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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
21/10/2026
Live Report
Pollio, 20/10/2026, Teatro Filodrammatici, Milano
Con il live al Teatro Filodrammatici di Milano per Pollio si chiude idealmente un anno ricco di eventi e di soddisfazioni. Un tutto esaurito che ha portato in scena i successi solisti e con gli Io?Drama in un'elegante formula acustica cameristica con pianoforte, chitarra e, per alcuni brani, un violoncello.

Il 2026 è stato l'anno del ritorno di Fabrizio Pollio all'attività discografica dopo dieci anni di silenzio. Humus, il suo debutto da solista dopo il congelamento degli Io?Drama (lo chiamo così perché lui non ha mai detto che il gruppo si sia sciolto), è del 2016. 

Nella nostra recensione e nell'intervista che gli abbiamo fatto avevamo già raccontato i motivi e le ragioni di questo lungo silenzio, per cui è inutile ripetere. La cosa importante è che a gennaio Pollio è tornato con Dopo la bomba, un album che, a ben vedere, è un EP: dura poco più di una ventina di minuti e contiene sette brani, uno dei quali, “È solo una fase”, lo avevamo già ascoltato in varie forme dal vivo. 

È comunque un ritorno convincente, come abbiamo già avuto modo di scrivere, che segna ancora una volta l'alto livello di scrittura di Fabrizio, con una grande ispirazione sia musicale sia nei testi.

 

Non c'è stata un'attività live frenetica quest'anno, come del resto lui stesso aveva anticipato. Al concerto di presentazione all'Arci Bellezza il 30 gennaio (anche di questo avevamo parlato qui) sono seguite altre date in full band, come quest'estate al Parco Tittoni o, recentemente, a Vedano Olona, e alcune date acustiche, come quelle in Sicilia sempre di quest'estate. 

L'impressione è che l'attività live debba ancora essere un po' rodata e che in futuro possano arrivare più date in full band da solista. In ogni caso è stato un anno buono: c'è stato un disco, ci sono stati dei live, c'è stata una ripresa della musica inedita e della scrittura, perché Pollio non aveva mai sospeso l'attività musicale, ma si era dedicato ad altri progetti, più che a canzoni sue. 

E questa sera, per i Notturni, ci concediamo qualcosa alla nostalgia, parola abusata, che di per sé non vorrei mai scrivere e che uso solo per capire di cosa stiamo parlando. Il concerto al Teatro Filodrammatici di Milano celebra infatti i vent'anni di attività musicale di Fabrizio, che con gli Iodrama esordì più o meno nel 2006: il disco d'esordio, se non vado errato, è del 2007, ma la band si era ovviamente formata prima. Sono dunque circa vent'anni di attività discografica, contando dischi ed EP del periodo con gli Io?Drama, durato poco meno di dieci anni, e poi la fase solista. 

 

Nostalgia, dicevamo: si celebra una carriera ricca di soddisfazioni, che avrebbe potuto essere ancora più ricca e raccogliere di più nel corso del tempo, ma che comunque è stata buona, con un pubblico fedele e affezionato che l'ha sempre seguito ovunque, soprattutto qui nella zona di Milano. E, soprattutto, una carriera che non è finita e che ha ancora molte cose da dire, basta solo saper attendere. 

La celebrazione al Filodrammatici porta con sé una formula inedita, che Fabrizio ha sperimentato poco o quasi nulla: una formula acustica sì, ma più cameristica e più studiata, con pianoforte, chitarra e, per alcuni brani, un violoncello. Una veste un po' più elegante rispetto ai soliti unplugged a cui ci aveva abituato, soprattutto nel periodo del Covid e poi anche negli anni successivi, con Giuseppe Magnelli alla chitarra. È una veste più strutturata, e l'idea del teatro è quella di creare un ambiente non solo intimo e raccolto, ma anche in qualche modo solenne, per rivisitare una parte del repertorio di Pollio in chiave acustica e più intima (c'era stato un precedente, nel novembre del 2010 all’auditorium di Milano in apertura a Massimo Priviero, un set con canzoni totalmente riarrangiate che spero prima o poi verrà ripescato dagli archivi e pubblicato). 

 

Il pubblico ha risposto bene. Il Filodrammatici si trova in pieno centro a Milano, a pochi passi dal Teatro alla Scala, che questa sera è in sciopero: l'eco delle manifestazioni di questi giorni, con lo sciopero dei lavoratori che ha fatto saltare la prima del Faust di Gounod, è stata evocata da Fabrizio durante il concerto. Ha detto che anche la sua data, per ipotetici problemi di disordine, avrebbe potuto saltare, e ha colto l'occasione per dedicare qualche parola a queste proteste, nella consapevolezza che sia sbagliato ridurle a un mero atto di violenza e limitarsi a guardare solo le violenze che ci sono state.

Comunque il teatro, non grosso, circa 200 posti, era tutto esaurito: un pubblico di affezionati, tante facce amiche. Lui stesso ad un certo punto ha ricordato che molte di quelle persone hanno partecipato ad alcuni video degli Io?Drama, e tra questi, informazione non richiesta, ci sono anch'io: mi trovavo infatti a Palazzo Granaio, il mitico locale di Settimo Milanese oggi purtroppo scomparso, quando girarono il video live di “Auto Aut Aut”, e mi si vede chiaramente. 

Un pubblico di amici e di fan della prima ora, dunque, del resto siamo a Milano, la sua città, quella in cui gli il gruppo ha iniziato, era lecito aspettarselo.

 

Sul palco con lui ci sono Jacopo Sam Federici al pianoforte, collaboratore di lunga data, (ha suonato anche dal vivo e su Dopo la bomba), il compagno di mille avventure Giuseppe Magnelli alla chitarra e Sissi Cosmo, che eseguirà qualche brano al violoncello nel corso della serata.

Si parte con “Le vite degli altri”, il brano che ha di fatto inaugurato il cammino solista di Fabrizio, che viene reso in una scarna versione per pianoforte e voce. Colpisce che a questo giro il cantante non tocchi mai la chitarra (lo farà solo in un paio di occasioni) lasciando ai suoi compagni di avventura l'onere di vestire adeguatamente le canzoni. 

Gli arrangiamenti, da questo punto di vista, sono piuttosto basilari: il piano e la chitarra, a volte presenti insieme, mentre a volte agiscono singolarmente, si limitano a disegnare un accompagnamento discreto, senza snaturare l'idea di fondo dei singoli brani. Le linee vocali vengono lasciate identiche, si cambiano solo alcuni dettagli, nei punti in cui nella versione originale il volume degli strumenti saliva parecchio e lui cantava a voce piena. Al di là di questo, l’interpretazione rimane molto simile, una scelta che funziona bene su alcuni episodi e meno su altri, anche se nel complesso la prova di Fabrizio è stata decisamente ottima. 

Anche sulle scelte in sede di arrangiamento ci sarebbe da dire: se da una parte è vero che il lavoro di sottrazione ha avuto il merito di far emergere le splendide melodie che ammantano questi brani (confermando di conseguenza per l'ennesima volta che razza di autore sia Fabrizio Pollio) è altrettanto vero che quegli episodi che in origine erano più abrasivi ed elettrici, avrebbero dovuto essere radicalmente stravolti, per poter trovare una nuova dimensione. La sensazione generale, dunque, è che il potenziale dei musicisti coinvolti si sia espresso in pieno nelle ballate, un po' meno nelle cose più rock, che a tratti sono apparse solo depotenziate. 

 

Le prime battute vedono Pollio accompagnato dal pianoforte di Federici, per una versione molto intensa di “Igloo”, prima che con “Saverio” ci si introduca per la prima volta nel repertorio degli Io?Drama. 

Qui sta la principale novità di questo concerto, l'elemento che a suo modo lo rende unico: trattandosi di una sorta di celebrazione, è anche il momento di fare il punto, di ricordarsi chi si è ma anche da dove si è partiti. Per questo motivo, cantare i pezzi degli Io?Drama non appare né anacronistico né un semplice regalo ai fan; si tratta semplicemente di un pezzo della propria storia, che per una sera può essere rievocato senza rimpianti o fastidi di sorta.

Nella corposa scaletta di Notturni i brani della band sono ben 11, presi da tutto il repertorio, con una fisiologica preferenza per Da consumarsi entro la fine, l'album del 2010 che ha rappresentato il più grande successo dell’act milanese. Ecco così arrivare un classico come “Musabella”, da sempre tra le più amate, la languida ballata “Quello che lasci” (col violoncello di Sissi Cosmo a donarle un tocco di fascino in più), col pubblico che scandisce all'unisono il coro, “Auto aut aut”, uno dei pezzi più politici del loro repertorio, il cui testo è ancora oggi molto attuale ma che dal punto di vista musicale è una di quelle che ha reso meno in questa inedita versione piano e voce (o forse sono solo i ricordi delle esecuzioni incendiarie dei live di quel tour, a farle perdere il confronto); notevole il ripescaggio di una perla come “Dafne in tangenziale”, che non sentivo da secoli e che non solo viene cantata splendidamente, ma gode anche di una resa acustica notevolissima, configurandosi come uno degli episodi più belli del concerto. Non manca, ovviamente, “Nel naufragio”, eseguita dal solo Fabrizio alla chitarra quando si andava ormai verso la fine, e che come sempre sa emozionare e commuovere. 

Dagli altri dischi arrivano una ironica (ma neanche troppo) “L'amore ai tempi del precario”, il movimentato quadro di vita quotidiana giovanile di “Vergani Marelli 1”, l'apocalittica “Babele” e poi, come primo bis, l'istantanea esistenziale de “Il testamento del pagliaccio”, autentico manifesto artistico del primissimo periodo del gruppo. 

Da vecchio fan un po' nerd mi sarebbe piaciuto ascoltare anche qualche episodio meno noto (anche se è vero che alcune di queste non le si sentiva veramente da tanto) ma bisogna ammettere che c'è davvero poco da lamentarsi, con una scaletta del genere. 

 

Sul fronte del repertorio solista, le canzoni di Humus e Dopo la bomba sono arrivate praticamente tutte, ne sono state lasciate fuori giusto un paio. Tra i momenti più emozionanti c’è stato senza dubbio la doppia esecuzione di “Angelus” e “Oggi è domenica”, legate dal tema della morte del padre, e non a caso proposte una via l'altra; poi “Equatore” e “Sospesa”, entrambe impreziosite dal violoncello, oppure “Incompiuta”, che non ha perso la sua forza comunicativa nonostante la mancanza della sezione ritmica. 

Sempre vincenti i cavalli di battaglia di “Generico” e “Il figlio malpensante”, mentre tra gli episodi più recenti “La percentuale” è senza dubbio quella che conserva di più la sua forza melodica, oltre ovviamente a “Lucciole”, non a caso suonata alla fine, una carica liberatoria e un sottotesto di speranza che rappresentano la risposta migliore alle incertezze di questi tempi bui. 

Quando sembra tutto finito, ecco che i vivaci richiami di un pubblico entusiasta e mai stanco, riportano Fabrizio sul palco, per una rapida ma intensa versione de “Il sasso e lo stivale”, ultima concessione al periodo Io?Drama. 

Concerto bellissimo, unico, per modalità e intensità, ce lo ricorderemo a lungo. Per Pollio si chiude idealmente un anno ricco di eventi e di soddisfazioni, la speranza è che il 2027 porti al più presto un nuovo disco e un'ulteriore fase del percorso…