Spigolatura, forma derivata dal predicato verbale spigolare, ovvero la ricerca nel campo, dopo la mietitura, delle spighe non raccolte; in senso figurato: la ricerca minuziosa di cose rimaste in giro, qua e là, che meritano di essere raccolte e non disperse.
Una rubrica dove potrete trovare non dei dischi minori, ma dischi che per svariati motivi, ritardo nella scoperta, passa parola un pochino lungo, poco tempo a disposizione, formati di pubblicazione inusuali (7 o 10 pollici, formato negletto ma bellissimo), passione scoppiata in ritardo, e via dicendo, non hanno trovato lo spazio che avrebbero comunque meritato al momento della pubblicazione.
Una recensione minimale, tre, quattro, paragrafi in tutto, per, come dicono gli inglesi, racchiudere in una nutshell il mood della release e solleticare una curiosità nel lettore.
Durante le vacanze di Pasqua, mentre eravate a gozzovigliare tra pranzi e gite fuori porta, il vostro redattore, bloccato da uno stato influenzale, ne ha approfittato per ascoltare e selezionare una nuova rassegna di dischi da non lasciare ad impolverarsi.
The Wylde Tryfles
Something Weird – Till The End Of Time
2026 (Rogue Disques)

Di questo combo francese dedito al culto del garage punk più viscerale ne abbiamo già parlato (vedasi recensione di Outta Time, 2024, qui).
Quindi per chi, come il sottoscritto, è in fissa con Farfisa, chitarra fuzz e ammennicoli sixties vari, ecco un dischetto che, come molte delle produzioni Rogue, diventa d’obbligo cercare di recuperare.
E vi assicuro che quel tremolo discendente della track del lato A non potrà che entrarvi in testa (e farvi muovere le viscere).
The Darts
Halloween Love Songs
2026 (Adrenalin Fix Music)

Delle Darts ho scritto su Loudd più volte; per chi volesse approfondire rimando all’intervista rilasciatami da Nicole Laurenne (vedasi qui) dove, tra le altre cose, preannunciava l’uscita del nuovo album.
La vena compositiva della prolifica cantante non accenna a prosciugarsi, così tra la pubblicazione di un disco, un tour che tocca entrambe le sponde delll’Oceano, il solo project Black Viiolet, eccola firmataria di tutti i titoli del nuovo album, tranne uno condiviso con la bassista Lindsay Scarey.
Disco che, essendo dedicato ad Halloween, “esaspera” quell’estetica creepy da sempre latente nel gruppo: d’altronde una delle raccolte che fecero rinascere il garage agli inizi degli Ottanta, non per niente, si intitolava Back from the Grave.
Tra un dolcetto e uno scherzetto si alternano brani più speedy ed altri con maggiori nuances, eccoci quindi passare da groove fantasmatico di "Midnight Creep", al farfisa indiavolato di "Apocalypse", al quale fanno da contraltare le maggiormente “posate” "Shadow" e l’ultima "Late Drive".
DelRei
Wicked Wicked Days
2026 (Projekt Records)

Della oramai storica Projeckt Records penso sappiano oramai tutti; Sam Rosenthal, con il suo progetto più noto (Black Tape for a Blue Girl) e tramite la sua label, ha dato spazio ad una oramai vasto catalogo di musica elettronica, ambient, darkwave.
Dei DelRei avevo fatto cenno in un live report di qualche mese orsono, essendo stati gli opener dello storico gruppo padre del desert rock Yawning Man nella data al Bloom di Mezzago (vedasi live report qui).
Come scritto in quel report i Del Rei fanno una musica che amalgama sonorità di stampo desertico, con le tipiche atmosfere dilatate del genere, su cui si insinuano echi di blues spettrale.
In occasione di un tour che li vedrà impegnati sui palchi di mezza Europa a presentare una nuova edizione del loro album Desolation and Radiation (che per l’occasione, sarà rivisto ed integrato con nuovi pezzi dalla nostrana Go Down Records) Alessandro Mercanzin cantante e leader della band, cede le parti vocali a Collin Hegna (già in gruppi come Federale e Brain Jonestown Massacre) e l’operazione riesce alla perfezione.
Il timbro vocale del cantante di Portland, difatti, si sposa molto bene con le musicalità della band come potrete ascoltare nel video di seguito.
Nicola Olla
Dissolution
2026 (autoproduzione digitale)

Nicola Olla giunge al suo terzo lavoro, denominandolo Dissolution.
Il disco si muove nei terreni di una ambient virata ad uno tono semiscuro, non dark ambient nel senso stretto del termine, ma neppure quella stucchevolmente eterea di ispirazione new age.
Un suono molto cinematico, che personalmente ho apprezzato sia nei momenti quasi ritmici e con intarsi “tubolari” (vedasi ad esempio la quarta traccia "Bodies In The Shoreline") sia nelle texture evocative di ampie volte (il brano conclusivo "Diamond Dust").
Sarebbe stata una colonna sonora perfetta per alcuni momenti di Blade Runner 2049.
Bruno Duplant
Athanor
2026 (Dissipatio Label)

L’Athanor o Atanor è un termine esoterico che rappresenta il fornello (di formato ovoidale) a fuoco continuo utilizzato dagli alchimisti per trasformare la materia alchemica. In senso più strettamente ermetico, non un forno per il metallo ma per l’affinamento dello spirito umano, quale materia prima atta ad essere sublimata.
Bruno Duplant, compositore autodidatta, fotografo, artista, con una vastissima discografia alle spalle, rilascia per l’italica label Dissipatio questo doppio cd. Tre lunghi brani, i cui titoli richiamano l’opus alchemico: "sublimation", "éternité", "albedo".
Rispetto al disco che precede, si tratta di un flusso denso, compatto, talvolta di natura aspra all’ascolto, che avanza come il magma, in maniera inesorabile, sovrapponendo micro tessiture a sedimentazioni elettro-acustiche.
Per iniziati.
Georgeanne Kalweit
Tiny Space
2026 (Nos Records)

La cantautrice statunitense, oramai da tempo stanziale in Italia, Georgeanne Kalweit (con trascorsi, tra gli altri, nei Delta V e collaboratrice di artisti noti al grande pubblico quali Calibro 35 e Vinicio Capossela, su tutti) pubblica il suo quarto disco a suo nome.
La scrittura della cantautrice evidenzia in filigrana diverse influenze, in primis, come potrete ascoltare nel brano che dona il titolo al disco, i Velvet Underground e tutto il fiume di gruppi, band, combo, ispirate dai medesimi.
Talvolta la tavolozza musicale presenta un discreto uso di synth come in "Ten Pins", ma, personalmente, il timbro musicale dell’artista che maggiormente attrae è la ballad mid-tempo, ben rappresentata, ad esempio, da "Soft Shoulder", ovvero una spalla morbida alla quale appoggiarsi nei momenti di difficoltà del vivere.
Rafael Anton Irisarri
Points of Inaccessibility
2026 (Black Knoll Editions)

È da molto tempo che volevo scrivere qualcosa su Rafael Anton Irisarri, uno dei musicisti ambient più importanti del panorama attuale.
La sua musica possiede un tocco ben definito e immediatamente riconoscibile che lo differenzia immediatamente dalla sterminata produzione di musica ambient di questi ultimi anni.
Questo disco si basa sulla rielaborazione in studio di un'improvvisazione del musicista (accompagnata dalle visuals dell’artista olandese Jaco Schilp), presso lo studio di Uncloud che si trova all’interno dell’ex Pieter Baan Centre di Utrecht, un carcere psichiatrico forense dove un tempo venivano detenuti sospetti di crimini violenti
Anche in questa ultima produzione (pubblicata sulla sua label personale) la bellezza della sua musica, basata su un mirabile equilibrio tra un sottofondo “polveroso” dal quale emergono dei suoni “puri” che ammaliano nella loro ieraticità, trova un mirabile compimento.
Come si può leggere (in un estratto) delle note di presentazione: “Points of Inaccessibility riflette su ciò che può essere inteso come i nuovi rituali del realismo capitalista. Irisarri usa il termine sciamanesimo digitale per descrivere le forme di connessione simulata che organizzano la vita contemporanea. Questi sistemi promettono conforto attraverso algoritmi, influencer e interlocutori IA, ma spesso riproducono le stesse condizioni che generano solitudine. Ciò che appare come connessione diventa l’eco della connessione: una sequenza di gesti che imitano la solidarietà mentre la negano. Come i poli geografici, questi rituali sono definiti dalla distanza. Ci attirano in ambienti dove tutto è illuminato, eppure la prossimità significativa diventa sempre più rara”.
