairs”) e il pubblico sembra amarli tantissimo, ma occorre purtroppo constatare che quando parte qualcosa di vecchio non c'è proprio partita: “Perfect Places”, “Buzzcut Season”, “The Louvre”, “Supercut”, “Team”, sono capolavori pazzeschi che molto probabilmente non verranno mai più eguagliati, ancora oggi sono il piatto forte di un concerto che, volente o nolente, si regge soprattutto su di loro.

Lorde parla meno dell'ultima volta che l'ho vista, ma si dimostra sempre molto empatica e sinceramente coinvolta, è ancora la ragazza timida che non si capacita del successo che ha avuto e che non chiede altro di poter stabilire una connessione emotiva col proprio pubblico. I presenti lo sanno ed è significativo notare che, man mano che si va avanti, è un climax che raggiunge il suo apice nel finale, prima con i beat scatenati di “Girl, so Confusing” (il brano di Charli XCX al cui rework ha partecipato), con l'apoteosi di “Green Light”, col ritornello che fa saltare veramente tutti, poi col cambio totale di atmosfera nella più intimista “David” (una canzone che ho scritto per superare un momento di difficoltà “) con le prime file che srotolano un grande striscione con la scritta “I Don’t Belong to Anyone”. Per ultima arriva “Ribs” e si scatenano nuovamente le danze, con Lorde che si immerge per un bagno di folla nelle prime file.

Uscendo ho visto tanta gente in lacrime e penso che sia giusto così, è stato un bel concerto e parliamo di un'artista che è ancora tra le migliori nel suo campo. L'unica cosa che mi ha deluso un po', al di là della scoperta che questo tipo di show Pop non fa più per me, è vedere che dopo più di dieci anni non abbia fatto, dal vivo, quel salto che da una della sua caratura ci si sarebbe aspettato. Lo spettacolo dello scorso tour era veramente di un altro livello e pareva lasciare presagire un'evoluzione. Al momento non è stato così, vedremo cosa accadrà prossimamente.